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Arghillà, il diritto a vivere in case “di classe A”

Una decisione «attesa, necessaria e importante»: secondo il circolo reggino di Legambiente rappresenta questo, la convocazione di un “tavolo” tecno-operativo su Arghillà da parte della Prefettura.
Nella visione degli ecologisti, si tratta di una “ripartenza” vera e propria sul difficile quartiere della periferia Nord collinare di Reggio. Una scelta importante, a fronte dei vecchi problemi che «si trascinano da anni minando la vivibilità del quartiere e rendendone difficile una serena convivenza tra i residenti».
Anzi, l’auspicio è che l’iniziativa prefettizia non si limiti «a un fatto rituale e occasionale». Questo perché Comitato di quartiere e tante associazioni da anni spendono azioni di cittadinanza attiva e di “rete” sul territorio, chiedendo di partecipare alle scelte. Specie per quanto attiene all’ambiente e alla manutenzione dei beni pubblici nell’area.

La priorità alla questione abitativa

Condivisibile peraltro, ad avviso di Legambiente, l’aver dato priorità a precarietà e disagio abitativo, fattori che hanno determinato numerose occupazioni abusive d’alloggi popolari, creando «una miscela esplosiva con conseguenze molto gravi per la salute, la dispersione scolastica, la vita comunitaria». Secondo gli ecologisti, su questo versante occorre regolarizzare gli abusivi per consentire ai residenti di «rientrare nella legalità», ma al contempo «dare vita a un progetto di riqualificazione sostenibile del patrimonio edilizio pubblico» da parte di Comune e Aterp. E di recente significative connessioni tra fragilità e risorse «sociali e ambientali» sono state tracciate, si rileva, nell’indagine nazionale di Caritas e Legambiente Territori civili – Indicatori, mappe e buone pratiche verso l’ecologia integrale.

Civico 5.0

Per questo Arghillà è stata scelta dal Circolo Legambiente Reggio Calabria “Città dello Stretto” e dal Regionale Calabria come “comunità d’indagine” nel contesto della campagna nazionale CIVICO 5.0. E dal monitoraggio di famiglie che vivono in case popolari, ma anche d’edilizia privata, sono emersi grandi gap dal punto di vista della sicurezza statica e dell’efficienza energetica. E un patrimonio immobiliare vetusto, sul quale non vengono effettuati interventi manutentivi e mal curato dagli stessi residenti, vista anche l’estrema precarietà in cui vivono. Ed ecco dispersioni termiche, elevati consumi elettrici, scarso ricambio d’aria, umidità, perdite delle reti idriche, sistemi elettrici obsoleti e precari. «Tutto ciò acuisce le disuguaglianze già vissute prima dell’emergenza sanitaria, si osserva.
Ecco perché si rivendica anche per gli abitanti di Arghillà, alla luce della campagna Civico 5.0, Il diritto a vivere in case di Classe A. Un mix tra un’opportunità ambiental-climatica e le più moderne politiche di Welfare «in tema di riduzione dei consumi energetici e di disuguaglianze e miglioramento del senso di comunità».