Cultura

Harrison Ford, Phoebe Waller-Bridge e Mass Mikkelsen raccontano Indiana Jones. L’anteprima al TaorminaFilmFest

Harrison Ford, Phoebe Waller-Bridge e Mads Mikkelsen sono gli ospiti d’onore della 69esima edizione del Taormina Film Festival, protagonisti di Indiana Jones e il Quadrante del Destino, ultimo capitolo dell’amatissima saga iniziata nel 1981.

L’anteprima italiana del film (dopo l’anteprima mondiale al Festival di Cannes il 18 maggio) si svolgerà al Teatro Antico di Taormina la sera di domenica 25 giugno; nell’attesa gli attori si sono confrontati e raccontati in conferenza stampa, moderati dal direttore del Festival, Barrett Wissman.

La trama

Nelle sale italiane il 28 giugno, Indiana Jones e il Quadrante del Destino – il lungometraggio Lucasfilm, quinto capitolo della saga ideata da Steven Spielberg e adesso in mano a James Mangold (Spielberg e Lucas restano i produttori esecutivi) – ci mostra un professor Jones diverso. A raccontarlo è proprio Harrison Ford: “È il 1969 e Indiana Jones è pronto a ritirarsi. È una nuova fase della sua vita, non lo avete mai visto così, la sua debolezza sono i danni del tempo. Ma è il momento perfetto per l’ingresso di Helena Shaw (Phoebe Waller-Bridge), la sua estranea figlioccia che è alla ricerca di un raro manufatto che il padre aveva affidato a Indy anni prima: il famigerato Quadrante di Archimede, un dispositivo che si dice abbia il potere di individuare le fessure nel tempo. Helena, abile truffatrice, ruba il Quadrante e lascia rapidamente il paese per venderlo al miglior offerente. A Indy, allora, non rimane altra scelta che inseguirla. I problemi, però, non finiscono qui. La vecchia nemesi di Indy, Jürgen Voller (Mads Mikkelsen), un ex nazista che ora lavora come fisico nel programma spaziale americano, ha un piano terrificante per il Quadrante del destino che potrebbe cambiare il corso della storia del mondo”.

Continua il grande attore: “È il nostro ultimo capitolo, l’ultimo capitolo di un film uscito 42 anni fa. L’investimento emotivo è forte perché stiamo dicendo addio ad una storia. Non cerchiamo di fare il lavoro meglio e peggio di quanto fatto in precedenza, vogliamo solo rispettare il passato, la tradizione di un grande franchise, portando qualcosa di nuovo e ancora più profondo. Ci saranno tante sorprese e tante emozioni. Nei primi 20 minuti del film mi vedrete tornato ai miei 37 anni. Il prologo è ambientato nel 1944, e tramite un processo incredibile e sofisticato sono riusciti a ringiovanirmi. Per ottenere questo risultato, hanno mappato – l’Industrial Light & Magic (ILM) [n.d.r.]- le mie performance facciali sul set su una versione digitale del mio volto, creata partendo dal vasto archivio di miei filmati della Lucasfilm, provenienti dai precedenti film di Indiana Jones. Dopo il prologo, ci spostiamo nel ’69, tra la tristezza e il cinismo di un Indiana Jones che sta andando in pensione”.

Tra cattivi e spin-off

A Mads Mikkelsen – che conta una lunga lista di interpretazioni da cattivo – viene chiesto come ha vestito i panni del nemico di Indiana Jones.

“Devi trovare il nazista dentro di te, e questo è facile. Ma – spiega – per interpretare il ruolo del cattivo diviene, poi, necessario comprendere in che tipo di film ti trovi, che limiti e che possibilità hai; con Indiana Jones è chiarissimo da 42 anni, e mostrato magnificamente, quindi non è stato difficile. Io cerco di far sì che i cattivi divengano gli eroi del loro mondo”.

A Phoebe Waller-Bridge, invece, viene domandato il legame sviluppato con la sua Helena e la prospettiva di uno spin off tutto sul giovane nuovo personaggio.

