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“Il Ponte sullo Stretto opera d’interesse europeo”, la profezia di Zamberletti

MESSINA – “Sorriderà da lassù Giuseppe Zamberletti vedendo che Sicilia e Calabria fanno pressione sulla Ue perché nel Pnrr si trovino fondi da destinare alla realizzazione del Ponte sullo Stretto. Lui, uomo del profondo Nord, aveva compreso la rilevanza europea di quest’opera fondamentale e presiedendo per una ventina d’anni la società che la doveva costruire si prodigò affinché l’Italia tenesse duro e non la cancellasse dall’agenda politica”.

Lo ha detto a una riunione del Rotary Stretto di Messina Gianni Spartà, scrittore d’origini messinesi, presentando la biografia (“La luna sulle ali”, editore Macchione) del parlamentare scomparso due anni fa a Varese. La prefazione è di Sergio Mattarella, il libro è stato presentato quindici giorni fa al Senato dalla presidente Maria Elisabetta Casellati

Zamberletti, inventore della moderna Protezione civile, si era appassionato negli ultimi anni della sua carriera politica alla questione del Ponte. Era spesso a Messina, alloggiava all’Hotel Liberty, diceva che la Cina era interessatissima all’opera in un’ottica di strategia geopolitica. Pechino gli aveva offerto materie prime e ingegneria immaginando la Sicilia come base logistica ideale per le merci in arrivo sui nave dal Canale di Suez. Da qui, completando la linea dell’Alta Velocità tra Salerno e Reggio Calabria, di cui si è tornati a parlare, container caricati su vagoni ferroviari avrebbero imboccato il corridoio europeo per raggiungere in dieci-dodici ore le capitali del grande Nord: tempo guadagnato, stop ai bisonti gommati sulle autostrade della Penisola, riduzione dei guai ambientali. “Ma per fare bisognava costruire il Ponte ed evitare costosi e disagevoli traghettamenti”, ha detto Gianni Spartà. “Insomma Zamberletti fu profeta, allora poco ascoltato, oggi rivalutato alla grande. Non era un visionario ma un lombardo quasi svizzero, nato a Varese, che aveva messo la sua esperienza al servizio della questione meridionale”.

Ospite di Pietro Federico, Antonio Topazio e Giovanni Mollica, dirigenti del club rotariano, l’autore de “La luna sulle ali” s’è soffermato sul ritratto di “Zorro”, così conosciuto sulle frequenze dei radioamatori, che incarnò lo scomodo incarico di commissario di governo dopo i devastanti terremoti in Friuli e in Irpinia (1976 e 1980) e che con una indimenticabile missione umanitaria salvò mille boat-people in fuga dagli orrori della rivoluzione comunista in Vietnam (1979). Con tre navi della Marina militare e la benedizione dell’allora premier Giulio Andreotti, pressato dai vescovi italiani, li raccolse nel Mar Giallo, stipati si barcacce alle deriva, e li portò in Italia.