Sempre più caldi i mari attorno allo Stretto, alto il rischio di dissesto idrogeologico

La persistenza del caldo ha ulteriormente scaldato i mari che circondano la Sicilia. In pratica in questi giorni i mari che circondano le coste di Calabria e Sicilia si sono trasformati in un vero “brodo”, con valori davvero eccezionali per metà Luglio, attorno i +27°C +28°C. Attualmente le temperature più elevate le ritroviamo proprio sul basso Tirreno, con punte che hanno oltrepassato la soglia dei +29.5°C proprio a largo della costa messinese, fra le Eolie e l’area di Capo Rasocolmo. Entro il weekend potrebbe tranquillamente sfondare i +30°C, avvicinandosi ai record di +32°C raggiunti nell’Agosto del 2003 davanti la costa calabrese. Ma anche le acque dello Ionio, soprattutto a largo, lontano dall’influenza dell’”upwelling” prodotto dalle forti correnti di marea dello Stretto di Messina, si sono sensibilmente riscaldate in superficie, presentando valori davvero eccezionali per metà Luglio, oltre la soglia dei +28°C. Purtroppo questo repentino riscaldamento delle acque superficiali dei mari, oltre ad essere una minaccia per la fauna e la flora, rappresenterà anche una consistente quantità di “energia potenziale” pronta ad essere trasferita alle masse d’aria sovrastanti, per favorire lo sviluppo di fenomeni temporaleschi particolarmente violenti, capaci di scaricare veri e propri nubifragi una volta raggiunte le limitrofe aree costiere. Purtroppo, al transito della prima perturbazione atlantica, seguito da aria leggermente più fresca, questo deposito di “energia potenziale”, rappresentata dalle acque calde del mare, rischia di convertirsi in “energia cinetica”, attraverso lo scoppio di improvvisi e violenti fenomeni temporaleschi, accompagnati da fenomeni vorticosi, colpi di vento molto forti e nubifragi. L’aria calda e carica di umidità, fornita dai mari caldi, al transito della prima modesta perturbazione atlantica può fornire quelle energie più che sufficienti per lo sviluppo dei temibili temporali autorigeneranti. Ossia dei nuclei temporaleschi violenti, ma molto ristretti nello spazio, che tendono a stazionare sopra una determinata area, scaricando su questa piogge di tipo torrenziali, con accumuli di oltre 200-300 mm in poche ore. Questo tipo di temporali, la cui individuazione può essere immediata, tramite l’ausilio dei Radar e delle movioli dei satelliti meteorologici (sia con il visibile diurno che con l’infrarosso durante le ore notturne), solo dopo la fase di formazione della nube temporalesca sul mare, già in passato si sono resi responsabili delle alluvioni lampo che hanno martellato l’intero territorio cittadino, come quella che ha devastato Scaletta e Giampilieri l’1 Ottobre 2009.

Ma quella dei temporali “autorigeneranti” non rimane l’unica insidia. Difatti, la presenza di acque marine ancora calde nel cuore della stagione autunnale può comportare il rapido sviluppo delle rare ma insidiose ciclogenesi dalle caratteristiche tropicali (coadiuvate da forte vorticità positiva in quota), meglio note con la sigla di “TLC” (tropical like cyclone), caratterizzati da una intensa rotazione ciclonica e attività temporalesca centrale (attorno il minimo barico) che sforna venti ciclonici molto violenti e precipitazioni anche a carattere torrenziali. In previsione di una stagione autunnale parecchio calda sarebbe anche il caso di pensare seriamente al problema del dissesto idrogeologico del nostro territorio. Approfittando del periodo più tranquillo dell’anno, sotto il profilo meteorologico, occorre muoversi già da oggi con un piano straordinario riguardante la pulizia dei torrenti e dei tombini, senza dover aspettare il primo acquazzone di fine Agosto che poi scaricandoti 30 mm di pioggia in mezz’ora (altro che due gocce d’acqua) ti allaga una intera città. Se si interviene in fretta già oggi probabilmente si riuscirà a mitigare, seppur in parte, gli effetti di questi fenomeni atmosferici particolarmente violenti, purtroppo inevitabili visto l’enorme serbatoio di “energia” che in questi giorni continua ad accumularsi sulla superficie del mare.

Daniele Ingemi