#MessinaEsiste non è un partito, non è un programma, non è uno slogan: è un sentimento

Tante candele, tanti volti "normali". Giovani, famiglie, bambini nei passeggini, anziani, gruppi di amici, colleghi di lavoro. In circa 400 hanno scelto di dire sì alla fiaccolata che ha sfilato per le vie del centro con un unico obiettivo: dimostrare che #MessinaEsiste. Da piazza Cairoli una scia di candele accese ha raggiunto prima la Prefettura e poi piazza Municipio. Nessuna sigla, nessuna appartenenza politica, nessuna bandiera o ideologica. Solo uno striscione portato dai coraggiosi lavoratori del Birrificio Messina, simbolo indiscusso di chi non abbassa la testa e prende in mano il proprio destino anche quando tutto sembra remare contro. Accanto un'unica bandiera, quella francese, perché la Messina che ieri sera ha fatto sentire la sua presenza non poteva non volgere un pensiero e una preghiera ai fratelli parigini uccisi nei drammatici attentati di venerdì sera.

#MessinaEsiste e vuole esistere. I messinesi in corteo hanno sfilato per dire che non vogliono demandare ad altri il loro futuro, per dire che vogliono bene a questa città sopra ogni cosa, per dire che serve uno scatto d'orgoglio corale che vada oltre ogni possibile ideologia o contrapposizione. Ognuno con le proprie idee, con il proprio ruolo, incarico, con la propria professione o appartenenza politica, ieri sera ha acceso una luce di speranza, pur nella consapevolezza che la strada verso un cambiamento vero è molto più lunga e ripida di quella percorsa in corteo.

La lezione che lascia l'iniziativa è aver visto sfilare cittadini "normali" accanto a sindacalisti di tante diverse organizzazioni ma ieri in piazza solo con il proprio nome, esponenti politici di diversi colori ma con addosso gli unici colori della messinesità, gruppi di lavoratori che combattono per salvare il proprio posto di lavoro e che per una sera hanno lasciato a casa la loro vertenza occupazionale e hanno lottato solo per Messina. Tutti uniti, uno accanto all'altro. Perché #MessinaEsiste non è un partito, non è un'ideologia ma è un sentimento. Con queste parole si è chiusa l'iniziativa promossa da un gruppo di cittadini che in pochi giorni si sono messi insieme e hanno deciso di fare qualcosa per una città che è troppo abituata a tenere la testa bassa. In piazza Municipio Adolfo Giordano del Birrificio Messina ha letto il documento che il corteo ha consegnato al Prefetto e al Sindaco. Un appello, un messaggio, affinché Messina possa esistere oltre questa fiaccolata.

“Signor Sindaco e Signor Prefetto di Messina,

oggi la nostra è una città che ha sete … di normalità , stanca di essere umiliata dal malaffare che, strisciante da decenni, si manifesta in tutti i gangli vitali ed economici, nelle aziende pubbliche di un Comune che oscilla tra il fallimento finanziario e quello etico e morale. Un territorio in dissesto, oltraggiato e sfregiato, un tessuto sociale e produttivo negli anni sempre più povero che allontana e scoraggia i giovani che sempre più spesso lo abbandonano.

Signor Prefetto e Signor Sindaco

in questo contesto abbiamo tutti l'obbligo di operare per far ritrovare l'orgoglio civico e la speranza a questa città , superare gli interessi e gli egoismi di parte per lavorare in sinergia tra forze politiche, sociali e produttive ritrovando armonia di intenti nel bene della città. Abbiamo l'obbligo di far sentire a ciascuno l'orgoglio dell'appartenenza ad una comunità che non è la fredda sommatoria di singoli individui.

Signor Prefetto e Signor Sindaco

questa comunità ha bisogno di un rinnovato e costruttivo rapporto istituzionale di sincera e fattiva collaborazione tra chi rappresenta il Governo e chi rappresenta la città.

Signor Prefetto e Signor Sindaco

vogliamo essere noi, i messinesi, a decidere cosa debba essere Messina. Troppe volte è stato delegato ad altri questo straordinario potere decisionale che solo noi, ogni giorno, ogni minuto, abbiamo la facoltà di esercitare, rivendicandone diritti e riconoscendone le responsabilità. Ognuno di noi ha un ruolo, professionale, sociale, ognuno di noi è diverso dagli altri ed è nella diversità, nella condivisione, nella civile convivenza e cooperazione delle diversità che una comunità cresce”.

Questo è l'auspicio dei cittadini che hanno sfilato tra le vie di Messina con la luce della speranza di tante candele, non la città babba, la città fantasma, la città rassegnata, la città “di passaggio”, ma una città che sa alzare la voce e la testa, capace di farsi ascoltare e di rivendicare i propri diritti. Messina oggi più che mai ha bisogno dei messinesi e ieri ci sono stati messinesi che hanno dimostrato di esistere.