Ex Feluca in fibrillazione per la mobilità, lavoratori dei servizi sociali in attesa

Giornata di proteste a Palazzo Zanca. Prima un gruppo di lavoratori dei servizi sociali, poi gli ex Feluca. Sul fronte lavoro sono in tanti a bussare al Comune per ottenere risposte e speranze. Settori sempre stati caldi che anche in questa fase rischiano di diventare incandescenti per le difficoltà economiche, per le pastoie burocratiche in cui si perdono gli atti importanti e da cui dipende il futuro di decine di famiglie.

Imbufaliti gli ex Feluca che da mesi aspettano di capire che cosa il Comune intende fare. Sempre in bilico attendendo la costituzione della famosa NewCo, con un licenziamento che potrebbe essere sancito da un momento all’altro, senza lavoro ormai da non si conta più quanto tempo, gli ex Feluca hanno dato tempo e fiducia all’amministrazione Accorinti che fin dall’inizio si è impegnata per garantire loro una ricollocazione. In questi mesi hanno infatti avuto delle brevi commesse presso l’Amam e il Dipartimento Tributi, ma naturalmente questo non può bastare. Ci sono le rate del mutuo da pagare, ci sono i figli a cui non si può sempre dire di no, ci sono le esigenze di famiglie normali in tempi di crisi. Per gli ex Feluca la strada che l’amministrazione intende seguire è la mobilità all’interno del bacino comunale, guardando in particolar modo alle società partecipate, non solo all'Amam. Un percorso che sembrava quasi in dirittura d’arrivo ma che ha trovato l’ostacolo posto dal dirigente alle Partecipate Riccardo Pagano che ha chiesto che questo argomento passi anche al vaglio del Consiglio Comunale. Un’ipotesi che gli stessi consiglieri avevano già affrontato in una riunione dei capigruppo nei giorni scorsi e dalla quale era emerso che non è compito del Consiglio comunale intervenire in queste vicende, ma dell’amministrazione. Questo atteggiamento del dirigente, che rischia di far perdere ulteriore tempo alla ricollocazione degli ex Feluca ha mandato in escandescenze i lavoratori che si sono presentati a Palazzo Zanca a chiedere risposte. A rassicurarli il segretario generale Antonio Le Donne che, dopo essersi confrontato con la giunta Accorinti, con la presidente del Consiglio Emilia Barrile e con lo stesso dirigente Pagano, ha assicurato che nel giro di due giorni sarà pronta ed esitata la delibera che garantirà il rientro in servizio dei lavoratori attraverso la procedura della mobilità interna. Quindi un sospiro di sollievo lo hanno tirato. Ma l’attenzione resterà altissima fino a quando questo provvedimento non sarà messo nero su bianco.

Sul fronte dei servizi sociali invece a chiedere risposte sono stati i lavoratori rimasti fuori da Casa Serena dopo la riduzione del personale e in attesa di ricominciare a lavorare. Da oltre due mesi aspettano di essere avviati al lavoro nei servizi previsti dalla Legge 328 e affidati alla cooperativa Genesi che, a sua volta, attende da tempo la lista degli utenti ammessi al servizio di Assistenza Domiciliare Anziani del distretto sanitario. Per questo hanno manifestato sotto la sede del Dipartimento Servizi Sociali a Palazzo Satellite e poi a Palazzo Zanca per chiedere un’accelerazione sulla loro vicenda.

“Purtroppo – dichiara il coordinatore del settore Servizi Sociali della Cisl Fp Messina, Rosario Contestabile – gli impegni assunti da parte dell'Amministrazione sono ancora disattesi. Nel protocollo di intesa sottoscritto tra Amministrazione e Organizzazioni sindacali è espresso chiaramente che 37 unità provenienti da Casa Serena dovevano essere utilizzati nell' Assistenza Domiciliare Anziani per il triennio 2014-2016 già dal mese agosto”.

“La Cooperativa – aggiunge Contestabile – si dichiara nell’impossibilità di avviare il servizio in quanto ad oggi non ha ricevuto l'elenco degli utenti e non vorremmo che si assista a un gioco delle parti tra dipartimento e cooperativa”.

“Chiediamo di fare chiarezza – dichiara il segretario generale Cisl Fp Calogero Emanuele – per evitare un nuovo sit-in da parte di tutti i lavoratori interessati. Bisogna decidere tutto in pochissimi giorni perché ogni giorno che passa è un giorno in meno di occupazione per i lavoratori e quindi mancato servizio e mancato salario”.

Francesca Stornante