“Nel cuore dell’uomo abita la verità”. Aperta la Settimana Teologica

Si è aperta con la solenne prolusione di Mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer, Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, la quinta edizione della Settimana Teologica, ospitata quest’anno nel Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca.

Dopo la proiezione del tradizionale video introduttivo, Mons. Calogero La Piana e Mons. Tindaro Cocivera, Vicario Episcopale per il Laicato, hanno dato inizio ai lavori con i saluti e la presentazione del tema scelto quest’anno “Nel cuore dell’uomo abita la verità” che, come ha detto l’Arcivescovo, si propone di approfondire gli orientamenti pastorali del biennio 2014/2016, Briciole che saziano, all’interno del più ampio cammino decennale che vede impegnata la Chiesa locale nella scelta di Educare alla vita buona del Vangelo, ponendo attenzione soprattutto allo sviluppo integrale della persona umana, ma soprattutto in preparazione al Convegno delle Chiese Italiane che si svolgerà il prossimo novembre a Firenze.

Negli orientamenti diocesani – afferma Mons. La Piana – si tratteggia un percorso d’idee con lo scopo di convergere in Cristo Gesù fulcro dell’humanum, ravvisando anche la necessità di sviluppare le potenzialità dell’insegnamento Conciliare sull’uomo, in particolare della Costituzione Pastorale della Chiesa Gaudium et spes nel mondo contemporaneo. Il Concilio si è occupato molto dell’uomo, basti ricordare una delle allocuzioni conclusive pronunciate da Paolo VI in cui si sostiene chiaramente che la Chiesa si è assai occupata dell’uomo quale oggi in realtà si presenta: vivo, tutto occupato di sé, che si fa soltanto centro d’ogni interesse ma osa dirsi principio e ragione d’ogni realtà”.


Sul sottotitolo della Settimana teologica, “Che cos’è l’uomo perché ti ricordi di lui”, chiaro riferimento alla spiritualità di S. Agostino, il Presule ha voluto sottolineato soprattutto la questione antropologica, l’identità dell’essere umano e il suo rapporto con se stesso e la realtà creata, ritenuta centrale in ogni epoca storica.

Prima della Prolusione, la Corale Eugenio Arena, diretta dal Maestro Giulio Arena, ha eseguito tre pezzi polifonici ispirati al tempo liturgico quaresimale.

A introdurre la relazione di Mons. Ladaria dal titolo “Gaudium et spes. Una sintesi dell’antropologia cristiana”, è stato Mons. Cocivera, che ha ricordato come dal tema dello scorso anno, legato alle periferie dell’umanità sull’esempio delle Beatitudini, ora attraverso l’icona biblica della Cananea, siamo chiamati a uscire fuori per incontrare l’umano che si affaccia sul nostro cammino, secondo quanto ci ricorda il Santo Padre: “Anche le briciole – afferma Mons. Cocivera – se apprezzate possono diventare pane per tutti. Potremo dire di aver imparato da Gesù nella misura in cui riusciremo ad accogliere e valorizzare ciò che di buono Egli ci può offrire”.

Proprio partendo dall’interrogativo del salmo 18, Mons. Ladaria apre la sua prolusione affermando che soltanto in Gesù il Concilio Vaticano II, con la costituzione Gaudium et spes, riesce a dare una risposta piena che va ben oltre le aspettative. Il Vescovo, in particolare, si è soffermato sul paragrafo 22 che, dice, “dà il senso a tutta la costituzione pastorale”.

Se la teologia contemporanea si mostra così attenta a legare la Creazione al mistero della Trinità, ritrovando in questo i suoi accenti più tradizionali, è perché cosciente che la creazione è opera del Padre che è in se stesso pienezza di comunione. Riprendendo i termini di Balthasar per il quale l’alterità in Lui rende possibile la distanza fra Dio e le creature. Da ciò ne deriva il fatto che solo la rivelazione trinitaria permette di capire la creazione all’apice della quale è messo l’uomo e a tal Proposito il Vescovo afferma che: “La creazione di tutto in Cristo e non solo nel Logos significa semplicemente che le cose non potevano essere create che in vista del loro compimento nel secondo Adamo”. In altre parole, la nozione di creazione, e in primo luogo la creazione dell’uomo, deve essere costantemente reinterpretata alla luce di Cristo, il secondo Adamo che dà senso al primo.

