Riequilibrio e rischio dissesto, resta immobile il mondo delle partecipate. Cosa non è cambiato

Amam, Atm, Ato 3, Feluca, Il Tirone, Innovabic, Messinambiente, Messinasviluppo, Nettuno spa), Polisportiva Città di Messina, Sogepat, Cas , Cespom, Monte dei Paschi di Siena, Comitato Taormina Arte, Somer e Nebrodi Ambiente. Sono queste tutte le società partecipate del Comune di Messina. Alcune ormai prossime alla liquidazione, alcune con partecipazioni societarie in dismissione, alcune già lasciate per alleggerire il fardello, è questo l’elenco dell’universo delle “figlie” di Palazzo Zanca. Le maggiori sono quelle note e quasi sempre sotto i riflettori, Amam, Messinambiente, Atm, Ato3. Tutto intorno una costellazione nella maggior parte dei casi improduttiva. Partecipate che erogano i servizi pubblici più importanti, acqua, trasporti e rifiuti, e che sono un capitolo importante e pregnante del Piano di riequilibrio in questi giorni tornato prepotentemente alla ribalta per le durissime dichiarazioni dell’assessore al Bilancio Luca Eller. Parlando di rischio dissesto e di piano di equilibrio disequilibrato, Eller ha parlato anche di partecipate, del mancato controllo da parte del Comune, delle risposte che non sono arrivate sul consolidamento della contabilità. Ha pronunciato dati pesantissimi, citando i 9 milioni persi da Messinambiente tra il 2014 e il 2015. L’amministrazione, in un successivo comunicato stampa, ha poi precisato che tra le azioni avviate per ridare tempestività e concretezza al Piano c’è anche la proposta di coraggiose scelte gestionali nel settore delle società partecipate individuando, in linea con gli indirizzi già assunti da tempo dall’amministrazione, un nuovo e solido soggetto gestore, libero dalle pendenze del passato.

Un nuovo e solido gestore continua a dire oggi l’amministrazione. Quella Multiservizi da cui si parla ormai da oltre due anni ma che continua ad essere prospettiva di progetti ma senza effettive azioni concrete. Tre anni dopo l’arrivo a Palazzo Zanca dell’amministrazione Accorinti, le partecipate sono tutte al loro posto e tutte nelle stesse condizioni di sempre. C’è anche un Piano di razionalizzazione che nel marzo di un anno fa fu varato per dettare la strada da seguire per dimezzare il numero delle partecipate e procedere verso quell’unica grande società di servizi che avrebbe gestito acqua, rifiuti, trasporti, servizi sociali, flotta comunale e tanto altro. Ad un certo punto era stata l’Amam ad essere identificata come la terra promessa. Si è speso, o forse perso, un anno di lavoro per portare i rifiuti all’Amam e gettare le prime basi di una Multiservizi, all’inizio mini ma da ampliare. Sono stati fatti piani finanziari, è stato cambiato lo statuto, sono state prodotte centinaia di pagine di delibere, ma pochi giorni fa un passo indietro clamoroso. Niente più Amam rifiuti, si ricomincia da zero con una nuova società che intanto gestirà i servizi ambientali e poi tutti gli altri. Quindi è tornata l’idea originaria della Multiservizi, ma solo come idea, perché nel frattempo l’assetto è sempre lo stesso, con società che evidentemente hanno continuato a produrrre debiti, non hanno rispettato a pieni gli impegni previsti e soprattutto sono state poco controllate. A dire con certezza la verità saranno i bilanci 2015 delle sorelle maggiori Amam, Atm e Messinambiente. Da lì si capirà se le gestioni targate Ciacci-Calabrò, Termini, Foti, volute dall’amministrazione Accorinti, stanno realmente fruttando risultati positivi e soprattutto stanno rispettando il Piano di riequilibrio. Soprattutto lì dove i debiti sembrano essere stati cancellati, quando invece sono tutti nel Piano e l’azienda deve rispondere positivamente per sostenerne le azioni e produrre utili.

