Tutto secondo “copione”, bocciato il Piano di riequilibrio targato Accorinti (Signorino)

Il voto è arrivato a dieci minuti dallo scoccare della mezzanotte, in gioco però non c’era la carrozza di Cenerentola pronta a trasformarsi in zucca ma il futuro del Comune e della città di Messina che si è trovato faccia a faccia con il dissesto. Alla fine è accaduto ciò che era stato ampiamente previsto: l’amministrazione Accorinti ha portato in aula il suo piano di riequilibrio, il Consiglio comunale lo ha bocciato sonoramente. Il parere negativo dei Revisori dei conti e il troppo poco tempo avuto a disposizione per leggere le carte hanno spinto i consiglieri a fare quella scelta che ovviamente l’amministrazione non poteva ufficialmente chiedere ma che concede la possibilità di appigliarsi al comma 573 della legge di stabilità che dà altri 60 giorni di tempo per riproporre il piano, strumento indispensabile per aderire al cosiddetto “salva-comuni nazionale” e accedere alle risorse impegnate per Messina nel Fondo di rotazione. Tempo che servirà al vice sindaco Guido Signorino per produrre un documento finanziario più corposo e completo e agganciare anche il dl 35 potendo accedere al fondo istituito dal Governo per aiutare le pubbliche amministrazioni a saldare i debiti con i fornitori.

Al momento del voto i consiglieri in aula erano 34. In 13, tutto il gruppo Forza Italia, Nuovo centrodestra e Democratici Riformisti, hanno votato contro il piano, l’area Pd e persino Cambiamo Messina dal Basso, hanno scelto l’astensione, unico voto favorevole quello della consigliera accorintiana Lucy Fenech che invece ha voluto dare forza e ragione alla sua amministrazione che in aula ha difeso con forza il piano e il lavoro fatto in questi mesi, nonostante la speranza di tutti fosse quella di ottenere i “tempi supplementari”.

Ad un appuntamento così importante non poteva mancare il Sindaco Renato Accorinti che ha aperto i lavori chiedendo all’aula un atto di grande responsabilità, un voto coscienzioso e il rispetto reciproco pur nella diversità di idee e posizioni politiche.

Avete ragione a dire che siamo arrivati all’ultimo momento, ma non certo per superficialità. Il lavoro in questi sette mesi è stato incredibile, ci siamo trovati in continua emergenza su tutto, possiamo dire che non abbiamo colpe perché non abbiamo mai fatto parte di quella politica che ha devastato la città e questo non è un dettaglio da poco. Vi assicuro che dentro ogni carpetta che abbiamo aperto ci sarebbe stato da lavorare per una vita. Questo piano forse non basterà ma è quello che siamo riusciti a fare lavorando giorno e notte”. Il sindaco ha messo l’accento su quelle che ritiene assurdità, come la mancata approvazione dei bilanci dell’Atm dal 2001, ha parlato di Messinambiente su cui si intende cambiare rotta il prima possibile. “ I numeri di questo piano sono insopportabili per la città ma noi ci crediamo. Speriamo di poter avere ancora qualche mese non per correggere, ma per fare un salto di qualità soprattutto sulle partecipate veri buchi neri della città. Spero di cambiare questo piano in positivo e insieme a voi nei prossimi mesi”.

Ha voluto fare eco alle parole del sindaco il suo vice Guido Signorino che ha snocciolato alcuni numeri che spiegano il lavoro fatto su questo piano, in virtù soprattutto del fatto che rispetto a quello del Commissario Croce sono venuti a mancare quei 145 milioni di euro del contratto di servizio con l’Amam, elemento portante di quel piano. Dove recuperare quindi quelle somme? Signorino ha spiegato che molto lavoro è stato fatto sulle economie di bilancio portando a regime risorse già destinate al saldo dei debiti per transazioni precedenti che nel bilancio 2013 ammontano a 8 milioni. Da qui l’elenco delle “soluzioni”. “L’Amam ha fatto pervenire una proposta di piano economico-finanziario che può consentire un utile di 7 milioni in 10 anni. I risparmi di risorse sul personale ammontano a circa 25 milioni. Si risparmierà sulla gestione economica dell’energia. La finanziaria regionale indica l’introduzione di un contributo decennale per i comuni che si trovano nella condizione della legge 174 e dunque prevediamo un’entrata di 30 milioni per il decennio. Dall’ufficio dell’edilizia privata è pervenuto un piano di recupero delle sanatorie edilizie che prevede nei primi cinque anni il recupero di 5 milioni. Altre somme ci saranno restituire grazie alla sentenza della Corte costituzionale che esonera le regioni a statuto speciale dal pagare le sanzioni per lo sforamento del patto di stabilità 2011. 1,3 milioni saranno recuperati dalla lotta all’evasione fiscale, altri 8 milioni nel decennio dal risparmio sui fitti passivi, attueremo una riforma delle zone catastali”. Per l’assessore il piano mostra piene condizioni di equilibrio, la ricetta sarà il contenimento delle spese e giusto per fare un esempio Signorino ha citato il fatto che nel 2013 spese di rappresentanza degli uffici del sindaco calate del 96%. “Questo piano può avere interventi migliorativi non appena lo invieremo al Ministero dell’interno. Ma chiedo al Consiglio di valutarne l’approvazione immediatamente”.

