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L’analisi della siccità in Sicilia: deficit sempre più gravi nelle zone interne e area ionica

Proprio quando l’andamento pluviometrico sembrava stabilizzarsi, fra dicembre e la prima decade di febbraio, un immenso anticiclone di blocco (dalla tipica forma a “Omega”) si è disteso sul bacino centrale del Mediterraneo, posizionando i suoi massimi al suolo fra l’Italia e i vicini Balcani. Oltre a garantire condizioni di tempo stabile e soleggiato, con pressioni molto elevate, che hanno raggiunto i 1034 hPa, questa figura di alta pressione sta aggravando la fase siccitosa, che da un paio di anni interessa buona parte del territorio siciliano (salvo locali eccezioni).

Come spiega il Sias (Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano) l’analisi dei valori di “SPI” (Standardized Precipitazion Index) sul territorio regionale offre un quadro molto variegato delle condizioni di siccità che si stanno verificando attualmente in Sicilia.

Vi sono aree che presentano condizioni significative di siccità a breve termine, che tuttavia sugli intervalli più lunghi presentano indici meno preoccupanti. Viceversa, aree che hanno beneficiato di recente di precipitazioni superiori alle medie, hanno indici molto negativi nelle analisi a medio-lungo termine.

Lo Standardized Precipitazion Index relativo agli ultimi 3 mesi, per esempio, mostra molto bene la differenza tra il settore occidentale, che nell’ultimo trimestre ha beneficiato di piogge superiori alle medie, e il settore orientale decisamente deficitario, per l’assenza di configurazioni che generalmente portano piogge abbondanti sul settore ionico, come i minimi fra Ionio e Canale di Sicilia o i poderosi flussi sciroccali, molto umidi, provenienti dal nord Africa.

L”SPI” a 6 mesi, invece, ci fa notare vaste aree dove l’apporto delle piogge è stato inferiore alle medie sia nel periodo autunnale che in quello invernale. L’indice resta positivo in parte del settore occidentale, grazie alle piogge recenti, mentre sul settore orientale spicca l’area di Catania e del suo entroterra, dove sono gli abbondanti apporti autunnali a pesare.

La situazione degli ultimi 12 mesi mette in evidenza una marcata variabilità spaziale del periodo autunno-invernale che si aggiunge a quella della primavera 2020. Nel complesso sono soprattutto le aree centrali, estese sia al versante meridionale che a quello tirrenico, a mostrare i deficit più elevati nel medio periodo. Notevole pure il deficit idrico registrato lungo la costa ionica messinese, fra Messina e Taormina, che paga l’assenza di levantate e sciroccate, soprattutto durante l’inverno e la primavera del 2020.

Negli ultimi 2 anni, invece, inizia a pesare l’eccezionale siccità del bimestre gennaio-febbraio 2020, dopo un 2019 che ha visto discrete precipitazioni, pur senza troppi eccessi. Spicca un pronunciato deficit di lungo periodo su tutto il settore tirrenico e su parte del settore meridionale. Insomma, un quadro molto complesso e variegato che pero rischia di aggravarsi se in questo mese di marzo non si vedranno le tipiche configurazioni bariche ideali per vedere le grandi passate di piogge sull’intero territorio regionale. Le proiezioni modellistiche intravedono il possibile ritorno delle piogge non prima della fine della prima decade di marzo. Ma per colmare l’importante deficit che inizia ad accumularsi bisognerà sperare in un radicale cambio di pattern atmosferico sull’area euroatlantica.