Da Messinambiente alla MessinaServizi, strada in salita

MessinaServizi Bene Comune: il futuro dei rifiuti messinesi sarà nelle mani di questa nuova società che l’amministrazione Accorinti ha deciso di creare per chiudere i conti con una gestione che si chiama ancora Messinambiente e che ha prodotto milioni di euro di debiti, disservizi, emergenze, guai giudiziari. Il traguardo però sembra ancora lontano. I tempi sono strettissimi, tutte le procedure dovrebbero chiudersi entro fine anno per iniziare il 2017 completamente da zero, ma la strada sembra ancora in salita. I primi nodi da sciogliere sono stati rilevati dai Revisori dei Conti di Palazzo Zanca che da una settimana hanno iniziato a lavorare sull’importantissimo provvedimento per produrre il parere che accompagnerà l’atto in consiglio comunale. Il collegio, composto da Federico Basile e Giuseppe Zingales, prima di mettere nero su bianco il responso sulla delibera MessinaServizi, ha deciso di aprire un’interlocuzione con l’amministrazione, sollevando in corso d’opera i primi rilievi ed evitare così di sprecare tempo prezioso, visto che la posta in gioco è altissima.

Il primo punto segnalato prende le mosse dal decreto legislativo 175 del 2016, quello che cioè ha dettato le nuove regole per le società partecipate. In questo caso i Revisori segnalano che il decreto prevede che, «ai fini della costituzione di una nuova società, l’amministrazione deve inviare lo schema di atto deliberativo alla sezione regionale della Corte dei Conti per l’acquisizione di un parere obbligatorio, preventivo, ma non vincolante». Stesso iter previsto anche nei confronti dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. L’amministrazione ha evidentemente dimenticato di inviare la delibera ai due organismi, quindi si dovranno attendere anche quei pareri.

Secondo punto: «L’organo amministrativo delle società a controllo pubblico è costituito, di norma, da un amministratore unico». Amministratore che dunque dovrebbe essere nominato già in fase di costituzione della società, ma a cui la giunta non fa nessun riferimento.

C’è poi la doppia questione che riguarda la costituzione della società e il contestuale affidamento dei servizi di igiene ambientale. Una scelta che sicuramente l’amministrazione ha fatto per velocizzare i tempi, ma anche per dare “sostanza” ad una società nuova che nasce mentre sono in corso processi di razionalizzazione delle partecipate. Basile e Zingales scrivono che «pur comprendendo le necessità temporali, appare più congruo discernere la proposta in oggetto di deliberazione affinchè si proceda con una prima fase nella quale si operi l’eventuale costituzione della società e una seconda fase nella quale si concretizzi l’affidamento del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani». I revisori dunque sono chiari: la delibera dev’essere scissa. Prima la costituzione e poi l’affidamento.

L’ultimo punto è il più delicato e si rischia di ingolfare tutta l’operazione. Il collegio contabile chiede una relazione aggiornata che deve contenere il Piano industriale asseverato, così come prevede la legge. Piano industriale che non è contenuto nella delibera e asseverazione che pochi mesi fa fece rinunciare l’amministrazione a proseguire sulla strada Amam per la paura che questo passaggio potesse rallentare tutto il cammino. I revisori però tornano a sottolineare la necessità che le cifre siano asseverate da una società di revisione contabile, richiesta che era già stata avanzata per l’Amam Multiservizi e che i revisori vogliono sul tavolo per proseguire il lavoro sugli atti.

Una serie di rilievi che l’amministrazione adesso potrà correggere in corso d’opera per scongiurare un parere negativo sulla delibera. Fermo restando che, concludono i revisori, «in considerazione dell’importanza che l’atto deliberativo riveste, il Collegio procederà comunque alla valutazione al fine di rendere il proprio parere nei tempi congrui».

Quindi adesso la palla è nelle mani della giunta Accorinti che dovrà decidere se correre subito ai ripari o rischiare di perdere altro tempo tra qualche settimana in caso di parere negativo.

Guardare al futuro però non può far dimenticare il presente. Quel presente che appunto si chiama ancora Messinambiente. I problemi sul fronte della gestione dei servizi non finiscono mai, ma non va molto meglio sul fronte delle tante partite da chiudere in ottica liquidazione. Il commissario Giovanni Calabrò è sempre fiducioso e parla di un lavoro incessante e proficuo che si sta portando avanti di concerto con l’amministrazione, in ballo soprattutto la transazione con Ato3 e il procedimento sul maxi pignoramento da 30 milioni di euro. Due giorni fa è stato chiuso il bilancio 2015 che ha fatto registrare ancora delle perdite, ma la notizia positiva è che si sono ridotte dai 7,2 milioni del 2014 a 2.802.000 del 2015. Piccoli passi che però non bastano.

Parlare di MessinaServizi impone necessariamente anche uno sguardo a Messinambiente e per questo i Revisori hanno inviato un’altra nota che si concentra proprio sulla liquidazione della società di via Dogali, partendo dalla considerazione che «ad oggi, nessun atto o azione diretta della governance societaria e del socio Comune di Messina, ognuno per le proprie competenze, ha prodotto il risultato proprio della procedura liquidatoria». In pratica, nonostante Messinambiente sia in liquidazione ormai da anni, nessuno l’ha gestita secondo quest’ottica e questa condizione, secondo i revisori, ha prodotto una condizione congiunturale che ad oggi ha portato alla inevitabile necessità di dover individuare un adeguato strumento societario per la gestione rifiuti. Insomma, l’amministrazione Accorinti oggi non ha alternative, e aver trascinato in questi anni Messinambiente porta a dover correre adesso per evitare di restare senza gestore dei rifiuti. I Revisori scrivono chiaro e tondo che stigmatizzano in maniera netta il comportamento che ha prodotto tale condizione e per questo hanno deciso di porre l’attenzione su alcuni aspetti che ricadono nell’ambito della gestione del Comune.

Insomma, una sorta di sveglia suonata per amministratori comunali e della società, affinché siano chiare conseguenze e responsabilità dei processi da mettere in moto. «La rilevante massa debitoria che porta con se la società Messinambiente e i recenti accadimenti legati alle operazioni di pignoramento effettuate nei suoi confronti non possono considerarsi elementi avulsi al nuovo soggetto societario che è in procinto di essere costituito» scrivono Basile e Zingales che citano una serie di sentenze della Cassazione per ricordare che non basterà chiudere la società e traferire servizi e personale: i debiti non si estinguono ma si trasferiscono ai soci, quindi al Comune, mentre i liquidatori che non adempiono all’obbligo di pagare le imposte dovute per il periodo della liquidazione stessa e per quelle anteriori rispondono in proprio del pagamento delle imposte.

Una serie di indicazioni attraverso cui i revisori dicono di fatti al Comune di adottare un «comportamento diligente al fine di non esporlo in maniera imprudente ad eventuali condizioni di sfavore vista la già precaria condizione economico-patrimoniale.

Francesca Stornante