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Il caso, buona sanità made in Messina: “Umanità e cure mi hanno salvato”

MESSINA – La storia di un lettore che decide di raccontarsi per ringraziare chi lo ha riportato alla vita e ridare speranza ai tanti cittadini alle prese con i disservizi della sanità.

La mia storia inizia nel giugno 2022: dopo numerosi accertamenti, un primo ricovero ospedaliero per peritonite causata da una perforazione di un diverticolo del sigma. Essendo un medico e conoscendo la patologia sapevo perfettamente che avrei potuto patire altri episodi di malessere potenzialmente gravi (di peritonite si può morire) e perciò attuo un cambio radicale nelle mie abitudini alimentari e non solo.

Purtroppo, nei successivi mesi, non sono riuscito a trovare né un equilibrio fisico né la remissione dei sintomi dolorosi, nonostante le svariate terapie farmacologiche. Ho vissuto con una costante e intensa sofferenza in fossa iliaca sinistra, associata ad altre problematiche, troppo complesse da spiegare in questa sede. Si era instaurata una diverticolite cronica resistente a terapia, il mio calo ponderale in 10 mesi è stato di 15 kg. Vivere con un coltello conficcato nell’intestino 24 ore al giorno rende la vita “insostenibile”.
Non potevo subire un intervento in fase acuta (durante la fase attiva della malattia) per motivi tecnici. Dopo tanti mesi di dolori, riesco ad avere un breve, ma proficuo periodo di quiescenza dalla malattia, che ha permesso la programmazione dell’intervento chirurgico di sigmoidectomia nella clinica messinese Villa Salus. Da medico l’entrare in sala operatoria da sdraiato piuttosto che in piedi, come da mia abitudine, ha generato in me uno stato d’animo molto diverso anche, e non solo, in virtù delle varie possibili complicanze legate all’atto chirurgico, a me note.

Oggi, finalmente, dopo la difficile operazione eseguita egregiamente dal primario di chirurgia generale dottor Giuseppe La Malfa posso dire di essere rinato. Il mio ringraziamento si estende anche, per la professionalità e umanità, al professore Gustavo Barresi, al professore Carmelo Buda e allo staff medico infermieristico e ausiliario del secondo piano della casa di cura per avermi ridato la salute e avermi sostenuto umanamente, in ogni istante del mio ricovero e degenza.