Operazione Triade, sgominate 3 organizzazioni criminali: 20 arresti (VIDEO, NOMI E DETTAGLI) - Tempo Stretto

Operazione Triade, sgominate 3 organizzazioni criminali: 20 arresti (VIDEO, NOMI E DETTAGLI)

Veronica Crocitti

Operazione Triade, sgominate 3 organizzazioni criminali: 20 arresti (VIDEO, NOMI E DETTAGLI)

mercoledì 20 Luglio 2016 - 05:55

Ecco tutti i dettagli dell'operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, giunge a soli due mesi di distanza dall’attentato al Presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci.

Fiumi di hashish e marijuana, prodotti sulle montagne dei Nebrodi sotto l’egida delle famiglie mafiose di Tortorici, che arrivavano poi fino alla costa per essere smerciati nei locali e nelle principali “piazze di spaccio”. A controllare tutto la banda che aveva base proprio a Milazzo e Barcellona Pozzo di Gotto.

E' scattata stamani la maxi Operazione Triade che ha che ha chiuso il cerchio su 21 narcotrafficanti, esponenti di un'organizzazione che operava tra sul litorale tirrenico della provincia. Tra gli arrestati spicca anche il nome di Francesco Salamone, consigliere comunale di Terme Vigliatore. Nel corso delle operazioni, i carabinieri hanno anche sequestrato circa 3 chilogrammi e mezzo tra marijuana e hashish.

GLI ARRESTATI. Finiscono direttamente in carcere Carmelo Galati Massaro, Sebastiano Galati Massaro, Antonio Musarra Pecorabianca, Antonino Costanzo Zammataro, Nicolino Isgrò, 48enne di Condrò, Ignazio Lombardo, Salvatore Pantè, Salvatore Iannello, Filippo Biscari, Giuseppe Aricò, Luca Iannello, Roberto Greco, Giuseppe Lo Presti, Marco Coniglio. Vanno ai domiciliari Veronica Lombardo Pontillo, Antonio Cardillo, Giuseppe Costa, Filippo Genovese, Giuseppe Cammisa. Oblligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria per Danny Cardillo, 27enne di Venetico. Per tutti loro le accuse, a vario titolo, sono di traffico illecito di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di armi da fuoco, nonché di spendida di banconote falsificate.

LE INDAGINI. L'operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, giunge a soli due mesi di distanza dall’attentato al Presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci e colpisce direttamente uno dei settori di maggior interesse criminale per la mafia tortoriciana. A far scattare la maxi inchiesta, nel settembre 2013, sono state le indagini condotte dai militari dell'Arma della Compagnia di Milazzo, agli ordini del capitano Antonio Ruotolo. Attraverso corpose documentazioni, i carabinieri hanno fatto emergere l'esistenza di tre gruppi criminali distinti, quello tortoriciano, quello milazzese e quello barcellonese.

LE TRE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI. Al centro di tutto vi era la figura apicale di Nicolino Isgrò, il cui ruolo era quello di cerniera tra le tre organizzazioni. Ognuno di queste aveva un ruolo ben preciso. I tortoriciani, che potevano contare anche sulla peculiarità del loro territorio, avevano il compito di produrre e procurarsi la droga, principalmente hashish e marijuana. Attraverso gli stretti rapporti tra Isgrò e Carmelo Massaro Galati, il "traffico" passava poi dalla zona pura nebroidea alle piazze di spaccio di Milazzo. A Barcellona, invece, la situazione era leggermente diversa, considerando che l'organizzazione non era nelle mani di un'unica persona, bensì di una sorta di triumvirato composto da Salvatore Iannello, Filippo Biscari e Giuseppe Aricò. Tra di loro spiccava attivamente anche la figura del consigliere comunale di Terme Vigliatore, Francesco Salamone. Gli accordi tra i vari esponenti delle organizzazioni avvenivano sempre all'interno di un parcheggio di un centro commerciale del messinese, dove venivano concordati prezzi, quantità e modalità di consegna della droga.

LE ARMI E LE BANCONOTE FALSE. Tra le attività in cui operavano le tre organizzazioni criminali c'era anche quella delle armi, destinate al doppio ruolo di "protezione" dalle bande rivali e "intimidazione" nel territorio controllato. Emblematiche alcune conversazioni telefoniche registrate da Isgrò e Iannello quando parlano di armi.

Accanto alle armi, i gruppi milazzese e barcellonese operavano anche nel mercato delle banconote falsificate, scambiandosi tra l'altro favori su "intimidazioni" armate. Si legge in una conversazione di Isgrò (a Iannello): ".…se devi bruciare una saracinesca, gli devi sparare ad uno nelle gambe.. dico se voi non volete uscire… ci possiamo scambiare questo tipo di favore".

DICHIARAZIONI. "L’operazione ha inflitto un duro colpo alle conserterie mafiose dei Nebrodi – ha dichiarato il Comandante Provinciale dei Carabinieri, Jacopo Mannucci Benincasa – ed è il frutto di uno sforzo sinergico di tutti i reparti dell’Arma, con l'ausilio delle unità speciali dei Cacciatori di Calabria, chiamate a battere palmo per palmo le aree più impervie del Parco dei Nebrodi per riconsegnarle allo Stato". (Veronica Crocitti)

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