La stanza del Sindaco da oggi porta il nome di Peppino Impastato

«La mafia è una montagna di merda». «Se si insegnasse la bellezza alla gente la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà». Sono alcuni dei messaggi che Peppino Impastato ci ha lasciato in eredità. E da oggi sono incisi in una targa che a Palazzo Zanca è stata inaugurata per intitolare la Stanza del Sindaco a Peppino Impastato. Una giornata intensa e fortemente voluta dal sindaco Renato Accorinti e dall’assessore Federico Alagna.

Una giornata che ha portato a Messina Giovanni Impastato, fratello di Peppino, emozionato per quello che ancora oggi significa Peppino. Per i giovani soprattutto, perché i ragazzi hanno bisogno di queste storie. Con una cerimonia che prima al Palacultura ha coinvolto circa 800 studenti delle scuole messinesi e poi a Palazzo Zanca ha riunito le Istituzioni, l’amministrazione, le Forze dell’Ordine in un momento intenso e significativo, da oggi accanto alla Sala giunta, intitolata a Falcone e Borsellino, adesso c’è anche Peppino Impastato. Nomi che non devono essere solo memoria ma monito quotidiano dell’agire di ognuno di noi.

In prima fila accanto al sindaco Accorinti, che ha ribadito l’importanza di momenti come questi dedicati soprattutto ai giovani, anche Piero Campagna, fratello di Graziella, anche lei uccisa da una mafia che non guarda in faccia nessuno.

La giornata ha avuto l’obiettivo di far comprendere ai giovani ragazzi e ai cittadini presenti l’estrema attualità della lotta alla mafia legata ai diritti sanciti dalla costituzione nell’ambito dell’antifascismo e della giustizia sociale. Gli studenti hanno avuto modo di conoscere la storia di Peppino Impastato e del movimento antimafia, di porre domande e sviluppare approfondimenti, al fine di comprendere l’estrema attualità di questa lotta e del suo legame con i diritti sanciti dalla costituzione, con l’antifascismo e la giustizia sociale. Per l’occasione allestita nel foyer del Palazzo della Cultura anche una mostra fotografica dedicata alla vita di Peppino.

Ucciso 40 anni fa dalla mafia perché dai microfoni di Radio Aut aveva denunciato, sfidato, combattuto quel boss che viveva a “cento passi” da casa sua per difendere la sua terra, per provare a cambiare le cose in quella Sicilia in cui gli “uomini d’onore” lo fecero saltare in aria sui binari della ferrovia per zittire la sua voce e il suo coraggio. Quella voce che però non si è mai spenta. E quarant’anni dopo Peppino Impastato è più attuale che mai.

F.St.