Dossier Torrente Trapani
Gli ultimi sviluppi sul piano della giustizia amministrativa e penale sui casi simbolo della speculazione edilizia sul Torrente Trapani sembrano dare ragione agli ambientalisti e agli allarmi sul rispetto dei vincoli idrogeologici e i territori a rischio. Ecco il dossier completo.
Mercoledì, 19. Aprile 2017 - 22:36
Scritto da: Alessandra Serio
Categoria: cronaca


La Zps di Messina non si tocca. E' definitiva la perimetrazione della Zona a protezione speciale che copre quasi il 70% del territorio comunale, ponendo il vincolo su buona parte del territorio, soprattutto quello a rischio idrogeologico e sismico ovviamente, e determinando di fatto l'inedificabilità e l'azzeramento delle cubature residue su tali zone.

Lo ha stabilito il Tar di Catania, secondo un orientamento che era comunque già emerso durante i diversi procedimenti.

Il Tribunale ha infatti notificato proprio in questi giorni la perenzione del procedimento 231 del 2008 relativo alla "diatriba" tra Comune, regione e WWF relativa alla competenza ed alla perimetrazione in sé. Perenzione dovuta all'inattività delle parti. Il procedimento era approdato ad una fase precisa: il Cga aveva annullato la sospensiva concessa dal Tar e nominato un commissario. Ma nel corso del tempo evidentemente il Comune di Messina ha cambiato posizione, ed ha ritenuto non più di interesse opporsi alla perimetrazione attuale.

E' un tassello importante, quello definito con il provvedimento della giustizia amministrativa, per le associazioni ambientaliste che hanno lottato proprio per stabilire il principio che le Zone a protezione speciale vanno rispettate, soprattutto in un territorio, come quello messinese, estremamente delicato e sovra caricato dal punto di vista edilizio.

Lotta che ha avuto un banco di prova preciso: il Torrente Trapani. Proprio il boom edilizio sul torrente che delimita il centro cittadino a nord aveva acceso le preoccupazioni per il rischio idrogeologico e sismico, cui si è chiesto un argine proprio invocando i vincoli posti dalla Zps.

E proprio ieri il Tribunale di Messina ha depositato le motivazioni della sentenza di primo grado su uno dei casi simbolo, quello relativo alla costruzione del complesso La Residenza. Motivazioni che accolgono e cristallizzano le "ragioni" della Zps e degli ambientalisti.

O di chi, come l'ingegnere Gaetano Sciacca, aveva sposato la battaglia e lanciato allarmi precisi, dalla posizione di capo del Genio Civile, allora ricoperta.

Nelle sentenze che spiegano i perché delle cinque condanne emesse a luglio scorso la corte presieduta dal giudice Samperi spiega perché la lottizzazione abusiva è reato, in cosa consiste e perché chiama in causa anche gli enti preposti alla vigilanza ed al rilascio delle singole concessioni, pareri e via dicendo.

La storia del progetto prende le mosse nel 2001 con le prime richieste ai vari enti coinvolti. Tutte positive, compresa la valutazione di impatto ambientale.

Ma qualcosa si inceppa quando, dopo le prime opere, forestali e ispettori del Genio vanno a verificare come vanno le opere. 

Spartiacque è proprio il sopralluogo degli ispettori della Forestale e del Genio civile del 23 marzo 2010 che stigmatizza gli interventi di sbancamento a monte della collina, le  quantità di materiale riversato sugli stessi fianchi della collina, non stabilizzati e quindi pericolosi in caso di pioggia, le opere di urbanizzazione non eseguite,  intima alla ditta di provvedere e ad aprile successivo revoca due autorizzazioni rilasciate nel 2008 e nel 2009, rilasciate dal Genio, altre due le revoca il Comune, quindi il Genio blocca i lavori. Infine interviene di nuovo il Comune, lo stesso anno, revocando parzialmente l’ultimo provvedimento dell’ufficio di Sciacca, per consentire alla ditta di completare le opere urgenti, comprese quelle richieste dal Genio stesso.

L’accusa principale ai costruttori era di aver ottenuto le autorizzazioni sul falso presupposto che l’area non era sottoposta a vincolo idrogeologico. Così non era, ha sostenuto la Procura, proprio perché le caratteristiche peculiari del Trapani, ossia gli elementi di rischio idrogeologo aggravato se non causato dalla pesante speculazione edilizia passata, erano già state segnalate in diversi atti normativi e direttive statali. E che il fatto che non l’area non rientrasse nel Piano di assetto idrogeologico regionale non escludeva il vincolo, perché il Pai oltre ad essere atto subordinato si è dimostrato più volte inadeguato (vedi il caso Giampilieri).

