Cinquemila operai in meno dal 2008, opere pubbliche per 500 milioni in attesa di essere sbloccate

Messa in sicurezza del viadotto Ritiro, spesa prevista 62 milioni già disponibili; collegamento svincolo Giostra con A20, spesa prevista 4 milioni; risanamento Bordonaro-Minissale-Taormina, spesa prevista 42 milioni; Via Don Blasco (collegamento porto-autostrada e risanamento delle zone adiacenti), spesa prevista 24 milioni; riqualificazione del Tirone, spesa prevista 6 milioni; nuovo palazzo di giustizia, disponibili 18 milioni; progetti esecutivi per la messa in sicurezza idrogeologica (Giampilieri), spesa prevista 22 milioni; porto di Tremestieri, spesa prevista 80 milioni; Università di Messina, padiglione Papardo, spesa prevista 20 milioni; rete fognaria e depuratore, spesa prevista 22 milioni (intervento atteso da 10 anni); ristrutturazione dei padiglioni della Fiera, spesa prevista 5 milioni. Finanziamento totale per le opere: 325 milioni di euro.

Basta questo breve elenco per comprendere che per rilanciare l’edilizia a Messina basterebbe sbloccare alcune opere pubbliche già da tempo sull’agenda politica e pronte al finanziamento. E invece il comparto edile sta subendo una delle peggiori crisi degli ultimi decenni, arrivando a superare addirittura i dati negativi degli anni ’90. Un nuovo allarme viene lanciato dalla Cgil e dalla Fillea, federazione che tutela i lavoratori edili. Il sindacato denuncia un quadro drammatico segnato dalla disoccupazione, dal crollo del monte salari, dall’esplosione della cassa integrazione a cui si aggiunge il crollo degli appalti pubblici. Un quadro in cui purtroppo si inseriscono anche le morti, da quelle sul lavoro a quelle perché il lavoro non c’è più. Per la Cgil un primo passo per favorire la ripresa dell’occupazione sarebbe lo sblocco di opere cantierabili e per questo rilancia il tavolo tecnico sull’edilizia costituito in Prefettura dopo la richiesta delle organizzazioni sindacali di categoria e le proteste dei lavoratori che più volte hanno manifestato rabbia e disperazione.

"Gli ultimi dati sull'occupazione relativi al territorio messinese – osserva il segretario generale della Cgil Messina, Lillo Oceano – hanno messo in luce un'emergenza lavoro che avevamo temuto e denunciato chiedendo interventi correttivi, anche per il settore delle costruzioni".

La Fillea mette in evidenza i numeri della crisi che investe il comparto. In Sicilia, negli ultimi quattro anni, si sono persi 53.500 posti di lavoro solo nel settore delle costruzioni. La crisi in atto, secondo gli ultimi dati dell’ANCE, ha già prodotto una riduzione degli investimenti nelle costruzioni, nettamente superiore rispetto a quello determinato negli anni ’90. In 5 anni, (2008-2013), in Italia il settore ha perso più di un terzo degli investimenti, collocandosi ai livelli più bassi degli ultimi 40 anni.

Drammatici i dati che riguardano Messina. Nel periodo 2007-2013 si è passati da 432 gare nel 2007 a 80 nel 2013. Nell’arco dell’ultimo anno si è avuto un crollo del 51% e quelle in corso non si riescono ad espletare a causa della farraginosità delle procedure e la incapacità delle stazioni appaltanti di darsi tempi certi.

Sul fronte occupazionale in tutta la provincia nel periodo 2008-2013, le imprese iscritte nella cassa edile sono passate da 2.835 a 2.399, (-436). Ancora più negativo è il bilancio per gli operai e le ore lavorate (monte salari): gli operai occupati sono passati da 12.860 a 7.884, (-4.976); il monte salari è passato da 103.000.000 milioni di euro a 62.600,00 milioni di euro (-40.400,00). Un dato, quest’ultimo, il doppio rispetto al Nord, e ciò sta a significare che la crisi nel territorio messinese è più pesante rispetto al resto d’Italia.

“Vogliamo continuare a incalzare, con i lavoratori e i disoccupati, tutte le stazioni appaltanti per velocizzare le procedure per la cantierabilità dei lavori appaltabili”, dichiara il segretario generale della Fillea di Messina Biagio Oriti. La Fillea, come fatto nell’ultimo anno, punterà l’attenzione sulle opere da avviare e proprio per questo sono state programmate iniziative per sollecitare le stazioni appaltanti ad accelerare le procedure d’inizio dei lavori già finanziati.

E se a 325 milioni ammonta il totale da investire sulle opere che riguardano Messina, si possono poi aggiungere quelle in provincia. Porto di Milazzo, Capo d’Orlando, S.Agata di Militello, opere di messa in sicurezza Saponara, Barcellona, San Fratello e altri piccoli comuni, gli interventi sulle scuole, messa in sicurezza e riqualificazione urbana, e altre piccole opere appaltate nel 2013. Complessivamente tra il 2014 e il 2015 si potrebbero aprire cantieri per circa 500 milioni di euro, con un forte impulso per l’economia della provincia di Messina e la creazione di centinaia di posti di lavoro.

La politica però deve intervenire e dare risposte. Per il territorio e per i tantissimi lavoratori che aspettano.

F.St.