Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Le esperienze dei Club Kiwanis

Un incontro pubblico di sensibilizzazione e riflessione sui diritti fondamentali da riconoscere e garantire a tutti i bambini ed adolescenti del mondo sul tema “Migrantes”. Si è svolto sabato, al Monte di Pietà, in occasione del 27° Anniversario della “Convenzione per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”. L’evento è stato promosso in forma condivisa dai Kiwanis Club di Capo d’Orlando, Messina, Milazzo Città del Capo, Nuovo Jonio, Peloro, Rometta, Santo Stefano Mistretta con il coordinamento dell’arch.Vittorio Potestà, luogotenente del governatore per la Divisione 1 Sicilia, che ha moderato e svolto le conclusioni dell’evento.

Nel corso della mattinata si sono succeduti gli interventi di diversi relatori: Prof.ssa Anna Maria Murdaca, Docente di Didattica e pedagogia speciale (Dipartimento Cospecs Università di Messina) che ha sviluppato l’argomento “Adattamento e minori stranieri: vulnerabilità, fattori di rischio e di protezione”; Dott.ssa Maria Luisa Pino, Pedagogista e Responsabile area tematica (Consulta Volontariato del Comune di Messina) che ha trattato il tema “Il ruolo dei minori oggi: disagi e prospettive”; Prof.ssa Dina Maiolo, Docente di materie letterarie, che ha esposto le sue personali considerazioni su “L’esperienza di una volontaria”; Don Giovanni Russo, Ordinario di Bioetica Ist.Teologico “S.Tommaso” di Messina (Università Pontificia Salesiana) e Direttore della Scuola Superiore di specializzazione in Bioetica e sessuologia che ha posto l’attenzione su “Dimensioni e valori della Convenzione sui diritti dell’infanzia”.

La Prof.ssa Murdaca ha analizzato gli aspetti dei diritti negati e dei bisogni sociali che devono condurre ad una alleanza strategica da parte delle comunità coinvolte nell’accoglienza. I vari approcci davanti al fenomeno della immigrazione hanno necessità di essere unificati nella volontà di ”abbraccio” delle diverse culture e identità. La riflessione cui si è voluto indurre i presenti è stata quella della situazione determinata dall’abbandono di tradizioni, storia, luogo fisico ed antropologico che determina una fragilità individuale ed un disorientamento per territori e popolazioni non conosciuti che possono determinare anche rabbia ed aggressività potenziale. Particolare impegno sociale deve, quindi, essere rivolto alla riduzione del reciproco disagio e vulnerabilità.

La Dott.ssa Pino ha esaminato i dati sull’evoluzione del fenomeno a livello cittadino in relazione agli interventi che le organizzazioni del volontariato riescono ad attuare pur con grandi difficoltà logistiche e con risorse finanziarie estremamente limitate.

La Prof.ssa Dina Maiolo ha parlato dell’esperienza che in prima persona la vede coinvolta nell’insegnamento multidisciplinare agli adolescenti, di nazionalità prevalentemente africana, ospiti del centro di accoglienza di Messina. Ha, infatti, sottolineato come attraverso il desiderio di apprendimento della lingua italiana, della storia, della geografia i numerosi ragazzi hanno anche manifestato la necessità di una narrazione di sé stessi (“chi sono io?”) ed il bisogno di ridurre la frustrazione di non poter esprimere a parole i propri sentimenti (“cosa desidero per me?… “quale sarà il mio futuro?”). La docente ha anche invitato a considerare “il migrante” come “eroe”, come persona di grande coraggio e ricco di sogni che può subire in maniera indelebile l’indifferenza, il rigetto o l’esclusione che spesso caratterizzano i comportamenti singoli e collettivi.

Don Giovanni Russo ha voluto inizialmente coinvolgere alcuni degli adolescenti, prima presentati dalla Prof.ssa Maiolo, invitandoli a prendere parte attiva e dialogando con loro, in inglese o francese, sulle realtà che avevano vissuto dal momento della loro partenza dai territori natii. Il docente salesiano ha poi evidenziato alcuni concetti cardine che, sulla base della Convenzione promulgata nel 1989, devono ancora trovare piena attuazione nei diversi contesti sociali ed anche in riferimento al fenomeno dell’immigrazione. Don Russo ha invitato, infatti, a considerare la cooperazione come essenziale per la visibilità dell’impegno all’interno delle comunità umane di ambito locale o di aree sempre più vaste. Ha letto e commentato alcuni degli articoli della Convenzione ritenuti più significativi e sui quali ha voluto far riflettere sulla necessità del “rispetto del minore senza alcuna aggettivazione di convenienza” e sulla capacità “di ascoltare la vita dell’altro e non di sentire distrattamente le sue parole”.