teatro

“Doctor Faustus”. Dalla tragedia classica di C. Marlowe una rivisitazione con un topos fedele al mito.

Da un testo classico della cultura occidentale, “ The Tragical History of Life and Death Doctor Faustus” , di Christopher Marlowe, fulcro e punto di partenza di rivisitazioni letterarie ( cfr quella arcinota in forma di poema in cinque atti di Goethe e quella romanzata di Thomas Mann) , saggi e piece teatrali, fedeli più o meno alla drammaturgia, ambientato nell’Europa (Germania) del sedicesimo secolo, con influssi del genere teatro Elisabettiano, scritto nel 1590 e pubblicato nel 1604, Carlo Emilio Lerici ha diretto la rappresentazione andata in scena al teatro di Tindari giorno 8 agosto .
Quanto alle rappresentazioni a tema, si ricorda, in particolare, per il grande risalto avuto, lo spettacolo “Faust o Margherita” del 1966 con Carmelo Bene e Franco Branciaroli. Il mito, in verità già fecondo, ha dato vita con C. Marlowe a uno dei piu grandi personaggi della letteratura inglese, facendoci comprendere, con un topos perfettamente centrato , che tutti abbiamo un prezzo, non necessariamente monetizzabile.
Faustus, il protagonista dell’intitolazione, è stato magistralmente reso da Edoardo Siravo, così come, molto ispirata e a tratti atteggiata ad appagata ironia, è stata l’interpretazione di Mefistofele di Antonio Salines, attori, entrambi peraltro reduci dal successo di “ Aspettando Godot”. Francesca Bianco, Fabrizio Bordignon, Gabriella Casali, Giuseppe Cattani, Germano Rubbi, Roberto Tesconi, e Anna Paola Vellaccio, hanno affiancato i ruoli principali con bravura e maestria. E così, personaggi come Lucifero, Elena, Good Angel, Bad Angel, Valdes e Cornelio, gli amici, gli universitari, Rosin, il buffone, un Rustico, lo stalliere Ralph Dick, il Papa, il Cardinale di Lorena, e Madame Wagner, in luogo di Wagner, famulo di Faustus, sono rimasti impressi nell’immaginario dell’uditorio, incomprensibilmente poco numeroso, ma giustamente recettivo rispetto all’innegabile valore della piece.
Una serie di apparizioni magiche hanno connotato le vicessitudini del Doctor, con predominanza di elementi fantastici, assecondati dalla pur essenziale scenografia e dall’uso assai congruo di luci, calde e fredde, ed effetti speciali fumogeni.
La storia ben conosciuta è quella di un colto individuo assai addentrato, come accadeva ai tempi dell’ambientazione, in vari campi dello scibile, ma giunto al fine a considerare il sapere quale vano e deludente, e dunque desideroso di andare oltre i propri limiti, vissuti come angusti, per sperimentare il potere e tentare di raggiungere il piacere: Faustus per questo sceglie, stringendo un patto contrattuale di sangue con Mefistofele , ministro “in pectore” di Lucifero, di barattare 24 anni di desideri appagati in cambio della sua anima.
I costumi, ben confacenti di Annalisa Di Piero e le musiche suggestive di Francesco Verdinelli, scelte con oculatezza, hanno contribuito alla resa ottimale della riuscita” mise en scene”, caratterizzata da un linguaggio volutamente scarno e ben affilato, sia nelle parti drammatiche che in quelle brillanti, equamente distribuite.
Un finale di grande fascino, con il crescendo drammatico della disillusione di Faustus, tragicamente volto alla dannazione eterna, ha chiuso degnamente la rappresentazione, consegnandoci un Siravo davvero in stato di grazia.
In conclusione, il Tindari Festival e il Teatro dei due Mari in questa rassegna messa a punto con professionalità ed estro creativo, hanno dato fin qui conferma delle capacità manageriali e artistiche già mostrate nelle pregresse stagioni.