Testamento biologico
Il grido di Fabiano Antoniano "fatemi uscire da questa gabbia" ha squarciato un silenzio che durava in Parlamento da 8 anni, dalla morte di Eluana Englaro. Al testamento biologico preferiamo l'ipocrisia del "così fan tutti"
Domenica, 5. Marzo 2017 - 8:11
Scritto da: Rosaria Brancato


Non so cosa avrei fatto al posto di dj Fabo, so che ho assoluto rispetto per la libertà di scelta di ognuno, so che ho rispetto e stima per l’immenso amore di chi lo ha accompagnato nel cammino che si è scelto. So che vorrei vivere in un Paese nel quale non si debba andare in Svizzera, come un peccatore o delinquente per porre fine ad un “inferno di dolore, di dolore, di dolore”. Vorrei vivere in un Paese nel quale all’appello straziante “fatemi uscire da questa gabbia, da questa immensa notte senza fine”, il silenzio del presidente Mattarella non pesi come un macigno. Infine vorrei vivere in un Paese in cui la guerra santa in Parlamento sulla legge sul testamento biologico non duri solo il tempo di un caso eclatante per poi finire dimenticata, fino al caso successivo.

Confesso di non essere emotivamente pronta a parlare di eutanasia, ma sulla legge sul testamento biologico ho le idee molto chiare e m’indigna l’ignavia e l’ipocrisia della nostra classe politica che dal 9 febbraio 2009, quando è morta Eluana ha preferito dimenticare.

 Chiedo scusa a Fabiano Antoniani per un termine che sto per utilizzare, ma che è l’unico che serve ad introdurre l’argomento che mi sta a cuore. Fabo è stato fortunato perché aveva la voce:Vorrei poter scegliere di morire senza soffrire- ha detto nell’appello a Mattarella- ma ho scoperto che ho bisogno di aiuto”.

Dj Fabo ha difeso la sua libertà di scelta perché, pur avendo l’anima imprigionata in una gabbia, poteva parlare. Se fosse stato invece in coma vegetativo la sua condanna in quella gabbia sarebbe stata definitiva. La sua fidanzata, i suoi cari, per liberarlo dalle macchine alle quali sarebbe stato attaccato, avrebbero dovuto ingaggiare battaglia perché in Italia non c’è una legge sul fine vita. Se Fabiano Antoniani avesse scritto sulle pareti della clinica a caratteri cubitali: lasciatemi libero, ma fosse finito in stato vegetativo, la battaglia di quei cari per il rispetto della sua volontà sarebbe stata infinita e avrebbero rischiato, come accaduto a Beppino Englaro, un processo per omicidio volontario.

Oggi, ascoltando le ultime parole di dj Fabo, che dal 2014, per un incidente stradale, era rimasto cieco e tetraplegico, si è riacceso il dibattito sul testamento biologico. Perché in Italia siamo così. Gridiamo, facciamo le crociate e poi dimentichiamo.

Eluana Englaro è stata “liberata” il 9 febbraio 2009, dopo una battaglia vissuta tra aule giudiziarie ed Aule della politica condotta dal padre, Beppino Englaro. Nel gennaio 2010, un anno dopo, Englaro è stato assolto dall’infamante accusa di omicidio volontario, insieme ad altre 13 persone (medici e infermieri della clinica La Quiete ). Sette anni dopo quel ddl non è ancora legge.

Ricordo con sgomento quel febbraio 2009. Ricordo Beppino Englaro assediato, ricordo i sassi contro di lui,le grida “assassino”. Ricordo il dibattito ipocrita in Parlamento, Berlusconi che dichiarò che Eluana, in coma vegetativo da 17 anni, avrebbe potuto restare incinta, ricordo il calvario del processo per quanti staccarono la spina. Ma già un anno dopo, quando a gennaio 2010 furono tutti assolti, il furore sulla legge era cessato. A fari spenti erano scomparsi tutti. Ancora oggi è ferma in Parlamento.

Nel 2011 ho incontrato Englaro a Messina, alla libreria Feltrinelli, l’ho ringraziato anche a nome di quelle famiglie che non hanno la forza di affrontare la gogna e i processi e preferiscono accompagnare con l’aiuto silenzioso di medici e infermieri i loro cari nella fine dell’accanimento terapeutico. Ogni anno in Italia ci sono centinaia di Eluana. A Zurigo, nella casa dove Fabio ha aperto le gabbie del corpo, ogni anno 50 italiani trovano quell’aiuto che la loro patria gli nega.

Nei giorni di Englaro a Messina, insieme a Saro Visicaro abbiamo portato in Commissione consiliare a Palazzo Zanca, la proposta per il Registro del testamento biologico. Era il 2011. Non siamo mai più stati richiamati e non so neanche in quale cassetto siano finite le nostre proposte, le firme raccolte. Perché in Italia siamo così. Finchè c’è un Welby, un’Eluana, un Fabo, facciamo le crociate, ci dividiamo. Poi dimentichiamo.

