da roma a messina
Secondo quanto ricostruito successivamente, alla base del sequestro c’era un debito di soldi. Centomila euro che la famiglia del pasticcere aveva preso in prestito dai catanesi, senza mai ridare indietro il denaro.
Sabato, 5. Marzo 2016 - 9:23
Scritto da: Veronica Crocitti
Categoria: cronaca


Si è conclusa nel giro di 24 ore la terribile avventura di un pasticcere sessantatreenne, siciliano ma residente a Pomezia, che giovedì pomeriggio era stato bloccato, sequestrato e caricato su una Mercedes classe B mentre si trovava davanti casa. Un episodio che, per la sua violenza, aveva destato allarme in tutta la cittadina romana. Molti residenti della zona, infatti, avevano immediatamente chiamato il 112 per raccontare quello che era successo, in pochi minuti, in quella tranquilla via.

Ai carabinieri sono bastate poco meno di 24 ore per chiudere il cerchio, individuare i sequestratori, beccarli a Messina e portarli direttamente a Gazzi. Si tratta dei catanesi Francesco Curreri, 28 anni, Gaetano Ferrara, 28 anni, Marco Guerrera, 28 anni, Simone Guglielmino, 22 anni, Francesco Maurizio Perna, 37 anni, Antonino Ivano Santangelo, 26 anni, Luca Davide Sardo, 25 anni, Concetto Zanti, 51 anni. Tutti sono accusati di sequestro di persona a scopo di estorsione.

I FATTI. Tutto ha inizio giovedì pomeriggio, poco dopo pranzo. Due uomini si avvicinano al pasticcere con una scusa e, in un lampo, lo portano via con violenza e lo caricano su una Mercedes Classe B. La macchina, seguita da un’altra con altri complici, parte a tutta velocità. Alcuni residenti osservano la scena e lanciano l’allarme al 112. I carabinieri della Compagnia di Pomezia si fiondano sul posto e, nel giro di pochissimo, ricostruiscono l’episodio. Le immagini dei sistemi di videosorveglianza immortalano inequivocabilmente le due macchine Mercedes Classe B che si allontanano, nonché la loro direzione. Da un accertamento sui transiti autostradali, i militari intercettano le auto e localizzano il loro percorso: autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, direzione Sud.

Per tutto il tragitto le auto vengono monitorate finché si riesce ad intercettarle a Villa San Giovanni, dinnanzi la stazione ferroviaria. E’ lì che le Mercedes si incontrano con una Fiat Punto ed altri complici. In pochi istanti avviene il passaggio. La vittima viene prelevata dalla Mercedes e caricata sulla Punto. Poi, tutte e tre le auto si avviano verso gli imbarcaderi e salgono sulla nave traghetto. La loro libertà durerà il tempo di un viaggio nello Stretto.

Alla Rada San Francesco, non appena la banda mette piede in terra siciliana, viene bloccata ed ammanettata. I Carabinieri di Messina attendevano i catanesi al varco. La vittima, ancora in stato di confusione e choc, viene liberata mentre gli otto catanesi vengono rinchiusi a Gazzi.

I MOTIVI. Secondo quanto ricostruito successivamente, alla base del sequestro vi sarebbe stato un debito di soldi. Centomila euro che la famiglia del pasticcere avrebbe preso in prestito dai catanesi, senza mai ridarli indietro. Il sequestro del pasticcere aveva questo obiettivo: costringere i parenti a sborsare i soldi. (Veronica Crocitti)

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Ritratto di Delta 5

Bravissimi, lo stato ha sprecato benzina, in America già erano pieni di piombo, ad ogni modo bravi ragazzi ottima operazione

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