riconversione edipower
A lanciare l’appello tre associazioni di Villafranca Tirrena, che hanno evidenziato come il progetto di riconversione sia contrario alle prescrizioni della Soprintendenza, non derogabili con piani, programmi e progetti nazionali o regionali di sviluppo economico
Martedì, 10. Novembre 2015 - 17:14
Scritto da: Giovanni Passalacqua
Categoria: tirreno


“Il Piano Territoriale Paesaggistico dell’Ambito 9 ha scelto di indirizzare le attività verso la naturale vocazione del territorio, basata sui beni culturali e ambientali, e prevede specificatamente che le aree industriali libere e non edificate non possano essere destinate a nuove strutture industriali o all’ampliamento di quelle già esistenti”. Tra una polemica e l’altra, sono le associazioni MAN, I cittadini e Salviamo il paesaggio a tornare nel merito della discussione sul progetto di riconversione Edipower a CSS. E lo fanno richiamando l’articolo 55 del Piano, che vieta il potenziamento di “impianti di produzione di energia e raffinazione”, così come il loro ampliamento.

Le prescrizioni del Piano
Il Piano Territoriale Paesaggistico dell’ambito 9 è stato redatto dalla Soprintendenza ai Beni Culturali e Artistici di Messina, e ha come obiettivi la stabilizzazione ecologica e la valorizzazione del patrimonio ambientale. A questi fini il Piano può “conservare e consolidare” l’armatura storica del territorio e la rete ecologica, grazie agli strumenti previsti dalla normativa: indirizzi, direttive e prescrizioni. L’articolo 55 riguarda direttamente la pianura e la penisola di Capo Milazzo, da Capo Tindari a Rometta Marea.

Nel testo i principali impianti industriali del territorio – RAM ed Edipower - vengono definiti “detrattori paesaggistici tra l'altro lesivi di potenzialità economiche non indifferenti”; la Soprintendenza continua poi spiegando che “lo sviluppo Industriale ha avuto gravi ricadute sia sullo sviluppo urbanistico e più in generale sul contesto territoriale delle aree limitrofe, soggette a grave degrado paesaggistico¬ ambientale, che minaccia di estendersi ai comuni contigui”.

“In un'ottica di sviluppo sostenibile” – si legge ancora nel Piano – “è necessario rimuovere gradualmente i fattori di degrado, recuperare e riconvertire l'area, favorendo attività produttive a basso impatto ambientale”. A questo scopo una direttiva stabilisce che “per contemperare le esigenze socio-economiche con quelle della tutela del paesaggio, nelle more di un piano globale di riconversione e recupero dell'area, è necessario che vengano adottati tutti i possibili accorgimenti per ridurre il carico inquinante e mitigare l'impatto visivo di tali impianti, ed è vietato il potenziamento degli stessi e l'ampliamento delle aree interessate; deve essere prevista la graduale e progressiva eliminazione degli impianti anzidetti e una riconversione produttiva dell'area, che non confligga con la sua naturale vocazione paesaggistica”.

L’appello delle associazioni
A 11 giorni dalla scadenza del termine per presentare le osservazioni in sede di VIA – Valutazione di Impatto Ambientale - l’auspicio delle tre associazioni è che “le varie amministrazioni autenticamente contrarie al CSS manifestino, con le dovute osservazioni, il loro pieno apprezzamento per la scelta lungimirante della Soprintendenza di Messina e dell’Assessorato Regionale ai Beni Culturali, e ne pretendano l’assoluto rispetto”. Il Piano è sovraordinato rispetto alle varie pianificazioni: come previsto dall’art. 145 comma 3 del D.Lgs. 42/04 “le previsioni dei piani paesaggistici (…)non sono derogabili da parte di piani, programmi e progetti nazionali o regionali di sviluppo economico”. Un ulteriore appello viene riservato alla Soprintendenza di Messina, che certo “non mancherà di esprimere il proprio autorevole parere, a tutela e sostegno della pregevole scelta di piano”.

Giovanni Passalacqua

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