INFILTRAZIONI MAFIOSE
La Dia avrebbe scoperto un'organizzazione che influenzava le prove di ammissione alle facoltà a numero chiuso e agli esami universitari. Al vertice del gruppo vi sarebbe un calabrese. In corso l'esecuzione di sei ordinanze cautelari. I particolari saranno illustrati in conferenza stampa.
Sabato, 6. Luglio 2013 - 7:58
Scritto da: redazione
Categoria: cronaca


Il verminaio torna prepotentemente d’attualità. Quindici anni fa il termine era stato utilizzato per descrivere il malaffare che si era infiltrato nei gangli vitali dell’Università di Messina, erodendola come un male incurabile. Sono trascorsi tre lustri e diverse inchieste giudiziarie e si torna a parlare di infiltrazione della ‘ndrangheta calabrese nell’Ateneo peloritano, di compravendita di esami, di irregolarità nei test d’ammissione alle facoltà a numero chiuso, di minacce ai docenti e di studenti disposti a tutto per garantirsi la laurea. Un anno di indagini ha portato stamani gli uomini della DIA ad arrestare quattro persone nell’ambito dell’inchiesta che ha squarciato nuovamente il velo di legalità che l’Università di Messina tenta ogni volta faticosamente di ricomporre. Ai domiciliari sono finiti il docente di demografia dell’Università di Messina. Marcello Caratozzolo, 47 anni e l’ex consigliere provinciale Dino Galati Rando, 57 anni, già titolare di alcuni istituti scolastici privati. In carcere è stato rinchiuso, invece, Domenico Antonio Montagnese, 50 anni, di Fabrizia in provincia di Vibo Valentia. L’uomo, ritenuto esponente della ‘ndrina locale, sarebbe la mente dell’organizzazione, il motore attorno al quale girava l’intero gruppo. Gli arrestati devono rispondere di associazione per delinquere aggravata finalizzata alla corruzione, al traffico illecito di influenze, al millantato credito, voto di scambio e molti altri reati contro la pubblica amministrazione. Nel calderone sono finiti anche una giovane avvocatessa messinese ed il fratello. Sono state sottoposte all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. I due avrebbero contribuito a condizionare alcuni test di ammissione alla Facoltà di Medicina in cambio di somme di denaro che poi dividevano con Montagnese. Nella “Campus” però sono indagate anche decine di persone. Si tratta per lo più di docenti e studenti universitari. Le loro posizioni sono ancora al vaglio della magistratura. La clamorosa inchiesta ha avuto avvio nel luglio dell’anno scorso proprio alla vigilia dei test di ammissione alla facoltà di Medicina. Intercettando Montagnese, già indagato nell’operazione Panta rei, gli investigatori sono venuti a capo del sistema di compravendita di esami. Parlando al telefono con una persona di fiducia l’uomo spiegava che il suo gruppo era in grado di condizionare non solo gli esami universitari ma anche test d’ammissione alle facoltà a numero chiuso, esami di abilitazione professionale, in particolare quelli per dottore commercialista, valutazioni per l’assegnazione di titoli. Per convincere i docenti, spiegava Montagnese al suo interlocutore, venivano seguiti due sistemi: quello politico e quello mafioso. Il primo era il più semplice e prevedeva l’intervento del professor Caratozzolo. Il docente, grazie alle sue conoscenze all’interno dell’Ateneo, contattava i colleghi ed in cambio di piccole regalie li convinceva a promuovere determinati candidati che ne avevano fatto richiesta. Questi ultimi poi pagavano a Montagnese cifre che si aggiravano intorno a 4000 euro. Se i docenti opponevano resistenza entravano in ballo esponenti delle ‘ndrine calabresi che avvicinavano i professori e li minacciavano. E con il sistema delle intimidazioni quasi sempre riuscivano nel loro intento. Ma c’era poi il ricchissimo filone dei test di ammissione nelle facoltà a numero chiuso. La più gettonata naturalmente era quella di Medicina e Chirurgia. Tantissimi i candidati,pochi i posti disponibili e le possibilità di farcela. A meno che non ricercassero strade alternative. La più innovativa e tecnologica è quella che prevede l’impiego di microchip. Era la stessa organizzazione che forniva al candidato il microchip. Un complice all’esterno si attrezzava con un pc, ricercava le risposte ai test e le comunicava al candidato. Questo sistema, che ha funzionato, era però anche il più caro. Per superare i test d’ammissione con questo metodo bisognava sborsare una cifra fra i 30 ed i 50.000 euro. Fra gli arrestati l’ex consigliere provinciale Dino Galati Rando, già titolare di alcune scuole private e nell’ottobre scorso candidato alle elezioni regionali. L’ex esponente di Grande Sud,indagato per voto di scambio, avrebbe chiesto ed ottenuto preferenze alle regionali in cambio della promozione di studenti che frequentavano i suoi istituti. Infine Salvatore D’Arrigo, 59 anni, arrestato nell’operazione con l’accusa di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. E’ una vicenda venuta a galla nel corso delle intercettazioni telefoniche che non ha nulla a che vedere con il mondo dell’Università. D’Arrigo avrebbe contattato e minacciato due orafi messinesi che si erano trasferiti a Desenzano del Garda perché impossibilitati a restituire somme di denaro che Montagnese aveva loro prestato con interessi del 50% mensili. Il prestito era lievitato e gli orafi non ce l’avevano più fatta ad onorare il debito ed erano fuggiti in Lombardia dove D’Arrigo li aveva rintracciati.

