Femminicidi
il tour contro la violenza sulle donne
"Il problema è l'inadeguatezza culturale, l'assenza di senso di responsabilità sociale. Scuola e famiglia devono lavorare insieme. Bisogna parlarne, sempre, non solo quando accadono femmicidi o episodi di violenza". Così la fondatrice di Posto occupato
Martedì, 10. Gennaio 2017 - 0:13
Scritto da: Rosaria Brancato
Categoria: politica


C’è tutto un sommerso che non conosciamo ed è questo il vero problema da affrontare”. Appena pochi mesi fa, Maria Andaloro, fondatrice di Posto occupato, insieme alla scrittrice Serena Maiorana hanno girato la Sicilia in camper, incontrando nelle scuole e nelle piazze giovani e meno giovani, studenti, docenti, genitori. Il tour contro i femminicidi si chiama “Franca e le altre” e quella parola “altre” può essere chiunque di noi. Posso essere io o mia sorella, mia madre, la mia amica, la mia vicina. Noi possiamo essere l’altra, quella che viene violentata, vessata, ferita, aggredita, uccisa. Il tour continuerà perché sono arrivate decine e decine di richieste da parte di altre scuole. Ma dopo ogni episodio di violenza ci ritroviamo sempre a riflettere sulla stessa drammaticità, come se avanzassimo come i gamberi, un passo avanti e due indietro, due passi avanti ed uno indietro.

“Quando accadono questi fatti ascoltiamo la gente che si stupisce, come se fosse una cosa inaspettata e improvvisa- continua Maria Andaloro- Invece non è così. C’è quel sommerso, quella violenza sommersa e quotidiana mai denunciata e soprattutto mai censita sulla quale invece dobbiamo concentrarci e lavorare. Poi, certo è un fatto culturale e non mi stancherò mai di dirlo. C’è da noi un’inadeguatezza culturale. La scuola deve avere un ruolo fondamentale, si devono fare percorsi scuola-famiglia-scuola. Durante le nostre tappe emergeva sempre la necessità che di questi argomenti se ne parlasse anche in famiglia. Sarebbe davvero bello se ai dibattiti fossero presenti i genitori”.

Per chi, come Maria Andaloro, gira le scuole d’Italia per fare informazione e formazione, il fatto che anche solo 1 studente tornando a casa riesca a cambiare qualcosa nella sua famiglia è già un grande risultato. Altrimenti è come una palla che sbatte contro lo stesso muro. E non si esce dal cortile.

Abbiamo bisogno di una trasfusione di valori e di cultura. La comunità ha una grande responsabilità, nessuno può dire non sono fatti miei. E soprattutto dobbiamo parlarne ogni giorno. Non solo quando una donna muore. Io dico sempre: sono contenta che ne stiamo parlando anche se non è il 25 novembre, giornata internazionale contro i femminicidi”.

La violenza sulle donne non è mai improvvisa o un caso. Nasce quando c’è chi sta zitto e cresce quando c’è chi non denuncia o chi si gira dall’altra parte o quando le istituzioni non intervengono adeguatamente, quando il contesto non è “sufficientemente attrezzato” sotto il profilo culturale e valoriale.

“Il problema sta sempre a monte-conclude Maria Andaloro- L'inadeguatezza a ri-conoscere la violenza ed intervenire per tempo. Occorre ri-conoscere la violenza e quindi prevenirla. Educare, formare e informare. Altrimenti l'alternativa sarà continuare a contare drammi e morti. La violenza è una responsabilità sociale. E infine, o sopratutto, politica. La mancanza di rispetto causa mancanza di rispetto, la violenza incita violenza. Conoscere il 1522 potrebbe aiutare. E’ il numero per segnalare. Infine, una nota riguarda la stampa. Come ha dichiarato di recente Meryl Streep abbiamo bisogno della stampa per tenere a bada il potere, questo è il motivo per cui i nostri padri fondatori hanno voluto che la sua libertà fosse riconosciuta dalla Costituzione”.

Abbiamo bisogno d’informazione e formazione, educazione e conoscenza, è un lavoro che deve essere costante e che non può prescindere dal binomio famiglia-scuola. Un tempo l’ordine esatto era famiglia-scuola, oggi, purtroppo, la società sta delegando un compito sempre più grande alla scuola e l’ordine si è invertito. Ma il binomio è quello. Se insieme, abbracciati, educatori e famiglie non fanno questo lavoro quotidiano, continueremo a non vedere quel sommerso del quale parla Maria Andaloro. Sommerso e invisibile. Fino al mattino in cui l’orrore te lo trovi davanti ai tuoi occhi.

Rosaria Brancato

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