De Filippo al Teatro Antico nel 1984: “Voglio vedere il teatro che non si arrende”

Sul palco del Teatro Antico di Taormina, Eduardo De Filippo il 15 settembre del 1984 ha dato al pubblico quello che può essere ricordato come il suo addio alla scena, forse anche alla vita. Trent’anni fa, in un commovente discorso che univa l’uomo attore all’uomo drammaturgo, l’uomo poeta all’uomo padre, De Filippo ha lasciato alla platea che incantato lo ascoltava, in un riverente silenzio interrotto solo dallo scrosciare degli applausi, un’eredità commovente come le lacrime che ha cercato di trattenere mentre parlava di suo figlio.

Un amore incondizionato quello per il Teatro, che tante volte ha portato al sacrificio degli affetti: “Fare teatro sul serio significa sacrificare tutta una vita (…). Sotto il gelo delle mie abitudini teatrali, quando sono in palcoscenico a provare, quando ero in palcoscenico a recitare, è stata tutta una vita di sacrifici e di gelo: così si fa il Teatro, così ho fatto”.

Le parole di De Filippo risuonano nell’arena del Teatro di Taormina, oggi al centro di polemiche amare. Pochi giorni fa i dipendenti e i collaboratori di Taormina Arte hanno scritto una lettera aperta per esprimere il loro dissenso verso le scelte scellerate che tradiscono il patrimonio culturale e artistico della fondazione e hanno ricordato proprio il grande Eduardo De Filippo e il testamento morale contenuto nella frase: “Questo Teatro diventerà il trono dell’arte”.

Oggi i taorminesi reclamano quel testamento, reclamano gli spettacoli di qualità, reclamano un futuro dignitoso per Taormina. Oggi come trent’anni fa, quello a cui assistiamo è un atto d’amore e le parole di allora, pronunciate dall’uomo che più di ogni altro in Italia ha fatto il Teatro, valgono come prima, anzi oggi di più: “Voglio vedere anch’io il teatro dalla platea, voglio anch’io vedere il teatro che cammina, voglio vedere il teatro che non si arrende, che va avanti con i giovani, con gli anziani, con i vecchi come me. Va avanti”.

Giusy Briguglio