Libri
L'autore racconta il periodo più rivoluzionario della storia della musica, quello dell'esplosione del rock
Martedì, 3. Maggio 2016 - 0:05
Scritto da: Laura Giacobbe
Categoria: eventi


L’era del beat approda a Messina. Lo scrittore messinese Graziano Delorda ha presentato pochi giorni fa al Palacultura il suo ultimo romanzo, “Little Olive”, ispirato agli anni d’oro del rock. A dialogare con l’autore, tra un vecchio giradischi ed una macchina da scrivere, in un’accogliente ambientazione stile ‘60s perfettamente ricreata per l’occasione, i due moderatori Elisabetta Reale e Guglielmo Pispisa.
Dopo una breve introduzione dell’amica e collega Eliana Camaioni, Delorda ha illustrato la genesi del romanzo, ispirato, oltre che dalla grande passione la musica, anche dalla frequentazione con la storica rockband messinese degli Out Key Hole. Per l’autore sono una vecchia conoscenza quando li rincontra nel 2011, e nei due anni a venire, quando la band è ancora in attività, tra un tour a Londra e il lancio di un nuovo singolo a Messina, patrocinato dal mitico leader degli Electric Prunes, James Lowes“non persi l’occasione di agganciarmi a loro e di non separarmene più, per scoprire quanto più possibile di quel magico mondo che volevo raccontare nel mio libro”. Nemmeno Lowes riesce a sottrarsi all’interesse dello scrittore. A lui si deve, per cominciare, il titolo del romanzo (“Little Olive”, infatti, è anche il titolo di un brano degli Electric Prunes).
Cosa succede nel romanzo? “I personaggi incrociano i loro destini a suon di rock”, sintetizza Delorda, e il più simpatico ce lo presenta subito: Tony Tomarchio, che dalla Sicilia rurale arriva nella Londra psichedelica, e ne rimane folgorato. In fuga, come tutti gli adolescenti, dai dettami ideologici paterni, arriva a quel mondo altro, sognato e idealizzato, dal quale si lascia catturare.
Siamo nel decennio più rivoluzionario della storia della musica, quello che va dalla fine degli anni ’60 all’inizio dei ’70, un periodo che fu un riferimento ideologico e un patrimonio immaginativo per la generazione che lo visse, di cui oggi rimane la suggestione come di un’epoca aurea ed irripetibile. 

La scrittura è sempre uno splendido mezzo per ridare vita a mondi perduti dei quali sentiamo la mancanza, ma “Little Olive” è forse anche un modo per capire come lo si visse, anche qui da noi, quello straordinario fenomeno che fu il rock. L’altro tema infatti è quello della Sicilia, e nelle parole di Pispisa, “il miracolo del romanzo è riuscire a mettere insieme due mondi apparentemente molto distanti ed a legarli in un tutto che funziona.”

Laura Giacobbe

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