Dai nipoti di Santapaola a quello di Sebastiano Scuto, chi è Michele Spina

Anche il suo nome spuntava nelle intercettazioni dell’operazione Beta1. E ad oltre un anno di distanza anche per lui sono arrivate le manette. Michele Spina, di Acireale trapiantanto a Messina, nipote del potente Sebastiano Scuto, il re dei supermercati di San Giovanni La Punta, oggi agli arresti domiciliari, sarebbe stato uno di quelli che con i Romeo ha fatto affari, o almeno ci ha provato. Il settore è quello lucrativo del gioco d’azzardo.

“Purtroppo in questo settore c’è un po’ di infiltrazione mafiosa. A Trapani lo ha il nipote di Matteo (Messina Denaro ndr), là ce l’hanno quelli, i Graviano, quello là per dire Totò Riina, la figlia di Lo Piccolo aveva il tabacchino”. A dirlo è un nipote di Nitto Santapaola, Enzo Romeo, considerato il capo della cellula mafiosa etnea a Messina. Che per fare soldi nel settore si è messo in contatto o ha usato come prestanomi soggetti come Michele Spina appunto. “Io prendevo una percentuale di gestione e gli mandavo i ragazzi", spiega Romeo a Biagio Grasso in una delle tante conversazioni intercettate. Con Spina le cose non sono sempre andate lisce, però. Grasso per esempio svela come in un’occasione lo aveva coperto per i debiti contratti con i cugini catanesi, che erano costati all’acese atti ritorsivi.

“Io ci sono rimasto, perché con lui mi sono comportato sempre bene. Mi sono messo sempre a disposizione”, dice Spina. Romeo dal canto suo lamentava: “Sono dovuto andare da mio fratello piccolo per portargli i soldi a quelli, tipo che li aveva mandati Michele Spina perché altrimenti gli tagliavano la testa, e non gli devo dare almeno uno schiaffo?”. In una delle tante situazioni di tensione tra Spina e i Romeo, convocato da questi ultimi, Spina arriva col bambino, un’altra volta con la moglie, forse temendo il peggio e pensando quindi di ammorbidire il comportamento dei suoi interlocutori.

Nel 2006 con la Primal srl Spina partecipa al bando per la concessione dei centri scommesse e si aggiudica i diritti su 24 sale e 71 corner.

Dietro la società ci sarebbe stato Romeo, ma non solo. Perché il catanese-messinese avrebbe chiesto a persone appartenenti alla Sacra corona unita e alla‘Ndrangheta di finanziare il progetto e mettere così in condizione Spina di partecipare al bando. “Aveva necessità di ingenti somme di denaro che Romeo attraverso i suoi canali riconducibili alla criminalità organizzata pugliese e calabrese riuscì a raccogliere”, conferma Grasso.

La raccolta avrebbe fruttato circa 3 milioni di euro, Spine ne mise altri 9 e li versò al ministero delle Finanze. Parte della somma sarebbe stata messa a disposizione da una serie di società partner che però, secondo la Guardia di Finanza, non avevano requisiti di affidabilità sia perché legate a soggetti con precedenti sia perché privi di fatturati adeguati.

E nella rete di rapporti di Spina, immancabilmente spunta anche un uomo dei servizi segreti pratico di affari, a detta di Grasso.

Le ombre fanno sì che la concessione decada anzi tempo e i finanziatori occulti ad un certo punto pretendono indietro l’investimento da Spina. Per trattare, si va nello studio di un avvocato romano. “Salgo e vedo un mare di cristiani – racconta Romeo a Grasso – Una sala riunioni senza esagerare di qui sino al palo e un tavolo largo cinque metri”. Durante la riunione Spina, pressato, avrebbe annunciato di avere venduto la società a Romeo.

Preso alla sprovvista, Romeo torna subito lucido e si fa forte delle parentele catanesi per tenere botta agli interlocutori. “Vedi che lui è Tizio, nipote di Caio”, avrebbe detto Spina agli interlocutori, che avrebbero capito subito l’antifona: “ Film… chi è voluto uscire prima… chi è uscito ha aspettato sono usciti, sono scappati prima”, racconta Romeo a Biagio. Tanto sarebbe però bastato per mettere al sicuro Spina dagli altri ex soci occulti. Ma non dalle pendenze con lo stesso Romeo. Proprio per saldare quel debito, da 350 mila euro, Biagio Grasso avrebbe puntato sul progetto contro le ludopatie (leggi qui)