Le storie

Da Milano a Messina, ha il posto fisso ma lo lascia per realizzare il sogno della vita VIDEO

di Carmelo Caspanello (riprese e montaggio video: Matteo Arrigo)
MESSINA – Una laurea alla Bocconi di Milano in Economia aziendale e specialistica in Management. Un lavoro nel mondo del marketing, con brand importanti della moda e del lusso quali Zegna, Oviesse, Valentino e Luis Vuitton. Dopo un decennio nel capoluogo Lombardo, decide di lasciare tutto per tornare in Sicilia. E non perché non si trovi bene a Milano. Anzi. Nella sua terra viene assunta in banca. E’ l’agognato posto fisso al quale i giovani ambiscono e che sembra una chimera. Ma non lei. Che dopo tre anni lascia anche quello per seguire i suoi sogni: disegnare gioielli, creare una start-up, vendere il suo prodotto particolare, quei gioielli in argilla polimerica. Emanula Caminiti, 36 anni, mamma di un bimbo, sprizza entusiasmo e professionalità. “Pentita di aver lasciato il posto fisso? Assolutamente no” spiega nell’intervista rilasciata a Tempostretto.
Ma quando ha deciso di lasciare il posto in banca, a tempo indeterminato, nessuno le ha detto: cosa stai facendo, è una follia? C’è stato un momento in cui magari si è pentita delle decisioni prese?
“Sì, mi è stato detto cosa stai facendo… E non nascondo che qualche momento di smarrimento c’è anche stato. Ma i pro erano decisamente maggiori rispetto ai contro. Io, avendo due anime, una analitica ed una creativa, penso sempre di fare le liste di pro e contro. Tornare in Sicilia era un desiderio che cresceva in me ormai da diversi anni (tutti i Siciliani che risiedono fuori credo che ad un certo punto abbiano una fortissima nostalgia della propria terra). Era uno degli obiettivi della mia vita, non tornerei mai indietro. Ma vorrei che fosse chiara una cosa: sono molto affezionata a Milano. Non sono una persona che è scappata perché li si trovava male. Ho scelto di rientrare in Sicilia, nella mia terra, senza essere costretta, in piena libertà e consapevolezza. Una scelta d’amore, insomma, come tutte quelle che ho fatto nella mia vita, compresa quella di fondare Ela C Atelier. Il mio obiettivo è lavorare pienamente da Messina come base ma con importanti città Italiane ed anche all’estero. La Sicilia coma base è perfetta. Certo, ci vorrebbe più attenzione, in generale, verso la micro imprenditoria, l’imprenditoria femminile, per fare degli esempi. Nel mio caso specifico, non sono riuscita ad accedere a nessun bando o finanziamento, perché non avevo i requisiti o perché non c’erano più fondi. Molti bandi vengono aperti e chiusi in un battito di ciglia… Se ci fossero simili occasioni, ritengo che tante persone potrebbero avere una spinta maggiore”.
Emanuela, la sua è stata una scelta radicale. A suo figlio, ai giovani di questa martoriata terra, qual è il messaggio che intende lanciare attraverso la sua esperienza?
“Il messaggio che intendo dare è comunque di provarci. Mio figlio è stato fondamentale in questo processo, nella mia decisione, perché ad un certo punto mi sono resa veramente conto di non essere al cento per cento soprattutto nei suoi confronti. Penso che ogni bambino debba avere una mamma che si sente realizzata, serena. Ed io ad un certo punto non lo ero più. Per cui la mia scelta radicale è dipesa soprattutto da una consapevolezza che è nata in me. Devo dire che chi mi è stato intorno mi ha aiutato a capire che non mi sentivo bene nel mio nuovo lavoro, nel mio nuovo contesto. E quindi dovevo crearmi una nuova situazione che potesse farmi sentire realizzata. Bisogna provarci. Tergiversare o procrastinare situazioni che possono farci stare male, col tempo fanno stare male non solo noi stessi ma anche chi ci sta intorno. Essere liberi non significa tuttavia essere degli sprovveduti. Nel senso che io ho dovuto fare tante analisi, tanti sacrifici. Adesso mi sento felice. Ed è importante per ogni bimbo avere accanto una mamma felice”. (Nel video allegato l’intervista integrale ad Emanuela Caminiti)