Maria Falcone: «Mio fratello Giovanni, l’eroe buono di tanti ragazzi». Sul neo presidente Crocetta: «Speriamo»

Da vent’anni gira le scuole e le parrocchie per raccontare chi era suo fratello e l’eredità morale che ci ha lasciato. Con quale spirito?

Con lo spirito di mantenere sempre una grande attenzione nei confronti di quello che è il messaggio che Giovanni Falcone ci ha lasciato, con lo spirito di far sì che i giovani vedano mio fratello non solo come giudice anti mafia ma anche come cittadino italiano che ha creduto in determinati valori, quali quelli della legalità, della democrazia e della libertà.

A distanza di così tanto tempo, a che punto ritiene che siamo nell’accoglimento del messaggio di suo fratello?

Credo che il messaggio di Giovanni abbia fatto tanta strada e questo soprattutto attraverso la scuola, attraverso gli insegnanti, creando una società, a poco a poco, diversa. Il vedere l’attenzione con la quale, in tutta Italia, gli insegnanti hanno fatto comprendere ai loro studenti quanto sia importante credere nei valori in cui Giovanni credeva, ritengo sia motivo di grande speranza. Questa fiducia viene anche dal fatto che, in linea di massima, le domande che mi vengono fatte dagli studenti sono domande di piena consapevolezza dei problemi attuali e di voglia di cambiamento.

Come si pone davanti a chi non ha conosciuto suo fratello e che lo conosce per la prima volta grazie al lavoro della sua fondazione?

Io mi pongo soprattutto come sorella di Giovanni, che per i ragazzi è un poco l’“eroe buono”, che fa il bene della società. Poiché i ragazzi, dovunque io vada, mi fanno un’infinità di domande, ho scritto anche un libro (Giovanni Falcone, un eroe solo, Rizzoli, 2012 ndr) che non parla soltanto di Falcone magistrato ma anche di Falcone uomo, che poi è quello che a tutti incuriosisce di più. In un’epoca come la nostra in cui gli esempi del malaffare sono così evidenti e pressanti, è giusto che i giovani si aggrappino a personaggi che si trovano sulla sponda opposta.

L’Italia di oggi è un paese disastrato economicamente e socialmente, secondo lei, rispetto al ’92, abbiamo più o meno forza di indignarci?

Io credo che abbiamo recuperato un grande valore, in tutti questi anni, nonostante le condizioni economiche e sociali, soprattutto di quest’ultimo periodo, che è quello della cosiddetta “cittadinanza attiva”, credo siano stati fatti grandi passi avanti da parte della società civile. C’è da parte dei cittadini una grande voglia di partecipare, una grande voglia di legalità e c’è l’attenzione da parte dei giovani a temi che nel ’92 non erano nemmeno pensati.

Veniamo all’attualità. Due parole che dovrebbero essere l’una antitetica dell’altra, cioè la parola Stato e la parola mafia, vengono invece a trovarsi vicino. Si parla di trattativa intercorsa fra essi subito dopo gli anni delle stragi…

Io, al solo pensiero, che Giovanni possa essere stato ucciso anche da una parte dello Stato che lui ha invece salvaguardato con la sua attività, mi addoloro ancor più. Eppure, si tratta di un problema molto delicato e so bene che in determinati casi, per la cosiddetta “ragione di Stato”, è giusto porre la segretezza. Aspetto che i magistrati possano arrivare al nocciolo della questione. Chiaramente, che ci fu qualche accordo, per esempio, per prendere Totò Riina, io di questo ne sono sempre stata sicura. Noi però dobbiamo anche vedere quali sono le condizioni che avrebbero determinato tale accordo: l’Italia, dopo le stragi del ’92 e del ‘93, si trovava in una condizione di pericolo tremendo, un po’ come si è trovato il mondo dopo gli attacchi alle Torri Gemelle. Individuare i colpevoli, tagliare alle radici i rapporti tra la società e la mafia era difficile e grandissima era la preoccupazione che si verificassero altre stragi. È un punto che va analizzato con attenzione per vedere se c’è stata la trattativa, e quali ne sono state le motivazioni.

In questi giorni, il giudice Ingroia, che ha lavorato a fianco di Giovanni, è in partenza per il Guatemala, accusato da molti di voler “scappare” dalla mafia e dai suoi doveri di indagine sui rapporti che questa avrebbe instaurato con lo Stato….

Io non so le ragioni per cui faccia questo, d’altronde non ha alcuna costrizione. In ogni caso ci sono gli altri magistrati che hanno indagato con lui che certamente continueranno a lavorare per arrivare ad un processo…

Giovanni, oltre a magistrato dell’antimafia, è stato “tecnico” dell’antimafia: grazie a lui è stato introdotto per esempio il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Proprio con quest’ultima accusa è stato rinviato a giudizio Raffaele Lombardo, ex presidente della Regione Sicilia, e non dimentichiamoci che il suo predecessore, Totò Cuffaro, si trova in carcere per favoreggiamento aggravato nei confronti di Cosa nostra. Lei intravede nel nuovo governatore Crocetta uno spiraglio di cambiamento?

Per quella che è la storia di Crocetta, io dovrei dire che ci troviamo in una storia completamente diversa. Sappiamo quello che ha fatto a Gela e sicuramente non si trova nelle stesse condizioni di Cuffaro o di Lombardo, quindi io spero nella sua attività per cercare di rimettere la regione siciliana in una situazione meno disastrata di quella in cui si trova adesso, partendo soprattutto dal valore fondante di un popolo: la legalità.

(CLAUDIO STAITI)

Maria Falcone, professoressa di Diritto negli Istituti Superiori, vive e opera a Palermo. Ha ricoperto per anni il ruolo di Docente di Diritto della scuola e dal 1992 è Presidente della Fondazione “Giovanni e Francesca Falcone” creata in memoria del fratello Giovanni Falcone e della moglie, il giudice Francesca Morvillo. Come Presidente della Fondazione è direttamente impegnata nella diffusione e formazione di una cultura antimafia all’interno del mondo giovanile attraverso incontri, dibattiti, manifestazioni e seminari, con gli studenti di ogni ordine e grado, sia in Italia che all’estero. È anche personalmente impegnata nell’organizzazione degli incontri annuali della Fondazione con la partecipazione di esperti del crimine organizzato nazionali ed internazionali, politici e rappresentanti delle Istituzioni nazionali ed estere. È membro onorario dell’UNICEF. Nel 1995 ha ricevuto la Laurea Honoris Causa dall’Università degli Studi di San Paolo (Brasile) per il suo impegno sociale e culturale nel combattere la cultura mafiosa. Nel 1997 ha pubblicato, insieme al Prof. G. Marchese, un libro dal titolo Educazione alla legalità. Dal rispetto della legge alla convivenza democratica, un testo destinato agli insegnanti di ogni ordine e grado. Nel 2004 la casa Editrice Carocci ne ha pubblicato una nuova versione aggiornata: Io e tu: La società – Educazione alla legalità e alla convivenza civile. Durante questi anni Maria Falcone ha ricevuto importanti riconoscimenti per l’impegno civile e l'intensa attività svolta nell'ambito dell'educazione alla legalità. Nel 2012 ha pubblicato con Rizzoli Giovanni Falcone, un eroe solo, un libro-memoria scritto insieme alla giornalista Francesca Barra.