“Io vorrei ci fosse più Helena in me, lei è così coraggiosa e senza paura. Ma diventiamo attori per questi, per leggere un copione capace di portarci in altri posti, dentro personaggi così diversi. Lei non pensa mai alle conseguenze delle sue azioni, solo in questo forse siamo simili. Magari, adesso che l’ho conosciuta, riuscirò ad imparare un po’ di più da lei su tutto il resto. Sull’idea dello spin-off non spetta a me decidere, non è nei miei poteri. Io credo che Indiana Jones sia ben definito e vivrà per sempre nel modo in cui l’ha creato Harrison”. Ford, però, commenta così la risposta della collega: “A me sembra un sì”.

La preparazione sul set

I tre grandi protagonisti raccontano insieme come hanno lavorato alle relazioni dei personaggi sul set e come si sono preparati ai loro ruoli.

“Abbiamo avuto una sceneggiatura scritta incredibilmente bene dalla quale partire – comincia Ford – precisa e ambiziosa; non abbiamo, quindi, dovuto provare molto. Quando siamo arrivati sul set possedevamo già chiaramente l’idea di cosa portare in scena, è normale che accada questo quando puoi lavorare con geni come Steven Spielberg o James Mangold”.

“Qualche cosa l’abbiamo provata però – precisa Waller-Bridge ridendo. È vero, l’energia era così travolgente da farci immergere subito dentro le scene”.

“È stato molto semplice, il mio obbiettivo era rendere la vita di Indiana Jones la più miserevole possibile. Ormai mi sono scontrato con tutti i principali eroi della storia del cinema e non ne sono mai uscito vittorioso” scherza, invece, Mikkelsen.

“Non vi è un chiave precisa per sviluppare un ruolo o prepararsi per un film – continua Waller-Bridge – studi il personaggio, impari da chi come Harrison ha tantissimo da insegnarti, ma poi è tutto istinto. Sono cose che impari facendole e molto della nostra preparazione è fatto dagli autori. Quando hai un buono script, senti già di poterti calare nel ruolo, non hai bisogno di altro. L’unica vera preparazione, per me, è credere in quello che faccio, nello script, nel personaggio che interpreto. In un’opera come questa, incredibile in ogni suo aspetto, è naturale farlo”.

Prosegue Mikkelsen: “Potremmo parlarne per ore. Forse ci sarà una tecnica ma stiamo ancora provando a scoprirla. Si tratta di istinto, non puoi impararlo dagli altri, devi trovarlo dentro te stesso”.

E conferma Ford: “Vorrei saperlo anche io, ma ogni preparazione è diversa. Per ognuno di noi è diverso; prendete Phoebe: lei è anche una regista ed una sceneggiatrice eccezionale, quindi lavora diversamente da me (la Waller-Bridge è tre volte vincitrice dell’Emmy® Award per la sua acclamata commedia Fleabag, di cui è attrice e autrice); così anche Mads nell’infinità di ruoli che ha interpretato. A prescindere da chi sia il tuo personaggio, però, devi trovare in te stesso gli aspetti che lo rappresentano meglio e allontanare gli aspetti che non lo fanno. Bisogna comprendere quale sia l’oggetto nella mente degli sceneggiatori, cosa pensano, cosa immaginano. Ma non si parla di questa cosa, la si fa soltanto. Non ci rifletti, non ne parli, lo fai, e se non lo fai bene lo fai una seconda volta. Quando hai la fortuna di lavorare con geni, persone che capiscono le relazioni emozioni, hai un grande vantaggio. Sono d’accordo con i miei colleghi, è istinto, conoscenza della vita, fare proprie le esperienze delle persone che hai incontrato, comprendere nel profondo i personaggi. Poi, collaborando con gli altri, scopri cosa sia meglio mettere a fuoco”.

I veri eroi

Infine, viene chiesto a Harrison Ford chi sia per lui un vero eroe.

Così risponde l’attore: “Io interpreto un archeologo, non un eroe, non c’è un modo convincente di interpretare un eroe, al massimo puoi indossare una tutina e diventarlo. Ma noi ammiriamo le persone per quello che fanno, è emozionante vedere persone ordinarie fare cose straordinarie e diventare eroi in circostanze particolari. Voglio che il pubblico senta le loro emozioni, le paure, i trionfi. La sfida più grande è questa, più di ogni stunt o effetto speciale, mostrare la complessità dell’essere umano ed emozionare. Per tale motivo sono affezionato ad Indiana Jones come lo è il pubblico e per tale motivo trovo che questo film sia un bellissimo modo per dirgli addio”.