COMMENTI

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Italico, ben detto

C e' gente che con sacrifici si laurea e non riesce a trovare occupazione, poi vengono quattro contadini, con tutto ripetuto per chi lo e', e indossano camice e bisturi.

ennesimo esempio di 60 anni di anarchia

bravi giudici a questa gente dovete dare l'ergastolo e pane e acqua

Non è possibile!!! Anche il prof.Caratozzolo coinvolto!!!Il figlio dell'esimio ex rettore della facoltà di Economia e Commercio...non ci posso credere!!!

P.S. Cara Redazione, ci toccherà vedere pure stavolta i soliti video con i giornalisti locali che fanno domande e quelli che lavorano all'Università che si girano dall'altra parte e/o si rifiutano di rispondere secondo il più classico stile omertoso?

Non cambierà nulla in questa città: arrestarli e raccogliere prove è stata l'opera (assolutamente meritoria) della DIA di Catania, ma poi sarà il celeberrimo "rito peloritano" a giudicarli ...

Certe persone sono precipitate dalle stelle alle stalle con la stessa rapidità con la quale avevano effettuato il percorso contrario.

E' inutile star qui a gettare fango e far di tutta l'erba un fascio. L'importante è che questi sgradevoli episodi vengano individuati ed estirpati. Purtroppo, il malaffare esiste ovunque in questo paese da nord a sud. Episodi di questo tipo si sono verificati e si continuano a verificare anche in altri illustri atenei italiani infangando il lavoro svolto dalla maggior parte dei docenti che vi operano con onestà e rigore.

Com'è che ancora nessuno ha accusato anche di questo Genovese? Visto che accusarlo è diventato uno sport prettamente messinese, mi sarei aspettato di leggere quest'altra caz...volata.
Ritratto di in esilio

abolire subito il numero chiuso . Per il resto cari miei concittadini, se la cosa può consolarvi, io vivo al nord e non pensate che al nord ci sia più onesta che al sud .Vi racconto l'ultima : all'USL di Treviso, sono indagati 16 impiegati per una una truffa all'USL da 5 milioni di euro ossia quasi 10 miliardi di vecchie lire .Cari concittadini qui tutta l'Italia è marcia . Alla prossima

A questo punto, mi chiedo, sinceramente, cos'altro ancora di brutto, triste, crudele e pessimo, dobbiamo aspettarci. Eppure, malgrado tutto, continuo a credere nelle possibilità di riscatto, di crescita e sviluppo di questo Ateneo. Come pure che non tutta la gente di Calabria e di Sicilia appartenga alla 'drina o alla mafia, rispettivamente. Questa è la componente che può e deve reagire : ORA!

A questo punto, mi chiedo, sinceramente, cos'altro ancora di brutto, triste, crudele e pessimo, dobbiamo aspettarci. Eppure, malgrado tutto, continuo a credere nelle possibilità di riscatto, di crescita e sviluppo di questo Ateneo. Come pure che non tutta la gente di Calabria e di Sicilia appartenga alla 'drina o alla mafia, rispettivamente. Questa è la componente che può e deve reagire : ORA!

ma chi la deve fare l'inchiesta quando prima della magistratura, in città si sa tutto ma nessuno ne scrive o s'indigna . ora aspettiamo il miracolo da renato. ma atm ato comune , ecc. nessuno sapeva come funzionavano e quanti dirigenti prevedevano le piante organiche e i risultati prodotti

Pronta risposta della "DIA" di Catania a favore del Diritto allo Studio sancito dalla nostra Costituzione, complimenti vivissimi a tutti gli operatori di POLIZIA che hanno lavorato sapientemente per la riuscita delle operazioni. Siamo così fiduciosi per l'avvenire dei nostri figli, qualcosa comincia a muoversi...... per il verso giusto.

Sembra assurdo, ma risulta che ci siano ancora genitori che inviano i figli a perder tempo in questa università. Gli esami d'ingresso sono falsati; se chiedi il nome di un docente ti rispondono non col suo nome è cognome, ma dicendo che è figlio di questo o di quello.

Ma a quando una indagine sulla dispersione delle facoltà universitarie in zone ...improbabili.. della città?

c'è qualcosa che si salva in questa città?

la spazzatura A MONNEZZAAAAAAAAAAAAA

C'e`molto da salvare e tanta coscienza civica ! Ben vengano le azioni di pulizia dal nuovo sindaco al nuovo Rettore e cmq sono figli d'arte i coinvolti ... Vecchia robba !

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