Partiamo dunque dall’Amam. Cosa è successo in questi tre anni? Doveva essere la terra promessa dell’esercito di “ex” che l’amministrazione Accorinti avrebbe dovuto ricollocare con la mobilità interna: Feluca, Ato3, Agrinova. Dovevano essere i 51 Ato a transitare subito per lasciare alla liquidazione la società d’ambito, mentre è finita che all’Amam sono andati i Feluca, seppur il Comune non fosse socio unico o di maggioranza della società, e adesso anche gli ex Agrinova grazie ad un bando per la pulizia dei cimiteri. Gli Ato, insieme ai quasi 600 lavoratori di Messinambiente, hanno atteso a suon di proroghe il passaggio di tutto il pacchetto rifiuti perché l’Amam era lo scenario della Multiservizi, adesso si attende invece una nuova società. Gli obiettivi strategici erano la razionalizzazione dei costi e l’efficientizzazione dei processi gestionali con affidamento dei servizi di igiene ambientale. Naufragato questo progetto, l’Amam può concentrarsi per adesso sul servizio idrico, già di per se di difficile gestione, e pensare anche a gestione più cristallina, viste le recenti polemiche sul modus operandi dei vertici aziendali. Per quanto riguarda il Piano di riequilibrio ecco i dati: il Piano prevede per l'anno 2014 un dividendo da destinare al Comune di Messina pari ad € 476.652. Con il verbale di assemblea ordinaria del 16 ottobre 2015 è stato approvato il bilancio di esercizio della società che chiude con un utile complessivo di € 495.215 destinato per € 24.761.00 a riserva legale. Con successivo verbale datato 29 dicembre 2015, l'assemblea ordinaria ha deliberato di assegnare al socio Comune di Messina l'importo di € 470.454.

Per l’Ato3 sono stati anni di passione. La liquidazione doveva concludersi entro il 30 giugno 2015, ma sappiamo bene che a suon di proroghe l’Ato3 è ancora in vita e il nuovo termine è stato spostato al 31 dicembre 2016. Un passaggio importante era stato fatto con l’approvazione dell'affidamento all'Amam della gestione integrata dei rifiuti, unitamente allo schema di contratto di servizio ed al "Piano economico finanziario sulla sostenibilità della gestione del servizio idrico integrato e del servizio di igiene ambientale" del soggetto affidatario che avrebbe chiuso i conti. Ma si è bloccato tutto. E l’Ato3 continua a rimanere in vita.

Anche per Messinambiente l’obiettivo, da oltre un anno, era quello di trasferire la gestione rifiuti nelle mani dell’Amam e doveva compiersi entro il 31 dicembre 2015. Così non è stato, anche se ci sono stati dei passaggi importanti, come il Piano Aro, il Piano per la raccolta differenziata, il Regolamento per la differenziata, atti voluti dalla Regione e sui quali Messina non si è fatta trovare impreparata. Non si è concretizzato però nessun passaggio di servizi e personale, così come era stato previsto per consentire uno graduale riduzione e stabilizzazione dei costi coperti dalla TARI e l'eliminazione delie refluenze negative che in atto provengono dall'esercizio provvisorio del servizio di igiene ambientale da parte di Messinambiente ,con generazione di cospicue perdite di esercizio o carico delle finanze comunali. Messinambiente è rimasta in vita, ha continuato a produrre debiti che oggi pare ammontino a 9 milioni di euro, e le condizioni igieniche della città sono sotto gli occhi di tutti.

L’Atm sembra navigare in acque più serene, anche se appunto saranno i numeri del bilancio a dire come stanno davvero le cose. Secondo i progetti iniziali dell’amministrazione Accorinti, nel dicembre 2015 era previsto lo scioglimento dell'Azienda Speciale e il contestuale affidamento del servizio Tpl al soggetto erogatore Multiservizi. Ovviamente però questo non è accaduto e anzi sono sempre stati tanti i dubbi sul passaggio del pacchetto Atm ad una Multiservizi, anche se la nuova data fissata per questo traguardo è il 1 gennaio 2017. Fino ad oggi l’azienda ha affermato che il conseguimento delle economie a favore del Comune di Messina, in un quadro di generale sostenibilità economico-finanziaria della gestione caratteristica aziendale, si è resa possibile mediante la graduale attuazione da parte dei rinnovati vertici aziendali di una politica di risanamento che trova le relative direttrici attuative all'interno del "Piano di efficientamento per gli anni 2014-2020" elaborato dall'Atm in coerenza con le "Linee Guida del Piano Industriale ATM 2014-2017".

Percorsi che sembrano essere stati intrapresi ma che oggi non hanno ancora portato da nessuna parte perché alla fine la situazione è immutata, con l’ulteriore fardello di un dissesto ancora dietro l’angolo e con delle partecipate che ancora oggi rischiano di esserne tra le cause principali.

Francesca Stornante