i numeri
Negli anni della crisi economica la Sicilia ha pagato il prezzo più alto in termini di posti di lavoro andati in fumo. Ma la storia degli ultimi 30 anni è lo specchio di scelte politiche nazionali sbagliate sull'occupazione. I numeri parlano chiaro. E ci sono però delle nuove possibilità che soprattutto i giovani dovrebbero iniziare a considerare.
Giovedì, 18. Maggio 2017 - 14:45
Scritto da: Francesca Stornante
Categoria: lavoro


Il 38% del lavoro perso in Italia dal 2008 al 2016 è siciliano. In pieno Jobs act nel Paese sono andati in fumo infatti 332.510 posti di lavoro e, di questi,  126.035 solo nell’Isola”.  Il dato è stato diffuso dalla Cgil Sicilia nel corso del direttivo regionale ed è frutto di un’analisi delle rilevazioni Istat. Le cose ovviamente non vanno meglio neanche se si guarda all’Europa: nel 2016 cinque regioni italiane hanno fatto registrare un tasso di disoccupazione di almeno il doppio della media Ue (8,6%), ovvero superiore al 17,2%, assieme ad altri 27 territori europei. Si tratta di Calabria, 23,2%; Sicilia, 22,1%; Campania, 20,4%; Puglia, 19,4%; Sardegna, 17,3%. Quindi peggio di noi in Italia solo la vicina Calabria.

“E’ una situazione drammatica- ha sostenuto il segretario generale della Cgil, Michele Pagliaro che lascia intendere quanto inadeguate siano state le politiche nazionali e regionali per lo sviluppo e l’occupazione. La Sicilia detiene assieme a Puglia e Campania il primato di persone in età lavorativa che vivono in famiglia e che nell’ultimo anno hanno lavorato per meno del 20% del loro potenziale”. Ha parlato dei 20 mila giovani che ogni anno lasciano la Sicilia e dei Neet, giovani tra tra i 15 e i 30 anni che non hanno né cercano un impiego e non frequentano una scuola né un corso di formazione o di aggiornamento professionale, che nel 2016 raggiungono quota 500.000”.  A fronte di questa situazione , ha affermato Pagliaro, “sarebbe inammissibile una stasi ad esempio sui Fondi strutturali, la cui spesa già arranca, o sugli interventi del Patto per la Sicilia. Il nostro è un appello alla politica a tornare a mettere prima di tutto gli interessi della Sicilia e dei siciliani”.

I numeri parlano chiaro. E guardando al passato fotografano una politica che sulla Sicilia da oltre trent’anni ha puntato solo su incentivi e piani straordinari per l’occupazione che hanno lasciato solo nuovi disoccupati. Guardando alle serie storiche dell’Istat, il numero di disoccupati fino al 2004 è stato costantemente fra 300 e 400 mila; dal 2005 al 2012 è sceso fra 200 e 300 mila, per poi risalire nuovamente. Il 2016 si è chiuso con 391 mila disoccupati, con un tasso di disoccupazione lievitato dal 18,89% del 1992 al 22,56% dello scorso anno.

Nel 1992 gli occupati erano 1.466.080 mentre oggi sono scesi a 1.342.230, con un tasso di occupazione crollato dal 43,69 al 40,1%. Dove sono finiti? 90 mila sono emigrati e 40 mila sono disoccupati, mentre si ingrossano le file degli inoccupati che sono più di un milione e 600 mila. In questo caso il tasso dei giovani compresi fra 15 e 29 anni è del 63,94%. I dati Istat parlano di 429 mila soggetti compresi fra i 15 e 24 anni e di 262 mila fra i 25 e i 34 anni che non hanno un lavoro e neanche lo cercano. Di questi, ben 187 mila fra i 15 e i 29 anni si sono iscritti con tante speranze al programma Garanzia Giovani, finanziato in Sicilia con 178 milioni di euro. I dati dicono che la Sicilia è la regione italiana che sta assumendo di più grazie al super bonus che prevede un incentivo fino a 12 mila euro per le aziende che assumono a tempo indeterminato o con contratto a tempo o di apprendistato giovani che hanno svolto un tirocinio in Garanzia Giovani. Alla fine di ottobre su 9.206 giovani assunti in tutta Italia nel programma Garanzia giovani, ben 2.199 erano siciliani. Sono stati invece circa 6 mila quelli che hanno avuto l’assunzione diretta nelle aziende con il bonus semplice. Numeri positivi ma purtroppo irrisori, a fronte dei dati drammatici sulla disoccupazione giovanile siciliana. Considerato che sono circa 8 mila i ragazzi che hanno trovato lavoro con Garanzia Giovani, a fronte di 187 mila iscritti al programma.

Eppure pare che la Sicilia possa offrire nuove opportunità di lavoro. Esistono tanti mestieri molto ricercati, ma anche tante professioni che stanno per scomparire perché nessuno vuole più farle. Ci sono per esempio i vecchi lavori manuali di un tempo, come il fabbro, il falegname, il sarto, richiestissimi sul mercato ma poco presi in considerazione soprattutto dai giovani. Ci sono anche lavori come il camionista e l’operatore di impianti vengono spesso evitati dai siciliani, così come altri mestieri come il paramedico, lo chauffeur, il conducente. C’è poi un settore che potrebbe davvero essere il nuovo traino dell’economia siciliana: l’agricoltura. Stando ai dati della Flai Cgil Sicilia, infatti, solo nel secondo trimestre dello scorso anno il settore agricolo dell’isola ha fatto registrare una crescita del +6,5%: pur essendo comunque necessario uno svecchiamento del sistema, che arriverà per via delle nuove generazioni sempre più spesso attirate da questo settore, l’agricoltura siciliana già oggi potrebbe essere considerata come la prima in classifica per quanto concerne l’Italia. Un settore in cui si possono mischiare tradizioni, ricerca, innovazione, sviluppo e che forse soprattutto i giovani dovrebbero iniziare a guardare con maggiore interesse in ottica futura.

Francesca Stornante

 

COMMENTI

Accedi o registrati per inserire commenti.

Tempostretto.it - Quotidiano on line della Città Metropolitana di Messina - Editrice Tempo Stretto S.r.l., Via Francesco Crispi 4 98121 - Messina
Rosaria Brancato direttore responsabile-coordinatrice di redazione. Danila La Torre vice coordinatrice di redazione.
info@tempostretto.it - tel 090.9018992 - fax 090.2509937
P.IVA 02916600832- - n° reg. tribunale 04/2007 del 05/06/2007