Calcio
I calciatori raccontano una verità agghiacciante: non bastavano persino le magliette
Sabato, 15. Luglio 2017 - 11:29
Categoria: calcio


“E' inutile nascondersi dietro le numerose dichiarazioni di questi personaggi che non meritano nemmeno di essere nominati, qui si parla di un gruppo di 30 ragazzi, annesse famiglie, e migliaia di tifosi che hanno lottato e salvato il Messina sul campo, all’ultima giornata". L'amarezza per la mancata iscrizione del Messina non è solo dei tifosi ma anche dei calciatori, che avranno difficoltà a recuperare anche solo qualche stipendio.

"I tifosi non hanno mai fatto mancare il loro supporto sia in trasferta che in casa - scrivono - , per questo ad essere stati presi in giro non siamo soltanto noi giocatori ma un’intera città con un glorioso passato calcistico alle spalle".

Al game over, i calciatori tirano fuori la loro verità: "Da sette mesi non viene pagato alcun stipendio, addirittura ci viene chiesto di rinunciare a diverse mensilità per andare incontro alle esigenze della società, richiesta alla quale i giocatori accettano senza battere ciglio pur di salvare l’Acr Messina, i campi di allenamento e le strutture sono inesistenti, spesso ci trovavamo a doverci spostare con le nostre auto per raggiungere altri campi, la maggior parte delle volte in strutture inadeguate per dimensioni e capienza degli spogliatoi. Il glorioso stadio “Celeste” tanto amato dai tifosi è stato completamente abbandonato e numerose partite sono state preparate proprio su quel terreno, scosceso e inadatto al gioco del calcio. Il materiale tecnico spesso non bastava per tutti, i magazzinieri dovevano fare i salti mortali per permetterci, soprattutto in inverno, di essere vestiti in modo adeguato, anch’essi senza percepire alcuna mensilità. Tutto questo sembra incredibile ma con il raggiungimento della tanto sperata e sudata salvezza, ci era stato promesso che tutti i problemi economici sarebbero stati risolti ma evidentemente non è stato così. Oggi ci troviamo con numerose famiglie con bambini che tirano avanti da mesi con risorse limitate. È troppo facile battersi il pugno sul petto sotto la curva dopo le vittorie, fare promesse al gruppo e appena se ne ha la possibilità rescindere e firmare da un’altra parte senza dire una parola a coloro che probabilmente hanno permesso tutto questo. Ora la domanda sorge spontanea, è possibile che certe persone possano continuare a fare calcio? Nonostante ci abbiano lasciati da soli, non abbiamo mai mollato un centimetro, dimostrando maturità e professionalità che è quello che manca a queste persone. Un grazie può sembrare riduttivo ma la semplicità a volte è la cosa migliore. Aggiungiamo che vogliamo incontrare Gravina che, come rappresentante della Lega, deve spiegazioni a noi e non ai vari giornali e programmi sportivi, in quanto ha fatto da garante per Proto e quindi si deve assumere le responsabilità che si è preso".

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