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Ambiente e natura
27/11/2009

Alluvione, intervista al prof. Ortolani: "il 'modello Sarno' non è idoneo a risolvere i problemi"

Secondo il direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio dell'Università di di Napoli, a Sarno dopo 11 anni nessun abitato è stato messo in sicurezza.

I geologi, che poche ore fa si sono incontrati a Scaletta Zanclea per una conferenza nazionale, hanno fatto il punto della situazione sui rischi di dissesto idrogeologico nel Messinese dopo il tragico evento alluvionale del 1° ottobre.
A margine dell'appuntamento, Domenico Calcaterra, esponente del Consiglio dei geologi della Campania, ha detto, tra le altre cose, che "si possono fare dei confronti tra l’alluvione di Sarno e quella di Messina perchè in parte ci sono state condizioni simili. Anche nella città dello Stretto si possono effettuare alcuni degli interventi realizzati poi a Sarno".
Ma siamo sicuri che i provvedimenti realizzati a Sarno abbiano messo in sicurezza il territorio e i cittadini colpiti dall'alluvione del 5 maggio 1998?

Per capirlo, abbiamo contattato il prof. Franco Ortolani, Ordinario di Geologia e Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio

dell'Università di Napoli Federico II.
Ortolani, che collabora con l'Associazione MeteoWeb ONLUS e quindi ha potuto approfondire in modo molto serio e professionale le conoscenze tecniche sul territorio dello Stretto con tutte le sue peculiarità, è stato l'unico ad effettuare un'analisi tecnica dell'alluvione di Giampilieri e Scaletta Zanclea che abbiamo pubblicato integralmente su TempoStretto.it (vedi sotto tra gli articoli correlati).
L'analisi, diffusa il 10 ottobre quindi dieci giorni dopo l'alluvione, conteneva già gli "scenari di ricostruzione" e anche il 5 novembre, con un altro articolo che è correlato in basso, Ortolani lanciava un monito sempre tramite il nostro giornale: "per evitare di fare gravi errori nella ricostruzione, bisogna avere chiaro cos'è successo. E invece c'è molta confusione".
Quella stessa confusione è alimentata oggi dalle dichiarazioni di Calcaterra che auspica per Messina interventi simili a quelli di Sarno.

"Fare riferimento acriticamente al “modello Sarno” per mettere in sicurezza i comuni del messinese devastati dagli eventi franosi del 1 ottobre 2009 è quanto mai inopportuno", ci ha confidato il prof. Ortolani, che ha spiegato in modo dettagliato cos'è accaduto in Campania dopo quella terribile catastrofe in cui morirono 160 persone.
"Dopo l'alluvione di Sarno, il governo istituì un commissariato straordinario per l’emergenza idrogeologica in Campania. L’apparato tecnico del commissariato ha considerato i fenomeni franosi come problema idraulico dovuto all’acqua di scorrimento superficiale". Insomma, fischi per fiaschi. Anche a Sarno, come a Scaletta e Giampilieri, l'alluvione fu determinata da colate detritiche e fangose, vere e proprie frane di immani dimensioni. Invece l'attenzione si concentrò sui corsi d'acqua, come se il problema fosse dovuto all'esondazione o allo straripamento di torrenti e fiumare che, invece, non avevano superato gli argini. Di conseguenza, a Sarno, "gli interventi realizzati - precisa il prof. Ortolani - non sono idonei a mettere in sicurezza gli abitati dalle colate rapide di fango e detriti. A distanza di 11 anni, benchè siano state spese centinaia di milioni di euro, nessun abitato è stato dichiarato 'messo in sicurezza'".

Utilizzare lo stesso 'modello' di ricostruzione per Giampilieri e Scaletta Zanclea sarebbe ridicolo: nel territorio del Messinese Jonico servono interventi seri che possano evitare il ripetersi di fenomeni drammatici come quello del primo ottobre.
E' inutile confidare nella clemenza dei fenomeni meteorologici: sappiamo già per certo che prima o poi torneranno a verificarsi violenti nubifragi da cui potranno scatutire nuove frane e smottamenti non solo nell'area jonica del Messinese, ma su gran parte della dorsale Peloritana compreso il versante Tirrenico.

"La comprensione dei fenomeni franosi che hanno interessato gli abitati di Scaletta Zanclea e Giampilieri - aggiunge il prof. Ortolani - comporta che si metta a fuoco la “potenza” dei fenomeni e il loro modo di svilupparsi. Si tratta di colate detritiche e fangose, e non certo di piene idriche. Non c'entrano i fiumi, non ci sono stati esondazioni o straripamenti. Non bisogna intervenire sui corsi d'acqua, ma sulla messa in sicurezza del territorio dai movimenti franosi. Devono essere elaborati scenari di messa in sicurezza che consentano di avere un quadro tecnico ed economico degli eventuali interventi (che devono anche essere condivisi) e che devono essere in grado di rendere inoffensivi eventuali futuri fenomeni franosi di potenza simile a quella del primo ottobre". Sarebbe fondamentale e prioritario creare un efficiente sistema di monitoraggio meteorologico in modo tale da poter prevedere fenomeni meteo estremi in modo più preciso.

"A Sarno - conclude il prof. Ortolani - sono stati realizzati anche canali per l’intercettazione di eventuali future colate di fango a monte dell’abitato, ma sono troppo piccoli e inadeguati come è possibile osservare dalle due immagini a corredo dell'articolo" che abbiamo inserito nella photogallery.

Sarno è un paese dove, ancora oggi, la gente vive con la paura dell'alluvione. Dopo 11 anni, tante volte s'è sfiorata una nuova tragedia con l'arrivo di piogge torrenziali determinate da alcune violente perturbazioni.

La speranza è che gli interventi per la ricostruzione di Giampilieri, Scaletta e dintorni siano molto più efficaci in modo da dare ai cittadini quella serenità che hanno perso e temono di non trovare mai più.

Peppe Caridi

 
 
 
 
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