Politica

Hotspot Bisconte, l’ex giunta Accorinti: “Ennesima ordinanza show di De Luca”

Continua il botta e risposta tra l’ex amministrazione Accorinti e il sindaco De Luca. Tema dello scontro è l’hotspot di Bisconte che secondo il sindaco avrebbe visto il suo predecessore “morbido” col governo Renzi in cambio del via libera sul Palagiustizia all’ex ospedale militare.

Noi contrari all’hotspot

La caserma Gasparro sarebbe stata “ceduta” in cambio del Masterplan già dal 2014, però Messina nell’ottobre 2015 risultava esclusa dal Masterplan, mentre il palagiustizia all’ospedale militare è stato codificato dal Governo nel febbraio 2017: come la mettiamo? Le date non tornano- commentano gli ex amministratori- La contrarietà di Accorinti e della sua Giunta all’hot spot presso la Gasparro è nota a tutti: risulta da lettere, interventi, colloqui che l’allora sindaco ebbe a tutti i livelli. Il fatto è che sulle aree militari il sindaco non ha alcun potere. Il Ministero dell’Interno, poi, ha una competenza esclusiva sull’accoglienza dei migranti. Piuttosto, sembra che De Luca metta le mani avanti. Dice che la struttura temporanea attivata dal Ministero nel settembre 2017 avrebbe dovuto durare due anni, dopo di che avrebbe dovuto cessare. Il termine, dunque, scadeva nel settembre 2019”.

Perchè non ha chiuso l’hotspot?

Gli ex assessori della giunta Accorinti ricordano che nel settembre 2019, allo scadere quindi della durata dell’hotspot il sindaco era De Luca che invece non ha fatto nulla per chiuderlo. Peraltro è lo stesso De Luca a dire di essere a conoscenza del mancato rispetto delle norme sin dall’agosto del 2018.

L’ordinanza show

Cateno De Luca si è autodenunciato, qualcuno lo ascolti- prosegue MessinAccomuna-La sua ordinanza, poi, è un semplice show. Non ha competenza sulle aree militari, non ha competenza sull’accoglienza dei migranti, non si sono registrati episodi di violazione dell’ordine pubblico, non ci sono attentati alla salute (il Ministero certifica) la negatività degli ospiti. Il provvedimento è solo la conferma della sua subcultura xenofoba, già evidenziata in campagna elettorale. De Luca non fa il sindaco: cerca solo personali ribalte locali e tentativi di proiezioni nazionali. La distanza di stile e di atti con chi lo ha preceduto è siderale e tenta disperatamente (e risibilmente) di gettare l’ombra del discredito”.