Cronaca

In viaggio lungo il waterfront: scene di degrado dal litorale sud

Il pugno nello stomaco della realtà che ridicolizza i proclami autocelebrativi della politica. Le foto del reportage che abbiamo realizzato qualche giorno fa, nella zona che interessa principalmente il viale Gazzi, parlano chiaro e documentano per l’ennesima volta gli effetti della “distrazione” delle istituzioni, della mancanza di regole, della deturpazione del territorio. Tutto è cominciato da una semplice domanda: è possibile per i messinesi che abitano nella zona centro-sud della città fare il bagno nel litorale che si affaccia davanti alle loro case senza essere costretti a lunghi spostamenti magari nella riviera nord? E così abbiamo voluto provare. Abbiamo cominciato il nostro itinerario dalla chiesa di Loreto, nella parte bassa della Z.I.R. poco a nord del torrente Gazzi. Il benvenuto è stato l’incendio di una piccola discarica di rifiuti abbandonati nella strada, a ridosso di uno stabilimento. Stridente l’effetto di discreta eleganza di un piccolo portico nel cortile della chiesa con la condizione di degrado che si presentava intorno all’edificio sacro. Ci inoltriamo per un piccolo sottopassaggio e raggiungiamo la spiaggia. Ci accoglie una sorta di rifugio all’aperto allestito con materiali di risulta da una coppia di immigrati, che non si sono fatti mancare un divano. Sorprende anche una sorta di improvvisato deposito con valigie e alcuni capi di abbigliamento ricavato in un anfratto naturale modellato col cemento e chiuso con un piccolo cancello. Nei pressi un’altra baracca costruita con legni di tutti i colori conferma che siamo entrati in una terra di nessuno. Proseguiamo verso sud e la spiaggia, nel tratto precedente del tutto occupata dalle barche, ci appare sovrastata da un imponente promontorio di inerti e detriti scaricati abusivamente nel tempo. L’abitudine sembra che non sia ancora passata e, a detta di qualcuno che conosce bene i luoghi, i camion con materiale di cui liberarsi a poco prezzo continuano a frequentare la zona nelle ore serali. A fianco della piccola montagna di vergogna pubblica, scorre la foce del torrente Gazzi, dalla quale proviene un olezzo nauseabondo, testimonianza degli scarichi illegali di fogna che si innestano sul corso d’acqua. Due giovani pescatori ci segnalano lì vicino una grande struttura abbandonata, edificata a poca distanza dalla battigia, che serviva da deposito per qualche ditta, che, come evidenziano le foto, commercializzava materiale edile. Un vero scempio. Come hanno fatto e fanno le istituzioni a tollerare oltre una simile offesa al territorio? Vengono anche sottoposti alla nostra attenzione alcuni punti in cui, di fronte allo stabilimento abbandonato, verrebbe fuso il rame presumibilmente rubato nella vicina stazione ferroviaria di Gazzi, come risulta dalle guaine di plastica abbandonate dopo avere estratto il prezioso metallo. Troviamo anche due auto bruciate, frutto di un’attività non certo legale. E poi lastre di eternit con tutta la loro pericolosità. L’intermezzo di un tratto di spiaggia, accogliente ma reso infrequentabile per i bagnanti dagli scarichi del torrente Gazzi, ci separa da uno scolo di fogna a cielo aperto, che lascia sul mare una scia vastissima rendendolo impraticabile. Insomma, finora nessuna possibilità di godere di un litorale, le cui acque, senza l’intervento criminale dell’uomo sarebbero davvero cristalline e, peraltro, affatto fredde, com’è luogo comune. E, in questo contesto, domina pesantemente la scena la linea ferrata che segna decisamente una frattura nell’affaccio a mare del tessuto urbano a ridosso del litorale. Qualche piccola speranza si accende non appena ci avviciniamo alla zona antistante il sottopassaggio che conduce a mare da via del Carmine a Contesse. Si cominciano a vedere nuclei familiari che, in una zona libera da fogne e scempi di vario genere, possono godere della spiaggia a poca distanza dalle loro case. Certo la sporcizia non manca ma, considerato quanto descritto prima, la situazione risulta abbastanza accettabile. Di fronte a noi si presenta, poi, un grande arenile dal quale però ci respinge la presenza di diversi cani randagi che, come ci viene evidenziato dai presenti, diverse volte hanno aggredito persone che volevano semplicemente fare il bagno. Succede anche questo in questa area di città abbandonata. Insomma la risposta alla nostra domanda iniziale l’abbiamo, purtroppo trovata: nonostante le opportunità offerte da un litorale attraente, i messinesi dei quartieri situati nel comprensorio centro-sud nel “loro” mare ci possono andare ben poco. Le responsabilità di una situazione del genere sono chiare e risiedono soprattutto nell’incapacità della politica di occuparsi dei reali problemi dei cittadini e nei ritardi di un’amministrazione comunale incartata tra il volontarismo di alcuni suoi esponenti e le elaborazioni faraoniche di altri che continuano a prospettare mega progetti senza essere riusciti a realizzarne alcuno. Ciò che servirebbe, forse, sarebbe un grande moto di indignazione popolare, uno scatto d’orgoglio che reclami l’intervento vero e non di facciata delle istituzioni, con una visione strategica votata alla valorizzazione e al rispetto e non già al consumo del territorio. (Foto di Alfea Trimarchi)