A sostenere l'accusa è stata il pm Liliana Todaro, magistrato che si è occupata di effettuare uno screening più generale delle emergenze del territorio, dal rischio torrenti agli abusi edilizi sulle sponde dei fiumi, sia in città che in provincia. 

Di là della ricostruzione della vicenda in sé, della valutazione dei complessi passaggi e dei diversi atti, pareri e concessioni che si sono sommate dal 2001 al 2011, la Corte pone alcuni principi rilevanti, giudicando il caso Residenza.

  Anzitutto richiama lo stato di fatto delle opere e del territorio sul quale vanno a ricadere, superando il concetto, che stava a base delle difese, che devono essere valutati, giudicati e presi in considerazioni i singoli atti amministrativi.

E “inchioda” l’ente, in questo caso il Comune, ad un imprescindibile compito di vigilanza, che si snoda lungo tutto l’intervento, nel corso di tutto il progetto, e non si esaurisce nel rilascio di un parere o di una concessione. “Non può ritenersi che il solo fatto che il programma costruttivo fosse stato approvato elidesse alla radice ogni successiva possibilità di valutazione in sede di liceità dell’intervento edilizio..”.

La sentenza della II sezione penale pone un altro punto fermo: ossia spiega chiaramente che la stessa valutazione va fatta sempre e sull’intera lottizzazione, anche quando questa è il risultato di diversi progetti edilizi, una pratica questa molto diffusa per fare passare grosse speculazioni edilizie presentando e chiedendo concessioni per  singoli programmi, mentre in realtà si va poi ad intervenire su intere ed estese aree.

“E’ indubbio che da tutto il complesso delle opere eseguite risulta una palese violazione dell’art. 2 delle norme tecniche di attuazione del piano regolatore generale, con gravi rischi anche per l’incolumità pubblica”, scrivono ancora i giudici. “ in altri termini, non siamo in presenza di scelte meramente inopportune sul piano urbanistico –amministrativo, ma di un vero e proprio contrasto dell’intero strumento e degli atti esecutivi consequenziali a precetti imposti per il corretto governo del territorio a tutela dell’interesse collettivo alla sicurezza e salubrità degli insediamenti abitativi”, scrivono i giudici nelle 60 pagine di motivazione di sentenza.

"Si tratta di una sentenza importante che rende giustizia al WWF delle azioni condotte a tutela dell'ambiente e del territorio di Messina, dei peloritani e dell'area dello Stretto - commenta l'avvocato Aurora Notarianni, legale dell'associazione ambientalista, parte civile nel processo - I tentativi dell'amministrazione di nascondere, ignorare, celare e cancellare i vincoli ambientali sono miseramente falliti, alcune della molte responsabilità sono state accertate, per taluni (Oro Grigio) in via definitiva.

Altre sono in corso di giudizio, di altre ancora (Messinambiente) non si è fatto tesoro continuando a determinare danni irreparabili. Le sentenze di condanna sinora intervenute non hanno evitato il saccheggio del territorio a cui ancora ogni giorno assistiamo e che non ci stancheremo di contrastare perchè i crimini contro l'ambiente sono crimini contro l'umanità".

A proposito dell'inchiesta Oro grigio, ossia il comlesso Green Park bloccato dopo la scoperta di un giro di mazzette dietro il progetto, un altro caso simbolo nella complessa questione Trapani, proprio in questi giorni il WWF ha presentato la riassunzione del processo, per i risarcimenti dei danni materiali e non subiti dalle parti civili, dagli acquirenti alle stesse sigle ambientaliste.

Ma soprattutto prepara la missiva al Comune di Messina perché proceda con la demolizione dello "scheletro" del complesso, o ne intimi la demolizione a chi di competenza. 

Al.Ser.

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COMMENTI

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Non capisco cosa c'entri Accorinti per episodi risalenti a oltre 10 anni fa in cui non era sindaco della città. Di attenta questa messinese ha ben poco....

Il genovesiano Accorintintin ha dovuto obbedire al suo salvatore, presentando un piano che prevedeva la cementificazione di quello che restava del sacco delle colline di Messina. Una volta tanto, chi di competenza ha adempiuto al proprio dovere, sventando il servilistico tentativo di Accorintintin di devastare il territorio per guadagnarsi ulteriormente le grazie del suo padrone, al fine di potere continuare a sedere sulla poltrona di Sindaco, su cui fu messo da un pluri inquisito per continuare l'opera di asservimento e di saccheggio della città ai suoi voleri.

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