La torre di Capo Peloro
Il signor Leonardo Santoro scrive a Tempostretto per spiegare come le mareggiate delle scorse settimane abbiano rivelato i bastioni cinquecenteschi del basamento fortificato della torre di Capo Peloro. E allega anche le foto da lui realizzate.La memoria storica a volte viene "rinfrescata" da eventi naturali come una mareggiata.
Sabato, 21. Aprile 2012 - 0:30
Scritto da: Leonardo Santoro
GALLERY-La torre di Capo Peloro

Le mareggiate rivelano i bastioni cinquecenteschi del basamento fortificato della torre di Capo Peloro
A seguito delle forti mareggiate di metà aprile, l’erosione costiera ha rivelato, a Capo Peloro, la parte apicale dei bastioni di presumibile origine cinquecentesca del basamento fortificato della torre. Il basamento presenta una configurazione geometrica caratteristica delle metodiche ingegneristiche delle fortificazioni quattro e cinquecentesce e rileva una buona fattura. L’angolata è costituita da imponenti blocchi di calcarenite compatta alternati a calcari fossiliferi bianchi, legati da malte pozzolaniche.La natura litologica e le dimensioni dei blocchi utilizzati fanno presumere l’utilizzo di pietrame importato appositamente per la realizzazione del fortilizio. Nell’areale messinese si rinvengono infatti soltanto trovanti o rari banchi di calcari fossiliferi bianchi e compatti mentre sono più rare le calcareniti tufacee che costituiscono i blocchi principali dell’angolata.L’inclinazione e l’angolata sottolineano l’imponenza della struttura che, perdurando lo stato attuale di erosione, potrebbe riportare alla luce l’intero bastione di cui si stima un’altezza di almeno dodici metri.Con la venuta alla luce del manufatto si intravedono inoltre anche due aspetti interessantissimi del monumento militare. La funzione strategica militare della torre, che nei millenni ha svolto funzioni di presidio fortificato all’imboccatura nord dello stretto e la perduranza della struttura all’effetto dei maremoti.Il contrafforte infatti, se correttamente datato, ha resistito ai maremoti che hanno colpito l’areale dello stretto negli ultimi seicento anni. La presenza di tali fortificazioni murarie a protezione della sovrastante torre fa infatti ipotizzare la necessità, maturata all’epoca, di un presidio capace di frangere i flutti e garantire nel contempo una difesa costiera efficace. L’aspetto connesso alla resistenza del manufatto alle ondate di maremoto, sicuramente almeno 4 nell’ultimo millennio (1169, 1783, 1894, 1908) conferma la buona fattura del contrafforte e la sua funzione di presidio costiero contro la furia dei marosi. Se confermata la datazione, potrà essere aggiornata anche l’analisi effettuata su indicazione dello scrivente, dai tecnici dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia che, a caccia di tracce di paelomaremoti, ritrovarono nei sedimenti degli scavi effettuati all’interno della Torre, tracce dei descritti maremoti. La persistenza di una parte intatta del manufatto apre, in tal senso nuovi scenari. Perché una conformazione stellare del basamento costiero ? Era previsto un attacco dal mare ? Era necessario difendere un annesso approdo militare ? O si ipotizzava un nemico diverso dall’uomo individuato nelle forze della natura che periodicamente con correnti di marea, terremoti, mareggiate, ondate di maremoto, insidiarono per millenni la torre di Capo Peloro ? Tornando ai giorni nostri.Il contrafforte non è certo nuovo all’attenzione di chi ha operato negli ultimi decenni nell’area. Si rilevano infatti, tra i blocchi lapidei dell’angolata, recenti allettamenti di malta cementizia a ritiro controllato, databili a non più di una quarantina di anni. A conferma che il terrapieno su cui è stato fondato l’intero parco di capo peloro con ponticelli, gabbie per l’intercettazione della sabbia (sottile e leggera, come quella degli arenili della Sicilia sud orientale e non pesante e silicea come quelli nostrani), sia l’effetto di depositi costieri recenti risalenti all’ultimo ventennio.La memoria storica, si sa, spesso viene rinfrescata da eventi imprevisti come una mareggiata di metà aprile che distrugge ciò che di recente e di bello l’uomo ha realizzato ma nel contempo mette alla luce tesori archeologici nascosti di bellezza ancora più preziosa perchè hanno resistito ai secoli e non ai decenni.
Leonardo Santoro

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