Attualità

“Bonus edilizi: facciamo chiarezza”, la parola all’esperto

La questione bonus edilizi risulta un tema complicato a causa delle continue modifiche in corso d’opera. Variazioni oggetto di riproposizione e cambiamento anche da parte del nuovo governo. Al riguardo, abbiamo sentito uno dei massimi esperti sull’argomento: l’ingegnere Francesco Triolo, già presidente dell’Ordine degli ingegneri. La materia è tecnica, e racchiude più discipline, e abbiamo chiesto all’esperto uno sforzo per renderla comprensibile.

Ingegnere Triolo, cosa è cambiato con il governo Meloni in tema di bonus edilizi?

“Allo stato attuale si è accentuata la confusione. Con cambiamenti repentini di norma, si è passati dal 110% al 90%, senza risolvere il vero problema del blocco edilizio causato dalle poche banche che accettano i crediti maturati e con interessi stellari”.

In che senso?

“Il problema dei bonus, di fatto, non è la percentuale di applicazione dello stesso, ma l’impossibilità a poter monetizzare il credito fiscale maturato da parte di committenti e imprese. In parole semplice, è come avere una Ferrari ma non poterla usare in quanto si è senza benzina. Il “motore funzionante”, che fa muovere tutti i bonus, è quello che in gergo tecnico si chiama “cessione del credito” e “sconto in fattura”. Bloccandoli, come sta avvenendo in questo momento,, si ferma il sistema e lo stesso va in tilt”.

Ma le paventate truffe acclarate da più parti sono vere?

“Il tentativo di truffa lo si trova in ogni attività in essere ove è possibile un ritorno economico. Allo stato attuale solo una piccola percentuale è stata riconosciuta. È compito del governo arginare le stesse. Non si può pensare di eliminare una valida e riconosciuta opportunità per incapacità di chi è deputato al controllo di tutto”.

Consiglierebbe in questo momento di programmare lavori utilizzando i bonus?

“No! Da tempo lo sconto in fattura applicato da imprese e tecnici risulta bloccato dalle banche che non accettano i crediti. Fino a qualche settimana fa, Poste Italiane accettava i crediti ceduti dai committenti con tassi di interesse che arrivavano al 30%. Ora, e all’improvviso, si è fermata pure Poste e non accetta più niente”.

Da esperto del settore si sente di dare qualche consiglio?

“Sì. È necessario che il governo faccia ripartire la Cassa depositi e prestiti, e pure Poste Italiane, sia per i primi che secondi cessionari. Occorre imporre un tetto limite legato agli interessi bancari e eventualmente studiare la possibilità di trovare una soluzione fiscale per imprese e professionisti. Allo stato attuale, e dopo le modifiche governative in corso d’opera, con crediti maturati nel cassetto fiscale e con l’impossibilità a cederli, lo stesso governo pretende il pagamento di tasse e contributi che, di fatto, porterebbe ad un’anticipazione della spesa da parte del contribuente. Spesa che dovrà sostenere, avendo intascato poco o nulla”.