Dopo la voce dell’amministrazione si sono susseguiti gli interventi dei capigruppo, il primo a parlare all’aula il presidente della commissione Bilancio Franco Mondello che ha bollato il piano come troppo “accademico” e privo delle azioni incisive che questa amministrazione intende attuare. “Non sono chiari i debiti non riconosciuti, la copertura di disavanzi, dei consorzi, delle partecipate. Qual è l’ammontare della massa passiva di Messinambiente, Ato, Atm? Concentratevi su questi aspetti, mandare al dissesto il Comune è una grande iattura, significa fermare per dieci anni la città, concentratevi. Vi chiediamo entro 30 giorni di presentare piano di riequilibrio veritiero che stabilisce scadenze e che ci dia l’opportunità di vedere i contratti di servizio”.

Più catastrofista il capogruppo Pd Paolo David: “Tutti sapevamo a cosa andavamo incontro. Abbiate il coraggio di dire alla città che siamo prossimi al dissesto, la gente deve saperlo. Qualunque operazione facciamo usciremo come i responsabili della morte della città, non possiamo più andare avanti”.

Per la consigliera Antonella Russo, capogruppo del gruppo Misto, i 60 giorni in più potrebbero comunque non essere sufficienti, considerato che quello approdato in aula era più una dichiarazione di intenti che un vero piano. “Se non si può parlare di dissesto amministrativo per come sono andate le cose questo consiglio sta dichiarando il dissesto politico e la bancarotta di questa amministrazione. Non abbiamo visto il progetto politico, sapevamo tutti che la situazione era difficile, adesso dobbiamo cambiare rotta”.

Duro anche il capogruppo di Felice per Messina Giuseppe Santalco che vede ancor più nera e vicina la nube del dissesto e ha rimproverato l’amministrazione che presentando il piano nell’ultimo giorno utile non ha dato la possibilità a nessuno di leggere e capire. “Siamo di fronte al mero compitino di uno studente di terza media che ha appena superato la sufficienza. Ad esempio dov’è l’asseverazione dei debiti? Siamo in presenza di numeri attestati da chi? Avrei voluto votare questo piano, ma sono passati 8 mesi e non siete riusciti a ottenerne uno effettivo. State giocando con il fuoco”.

Quando vedo lei penso che sia la distruzione del futuro dei miei figli.” Non le ha mandate a dire Pippo Trischitta che ha fatto partire la sua analisi dal lontano 1994, dai 570 miliardi di vecchie lire scoperti dall’allora ragioniere generale Saija e dal modo in cui decise di spenderli l’amministrazione Provvidenti. “Finiamola di dire che se oggi siamo in questa situazione la colpa è solo di Buzzanca e Genovese. E’ da mesi che chiediamo che questo piano sia presentato e di non ridurci all’ultimo giorno”. Trischitta ha anche letto le linee guida del Ministero per l’esame del piano di riequilibrio, in cui si dice testualmente che dev’essere corredato dal parere dell’organo di revisione economico-finanziario che assume ruolo essenziale sia nella predisposizione che ai fini del controllo della sua attuazione”.

L’accorintiana Lucy Fenech ha invece difeso a spada tratta l’operato dell’amministrazione rispondendo alle accuse dei colleghi che hanno lamentato l’assurdità di un provvedimento così importante presentato all’ultimi momento. “Questa amministrazione si è impegnata a guardare i conti, ad andare dentro i numeri già nei primi giorni dopo l’insediamento. Hanno chiesto aiuto all’Anci per avere debiti e conti certificati. Questo lavoro non è frutto di superficialità o scarso impegno e ci porta a non essere preparati come vorremmo ma è l’inizio di un percorso che speriamo ci possa portare ad approfondirlo”.

Il battagliero capogruppo dei Progressisti democratici Daniele Zuccarello ha invece definito una farsa quanto accaduto in aula. “Siamo davanti ad piano scopiazzato, fatto in 24 ore. Avevate la possibilità di scoperchiare i vasi di pandora di questa città, dare nomi e cognomi a chi ha provocato danno. Ma non vi state attivando a fare quello che avevate promesso in campagna elettorale”. Per Zuccarello un esempio su tutti sono Ato e Messinambiente dove ai vertici ci sono ancora gli stessi nomi del passato.

Elvira Amata, capogruppo dei Democratici Riformisti, non ha nascosto forti dubbi sul fatto che 60 giorni bastino per presentare un piano sostenibile visto che in 7 mesi è stata prodotta solo una dichiarazione d’intenti. “Le chiacchiere ammaliano i cittadini non la Corte dei conti. Non so cosa augurarci, forse sarebbe auspicabile dichiarare il dissesto. Messina è un malato terminale a cui sembra inutile continuare a fare chemioterapia. Abbiate coraggio e dichiarate dissesto, noi in caso vi sosterremo”.

