Attilio Manca, il caso non è chiuso: Ingroia vuole ascoltare D’Amico e Siracusa

L'ex pm Antonino Ingroia ha chiesto alla Procura di Roma di tornare a indagare sulla morte dell'urologo barcellonese Attilio Manca. Sulla scorta delle rivelazioni del epntito Lo Verso, il legale della famiglia Manca ha presentato una nuova denuncia e incontrato il procuratore capo Giuseppe Pignatone. A raccontarlo è stato lo stesso Ingroia in audizione davanti alla Commissione parlamentare Antimafia.

Secondo Ingroia, "ci sono i presupposti perchè si apra un nuovo procedimento". "Pignatone si è impegnato con la madre di Attilio Manca affinché vengano fatte indagini serie", ha detto Ingroia. Secondo l'ex pm, il presupposto per l'apertura di un procedimento sarebbe la deposizione del collaboratore di giustizia Stefano Lo Verso, ma andrebbero anche interrogati altri due collaboratori di giustizia siciliani, Carmelo D'Amico e Nunziato Siracusa "che potrebbero riferire fatti e circostanze di rilievo", oltre al pentito Setola. Quest'ultimo, molti anni dopo la morte di Manca, aveva detto di aver saputo in carcere che Bernardo Provenzano si era fatto operare e un medico sarebbe stato ucciso perché lo avrebbe riconosciuto. Ingroia oggi ha sottolineato che il corpo di Manca fu trovato con il naso "visibilmente deviato e frantumato" e a proposito dei buchi che gli sono stati trovati sulle braccia ha evidenziato che l'urologo deceduto "era un mancino puro: come si sarebbe praticato una iniezione scegliendo di farlo con la mano destra?". "La messa in scena e il depistaggio – ha affermato – fanno intendere che non siamo di fronte ad un omicidio solo di mafia".

L'avvocato ha quindi parlato di "sciatteria dei magistrati di Viterbo che si sono occupati di questo caso" e ha riferito di essere stato indagato dalla procura di Viterbo per alcune dichiarazioni fatte. Ingroia ha chiesto di condurre sul caso "il minimo delle indagini indispensabili" per esempio acquisendo una serie di tabulati telefonici per capire se Attilio Manca si recò o no a Marsiglia nel periodo in cui Provenzano venne operato.

"La madre dell'urologo morto – ha spiegato il legale – dice di aver ricevuto una telefonata da Marsiglia del figlio che gli diceva di essere lì per assistere ad una operazione". Ha fatto anche notare che, a parte i pochi giorni della degenza, Provenzano si sarebbe trattenuto a Marsiglia per oltre un mese e in alcuni giorni, vicini a quel periodo, l'urologo Manca non era in servizio in Italia. Quanto al movente del possibile omicidio, Ingroia ha parlato di Manca come "vittima del muro di protezione eretto attorno a Bernardo Provenzano, tra l'altro garante della trattativa Stato Mafia" sul fronte mafioso. Il cugino di Attilio Manca, Ugo Manca, "era al centro di relazioni pericolose e potrebbe aver indotto Attilio a curare un personaggio strano; magari Attilio Manca non sapeva fosse Provenzano. Manca potrebbe poi aver capito qualcosa (sull'identità del paziente) e Ugo Manca essere il primo a temere che saltasse qualcosa".

I parlamentari della Commissione Antimafia intervenuti per porre domande all'audito, Claudio Fava, Giulia Sarti, Franco Mirabelli, Andrea Vecchio, hanno sottolineato come le indagini "abbiano risentito di una straordinaria superficialità", come ha detto il vicepresidente della Commissione, Fava. La presidente della Commissione, Rosy Bindi, ha affermato che si prenderanno in esame i nuovi elementi "per amore della verità e per una giusta attenzione chiesta dalla famiglia Manca" al caso.

La famiglia Manca aveva incontrato la Commissione precedentemente, in occasione della tappa messinese di alcuni mesi fa. L'indagine era da poco arrivata sul tavolo della Dda romana. Adesso la nuova svolta, sperata dai Manca, grazie alla nuova denuncia.

Alessandra Serio