Tre sono in particolare gli aspetti di questo capitolo 22 sui quali pone l’accento Ladaria: il primo è un riferimento, ai Romani, 5, 14, dove San Paolo scrive che Adamo era figura di Colui che doveva venire: da allora, è in Cristo, e in lui soltanto, che le verità espresse sull’uomo, dunque anche le verità sulla sua creazione, trovano la loro sorgente e toccano il loro vertice nei primi ventuno paragrafi della Costituzione Conciliare.

Il secondo elemento è un riferimento patristico. Nel primo paragrafo di Gaudium et spes, 22, i Padri conciliari citano esplicitamente Tertulliano che nel suo De carnis resurrectione, sostiene che «tutta l’argilla di cui è formato Adamo, esprimeva e preannunciava l’uomo che doveva venire, il Cristo». Una scelta, per Monsignor Ladaria, molto significativa; l’antropologia di quest’autore, infatti, fondata sulla Genesi e sui Corinzi, è articolata sul corpo e contempla il mistero della creazione dell’uomo a immagine non del Figlio eterno, ma del Figlio che doveva incarnarsi.

Il terzo elemento è un’espressione latina, che bisogna leggere con attenzione nel testo originale del Concilio, in cui viene detto che Gesù è «homo perfectus». Questo non nel senso in cui lo intendevano i Concili della Chiesa primitiva, cioè vero uomo che prende la nostra condizione umana in tutto tranne il peccato, ma piuttosto compiuto nella sua essenza umana e paradigma per tutta l’umanità. La perfezione dell’umanità di Cristo è affermata di nuovo in Gaudium et spes, 38 e 45, di modo che «chiunque segue Cristo, l’uomo perfetto, si fa lui pure più uomo».

A tal proposito Mons. Ladaria, conscio che la Costituzione non abbia definito una posizione dottrinale sull’argomento, afferma che “Non si può dire che i documenti conciliari abbiano sviluppato in modo consequenziale e coerente le affermazioni della Gaudium et spes. Il significato di Gesù, per l’antropologia, sembra concentrarsi più sulla dimensione escatologica che protologica; rimane così un margine ampio d’indagine e di ricerca per la teologia cattolica. A mio parere, tuttavia, il Concilio ha indicato una via per l’elaborazione di un’antropologia teologica completa e per il consolidamento di questa disciplina in modo unitario». Questa forma unitaria per lui, è Cristo, Colui che è generato prima di ogni creatura, l’unico che unisce creazione e salvezza al punto che il riferimento a Lui determina l’essere di ogni uomo dall’origine fino alla salvezza eterna. Egli sostiene che si tratta di mettere insieme l’unità del disegno di Dio e la gratuità dell’Incarnazione del Figlio. L’essere umano creato in Cristo non compie il disegno di Dio e non arriva a essere pienamente se stesso se non partecipando all’intimità del Figlio incarnato, ossia alla relazione filiale che lega Gesù al Padre nello Spirito Santo e alla relazione fraterna che lo unisce a tutta l’umanità.

L’analisi a questo articolato e fondamentale capitolo della Costituzione si conclude con una riflessione sulla prospettiva escatologica, che si figura come l’adempimento del disegno di Dio e il raggiungimento della pienezza dell’uomo salvato dal trionfo di Cristo sul peccato e sulla morte. Negli atti Conciliari leggiamo infatti che, associato al mistero pasquale, l’uomo va incontro alla Risurrezione fortificato e che tutta l’umanità è stata chiamata ad una sola vocazione in Cristo, morto per noi: “Lo Spirito Santo – conclude Ladaria – dà a tutti questa possibilità di salvezza che si realizza con il disegno salvifico di Cristo, centro e fine della storia umana, gioia di ogni cuore che, con la Sua morte ci ha donato la vita”.