operazione mare nostrum
L'armatore Morace è al centro dell'inchiesta che ha portato all'arresto del candidato a Sindaco di Trapani, Girolamo Fazio. Coinvolti altri nomi già attivi anche a Messina.
Venerdì, 19. Maggio 2017 - 15:59
Scritto da: Alessandra Serio
Categoria: cronaca


Nuovo terremoto giudiziario con arresti eccellenti a Trapani, dove i Carabinieri hanno arrestato il deputato regionale Girolamo Fazio, capogruppo del Misto all'Ars ed ex primo cittadino, impegnato in campagna elettorale. Arrestati anche l'armatore Ettore Morace, figlio del patron campano del Trapani Calcio Vittorio, un nome che i messinesi conoscono bene perché è stato socio dei Franza.

Coinvolto nel blitz anche il funzionario regionale Giuseppe Montalto, già segretario di un altro nome noto in riva allo Stretto, l'ex manager della sanità ed assessore regionale ai Trasporti Giovanni Pizzo.Sospeso dai pubblici uffici il carabinierre Orazio Gisabella, in servizio fuori dall'Isola.

Tra gli indagati anche il sottosegretario Simona Vicari, che avrebbe accettato un Rolex in cambio di un favore.

Morace avrebbe anche manovrato per ottenere l'approvazione di un emendamento alla legge finanziaria per abbattere dal 10 al 4% la parte di Iva che le compagnie di navigazione devono pagare allo Stato sui biglietti venduti. La Vicari nel pomeriggio si è dimessa per chiarire ogni cosa, con massima serenità agli inquirenti "compreso il regalo che ho ricevuto e che non ha attinenza con il mio ruolo da sottosegretario"

Morace è amministratore delegato di Liberty Lines, società di navigazione che gestisce i collegamenti tra la Sicilia e le isole minori e che nella primavera del 2016 con Ustica Lines si è aggiudicata Siremar, alla fine di una estenuante trattativa con la Regione per aggiudicasi i due bandi che asegnavano i servizi di traghetamento con le isole minori. 

Secondo gli inquirenti Fazio avrebbe minacciato un dirigente che aveva revocato il bando e si sarebbe attivato per non fare nominare un consulente sgradito a Morace. Tra i beni oggetto della corruzione posti di lavoro, una Mercedes, biglietti per le navi.

I reati, contestati a vario titolo, sono corruzione, turbata libertà degli incanti, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, accesso abusivo ad un sistema informatico, rivelazione del segreto d’ufficio ed installazione di apparecchiature atte ad intercettare conversazioni telefoniche.

Intercettazioni che hanno svelato come Morace  tenesse in  piedi una fitta rete di relazioni, regionali e nazionali, finalizzate ad ottenere il monopolio del sistema marittimo regionale. 

"Attraverso l’interessamento della Vicari - si legge in una nota -, Morace riusciva ad ottenere nel periodo monitorato: la presentazione e l’approvazione di un emendamento alla legge di stabilità dello Stato con il quale veniva ridotta l’imposta d’Iva dal 10% al 5% per i trasporti su navi veloci, causando un ammanco alle casse dello Stato di 7 milioni di euro e, conseguenziale, notevole arricchimento della società Liberty Lines; il ritiro della proposta di nomina di un consulente, inviso a Morace, all’assessorato Regionale ai Trasporti; il capo della segreteria dell’assessore ai Trasporti della Regione, Giuseppe Montalto, sfruttando il suo ruolo, otteneva da Morace: l’assunzione di un amico giornalista, presso l’ufficio stampa di Liberty Lines; la più che favorevole liquidazione del trattamento di fine rapporto con “Siremar s.p.a.” dell’amica Marianna Caronia".

Morace, secondo gli inquirenti, "si attivava anche per ottenere un intervento presso il Consiglio di Giustizia Amministrativa (CGA) per la regione Siciliana al fine di ottenere il ribaltamento della sentenza del TAR Sicilia del 21 febbraio 2017, dispositivo con il quale era stato rigettato il ricorso presentato dalla Liberty Lines avverso l’annullamento in autotutela della gara d’appalto per i trasporti su navi veloci per il 2016. Tale annullamento era stato operato dalla Regione Siciliana, a causa delle riscontrate sovracompensazioni. Di fatto, con la decisione del TAR, la compagnia di navigazione aveva perso 24 milioni di euro".

Agli atti dell'inchiesta anche una vasta attività, non sempre regolare, di spionaggio industriale, che in parte chiama in causa il Gruppo Franza, in concorrenza a Morace. 

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