Hanno scelto di non presentarsi in aula Pippo De Leo, Nora Scuderi e Angelo Burrascano, l’unico esponente del Megafono a stare tra i banchi il consigliere Pio Amadeo che ha parlato di una delibera pasticciona e pasticciata, di una discussione vacua e generica che non è andata a fondo di sprechi e criticità. “Mi astengo e mi auguro che il prossimo piano sia autentico, verro e possa rimettere in moto la città.

E l’assenza in Aula del gruppo che fa riferimento al presidente della Regione è stata sottolineata da Piero Adamo: Crocetta è bravissimo a fare promesse a Messina ed oggi fa mancare i suoi uomini. La Regione deve dare risposte e ringrazio il collega Amadeo per l’autonomia di pensiero”. Sul piano presentato dall’amministrazione Accorinti: Abbiamo discusso un piano che è manchevole nei fatti. Come dicono i Revisori è una valida dichiarazione di intenti, ma servono i fatti, che ad oggi non ci sono. Spero che ci siano i tempi supplementari, ma dobbiamo arrivare con le carte a posto. Il rodaggio è finito”.

Daniela Faranda, capogruppo Nuovo centrodestra, ha rivolto precise domande all’amministrazione: “Se al piano si è lavorato per mesi, come mai non ne abbiamo saputo nulla? Fa rabbia votare a quest’ora un documento che ci è stato dato solo stamattina. Mi auguro che in futuro questa amministrazione ci dia delle proposte che possiamo votare e non all’ultimo momento come siamo stati costretti a fare oggi”.

Particolarmente aggressivo l’intervento della consigliera del Pd Simona Contestabile, che ha fatto andare su tutte le furie l’assessore Signorino“Sono d’accordo con la Lo Presti ,che qualche tempo fa ebbe a dire l’amministrazione ha bacchetta magica. Solo un’amministrazione con la bacchetta magica poteva preparare una delibera così importante in 24 ore. Prima ci volevano convincere a votare la delibera precedente, pur non potendolo fare. Mi dispiace che ancora una volta il Consiglio abbia fatto da bastone al vicesindaco, il quale ha cercato di aggirare una norma invitandoci a bocciare il vecchio Piano di riequilibrio ”. L’accusa di aver tentato di aggirare la norma ha fatto perdere al vice-sindaco l’aplomb che generalmente lo contraddistingue. Dal suo posto accanto al sindaco Accorinti ha esclamato fuori dal microfono “ma che ca..o dice questa?!”. La Contestabile ha preteso pubbliche scuse al microfono, che sono arrivate, insieme alle giustificazioni di Signorino sul percorso inizialmente intrapreso dall’amministrazione.

A parlare per ultima è stata la consigliere di “Cambiamo Messina dal Basso” Nina Lo Presti, che ha pronunciato il suo intervento in aula praticamente deserta, gli altri consiglieri avevano “strategicamente” lasciato la Sala Consiglio poco prima che lei intervenisse. L’accorintiana più ribelle ha invitato il sindaco a “individuare responsabili di questa situazione. Chi ha governato prima ha rinviato i problemi alle amministrazioni successive, ma la maggioranza dei messinesi non conosce l’origine dei problemi strutturali, non conosce nomi di chi ha sbagliato. Questo Piano avrà un costo sociale pari al default e ricadrà sulle spalle dei giovani”.

Con l’astensione e il voto contrario alla fine il Consiglio ha di fatto dato ancora una volta una mano all’amministrazione Accorinti che così adesso, Corte dei Conti permettendo, potrà sfruttare i prossimi due mesi per mettere in piedi un piano che intanto incassi i pareri positivi e che possa davvero rappresentare un nuovo punto di partenza. Il prossimo passo sarà la comunicazione al Ministero di quanto accaduto ieri in aula e subito la richiesta di poter realmente beneficiare di questi 60 giorni. Sperando di non arrivare al 29 marzo nelle stesse condizioni.

Note a margine: Emilia Barrile si conferma una Presidente dal polso duro per come ha gestito la difficile seduta e la vivacità dei colleghi. Assente giustificato Nicola Cucinotta, ingiustificati Scuderi, Burrascano e De Leo. Seppur presenti in aula per tutta la seduta, non hanno votato Daniele Zuccarello e Carlo Cantali.

Contrari:

Piero Adamo, Carlo Abbate, Elvira Amata, Nino Carreri, Giovanna Crisfò, Nicola Crisafi, Daniela Faranda,, Nino Interdonato, Rita La Paglia, Pierluigi Parisi, Santi Sorrenti, Fabrizio Sottile, Pippo Trischitta

Astenuti:

Pio Amadeo, Emilia Barrile, Claudio Cardile, Andrea Consolo, Simona Contestabile, Carmelina David, Paolo David, Libero Gioveni, Pietro Iannello, Nina Lo Presti, Francco Mondello, Francesco Pagani, Maria Perrone, Ivana Risitano, Mario, Rizzo, Antonella Russo, Giuseppe Santalco, Donatella Sindoni, Gino Sturniolo, Benedetto Vaccarino.

Danila La Torre-Francesca Stornante