ROMANZO

"Un pirata piccolo piccolo". Un estratto del nuovo lavoro di Amara Lakhous sul disagio delle nuove generazioni arabe

Amara Lakhous ci racconta il disagio delle nuove generazioni arabe ne "Un pirata piccolo piccolo" (Edizioni E/O)
Martedì, 7 giugno, 2011 - 19:56
tempo di libri

Dopo il grande successo di Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio e Divorzio all'islamica a Viale Marconi, ritorna in libreria lo scrittore algerino Amara Lakhous, con Un pirata piccolo piccolo (Edizioni E/O; tr. it. Francesco Leggio; pp. 176; €17). Un romanzo coraggioso ed intrigante, uno spaccato sulla società musulmana e le sue contraddizioni legate allo scontro fra la tradizione secolare e il mutare dei tempi e della società. Amara Lakhous racconta una generazione, un paese che ha anticipato, in qualche modo, quello che sta succedendo oggi in tutto il mondo arabo. Hassinu vuole il pane e la libertà, come i giovani arabi di oggi che si stanno ribellando alle dittature.

In esclusiva per Tempostretto.it un estratto dall'Introduzione firmata dal romanziere Amara Lakhous:

La di base di questo romanzo mi è stata suggerita  da mio fratello minore  Hamid,  un ragazzo geniale, dotato di una grande capacità di leggere la realtà in maniera semplice e al tempo stesso profonda. Hamid mi pone spesso delle domande curiose, particolari. Un giorno mi guarda e mi dice: «Chi nasce il 29 febbraio vive il tempo in un modo  davvero strano: salta da 4 a 8, da 8 a 12, e così via». Questa  considerazione mi è stata di grande stimolo  proprio rispetto a quello  che volevo raccontare: la storia di un personaggio che entra in crisi perché all’improvviso sente che la sua età, la sua stessa esistenza, gli sono state rubate.

Ne è venuto fuori Hassinu, un impiegato delle poste che ha quarant’anni  ma non lo sa, appunto perché è nato il 29 febbraio: senza preavviso passa dai trentasei ai quaranta e si sente, come molti della mia generazione, in qualche modo scippato della propria vita. I quarant’anni sono un’età molto delicata per gli uomini,  perché rappresentano una fase di passaggio: nella  tradizione  musulmana  sono  l’età della profezia, Maometto riceve la rivelazione  divina a quarant’anni. Dovrebbe essere l’età della maturità, della piena realizzazione, della stabilità. Ma Hassinu ci arriva impreparato,  spaventato, non sa cosa fare.

Giunto alla soglia dei quaranta Hassinu  è ancora scapo- lo, una situazione  che la società araba di fatto non ammette, poiché suscita da sempre il sospetto di omosessualità o d’im- potenza, e che con il passare degli anni è diventata anche un indice di povertà, dal momento che l’uomo,  tradizionalmente, è tenuto a sostenere   tutte le spese connesse  al fidanzamento e al matrimonio. Hassinu si ritrova in una grande città come Algeri  senza poter offrire un alloggio alla futura moglie. L’istituzione  del matrimonio è vista come mercato, una specie di asta in cui vince il miglior offerente: a un estremo i ricchi, che possono permettersi mogli giovani e belle; all’altro i meno fortunati, ai quali non resta che frequentare di tanto in  tanto qualche prostituta.  Relazioni mercenarie, amori  a pagamento  che a volte, però, sconfinano  in veri e propri legami affettivi.

Tagliato fuori dal matrimonio, Hassinu è un escluso da tutto. Non può vantare  raccomandazioni,  non può offrire servizi in cambio di qualcos’altro in una società in cui vige lo scambio di favori che inglobano in sé diritti, doveri, privilegi e persino atti illeciti,  senza andare troppo per il sottile. In una società così corrotta non può sussistere uno stato di di- ritto. Le dittature esistono anche perché dei popoli le hanno permesse, i dittatori non nascono dal nulla, ma da contesti “favorevoli”»

 

Amara Lakhous è nato ad Algeri nel 1970 e vive a Roma dal 1995. Laureato in filosofia all'Università di Algeri e in antropologia culturale alla Sapienza di Roma dove ha conseguito il suo dottorato di ricerca con una tesi dal titolo "Vivere l'Islam in condizione di minoranza. Il caso della prima generazione degli immigrati musulmani arabi in Italia". Nel 2003 ha pubblicato in Algeria il suo secondo romanzo in arabo, Come farti allattare dalla lupa senza che ti morda, successivamente riscritto in italiano con il titolo Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio (Edizioni E/O 2006). Con questo romanzo, tradotto in varie lingue, ha vinto nel 2006 il premio Flaiano per la narrativa e il premio Racalmare – Leonardo Sciascia. Nel maggio 2010 è uscito l'omonimo film, diretto da Isotta Toso. Un pirata piccolo piccolo è uscito per la prima volta nel 1999 con il titolo Le cimici il pirata in edizione bilingue araba e italiana presso un piccolo editore di Roma in 1000 copie, ma non è mai stato distribuito.

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