Il 14 febbraio del 2010 dedicai la rubrica settimanale che all’epoca scrivevo per 98cento (testata on line diretta dalla stimata collega Patrizia Vita) titolandola “L’amore ai tempi di Beppino Englaro”. Sono andata a rileggermela ed è talmente attuale che ho avuto paura. Dedicai il San Valentino a Englaro perché ritenevo i suoi 17 anni di battaglia per la figlia un atto d’amore. Lo penso tutt’ora. Penso che chi è stato accanto a  dj Fabo lo ami  di un amore assoluto che supera l’egoismo del volere l’altro accanto a noi “a qualsiasi costo ed a qualsiasi condizione, anche se lui vuol andare via”. L’amore è accettare la scelta dell’altro. Spesso la paura di non saper vivere senza l’altro la scambiamo per amore. Invece è egoismo.

Ci sono persone andate in Svizzera per il suicidio assistito, poi hanno cambiato idea e son tornate. Il testamento biologico si può cambiare. Quel che conta è la libertà di scegliere e di dire: quando non avrò voce e sarò attaccato ad una macchina per nutrirmi e non avrò nessun modo per oppormi all’accanimento terapeutico, allora io VOGLIO che venga rispettata la mia volontà. Voglio che mio marito o mio figlio, mia sorella, non debbano essere chiamati assassini perché vogliono far rispettare le mie decisioni. Voglio che uno Stato laico rispetti la mia decisione di morire con dignità.

Sono andata a rileggermi quanto ho scritto il 14 febbraio 2010 e mi sono resa conto dell’attualità di quelle parole. Scrissi quell’articolo pochi giorni dopo la sua assoluzione quando nel frattempo il Parlamento si era scordato di lui e i picchetti davanti alla clinica non c’erano più. Nell’appello Fabo ha detto: “voglio morire senza soffrire ma ho scoperto che ho bisogno di aiuto”. A Fabo nessuno ha risposto. Al grido muto di Eluana ha risposto il papà.

Il 14 febbraio 2010 scrivevo più o meno così:

“L’amore di Beppino per Eluana è davvero grande, se da solo ha affrontato l’immane ipocrisia di un Paese finto cattolico, se ha affrontato battaglie legali che avrebbe potuto semplicemente evitare facendo come fanno tutti, nel silenzio complice di medici ed infermieri, se da solo ha affrontato l’intolleranza, la mancanza di rispetto, l’invadenza dei mass media, l’assalto dei bigotti davanti alla clinica.  Avrebbe potuto agire diversamente, di nascosto, come fan tutti, oppure avrebbe potuto far vedere le foto di Eluana, com’era dopo 17 anni di coma, a quanti sostenevano che poteva ancora partorire, o mangiare un panino, bere una coca cola. In un Paese ipocrita avrebbe potuto scegliere la via più facile. Persino continuare a tenerla in quello stato sarebbe stato più facile per lui, ma non l’ha fatto, perché quello non sarebbe stato un gesto d’amore.  Se un uomo da solo ha affrontato tutto questo lo ha fatto per un grande amore, un amore così grande, per la vita che continua, si trasforma, ma continua sempre. L’amore per l’anima di Eluana, è stato più forte di tutto”.

Sono parole vecchie, scritte 7 anni fa. Ma non ne trovo di nuove. Perché non è bastato il sacrificio di Beppino Englaro che ha messo sull’altare del perbenismo la sua tragedia personale. Non so se basterà il sacrificio di Fabiano Antoniano che ha messo sull’altare il suo “inferno di dolore, di dolore, di dolore”, affinchè non accada più.

Non mi fido di questo Paese che nega il diritto di scelta, il diritto al rispetto della libertà, il diritto ad una morte dignitosa quando la vita non è più vita ma un’immensa notte senza fine.

Rosaria Brancato

COMMENTI

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Sono tutte menzogne! Eluano non era per nulla contenta di essere strappata alle amorevoli cure delle suore ed infatti quando ha capito cosa stavano per farle si è agitata e lo testimoniano coloro che erano presenti allora e poi l'hanno portata a fare una brutta fine: infatti è morta di fame e di sete! La magistratura purtroppo è politicizzata ed ha assolto tutti, anche se capisco che non bisogna giudicare le persone, ma il male sì; bisogna combattere questa cultura di morte. L'uomo vuole mettersi al posto di Dio e stabilire cosa è giusto e cosa è sbagliato, ma andrà in rovina! Con l'aborto e la contraccezione c'è stato un crollo delle nascite e l'invecchiamento della popolazione: guai per l'INPS e per lo Stato! L'uomo si sta distruggendo!

La vita la dona il Signore il Signore la toglie e basta.Mentre leggevo l'articolo mi immaginavo la scena e come si potesse sentire nell'animo DjFobo lungo quel tragitto,come sara'stato per lui lungo o corto poco importa quel che importa e' che lui e' felice.Ecco io in Fabiano ho visto Gesu'che andava a morire felice per il suo popolo poiche' condannato a morte.Il SIGNORE a visto, tutti gli altri non facciano finta di non vedere.Mi sbagliero' non so,forse starei peccando booo comunque chi puo'scagliare la prima pietra si faccia avanti e non perdiamo altro tempo.In Italia per la legge ai nostri politici gli sta bene che vengono considerati criminali,loro!Siamo in Italia.Non ci sono parole per come vorrei offenderli purtroppo non esistono.

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