“L’uomo che veniva da Messina”, presentato l’ultimo romanzo di Silvana La Spina

L’uomo che veniva da Messina”, romanzo di Silvana La Spina edito da Giunti, è stato presentato alla Sala Sinopoli del Teatro Vittorio Emanuele, alla presenza dell’onorevole Giovanni Ardizzone, presidente dell'Ars, delle dottoresse Giuseppa Prestipino e Giovanna De Francesco, presidi dei due istituiti scolastici coinvolti, rispettivamente l’Istituto Comprensivo Villa Lina di Ritiro e il Liceo La Farina-Basile. Hanno presentato l’autrice Giovanna Giordano, e Daniela Bonanzinga della Libreria Bonanzinga, che da anni si occupa di coinvolgere le scuole messinesi nella promozione della lettura. In sala un pubblico numeroso, tra cui docenti e studenti di entrambi gli istituti, i quali hanno dedicato laboratori e progetti artistici sul nostro pittore.

Messina è una città che non si sa vendere”, dice la preside Prestipino: è vero, molti per esempio non conoscono le grandi opere che ci sono nel nostro Museo, e per questo bisogna puntare tutte le nostre energie nel trovare fondi per sviluppare l’amore per la cultura, così da poterla “vendere” a chi venga a visitare la città. È un messaggio che va proposto soprattutto ai giovani che non hanno fiducia e ai quali non viene data fiducia, ma in fondo, anche Antonello stesso, per diventare appunto Antonello da Messina, dovette partire. Antonello è stato un grande messinese, che ha dato un contributo importantissimo al Rinascimento italiano, un motivo per avere a cuore l’essere messinesi, che può spingerci ad essere orgogliosi di quello che possiamo trarre di buono dalla nostra città e da chi la compone, quando si parla di cultura, non sono letteraria, ma anche teatrale.

Sulla scia di Leonardo Sciascia e Vincenzo Consolo, Silvana La Spina ripropone il genio di Antonello da Messina, “reinventando l’atmosfera del ‘400, con quella macchina del tempo che solo un romanzo può essere” dice Giovanna Giordano. La vita, le avventure, la fame e la fama, e soprattutto il momento della composizione delle opere sono romanzate, e addirittura, contrariamente a quanto documentato dall’illustre Vasari, l’artista morirebbe qui a Messina e non a Venezia. “Il romanzo storico non esiste: è la proiezione del presente nel passato”, spiega l’autrice, forse è per questo che Antonello ritorna a Messina, città-madre con la quale ha un rapporto conflittuale. “Antonello ama la Sicilia, ma la Sicilia non lo ama”.

Con letture a cura dell’attore e regista Angelo Campolo, che con sentimento ha letto un brano del romanzo sull’amore del pittore per l’“Annunziata”. “Ognuno è un mistero per se stesso, figuriamoci per gli altri”, Antonello, pur lontano e misterioso, ci è vicino per tradizione e geni, lo abbiamo nel sangue e ora forse ancora di più.

Lavinia Consolato