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Morte D’Agostino, al via il processo. La Gemmo è responsabile civile

Alessandra Serio

Morte D’Agostino, al via il processo. La Gemmo è responsabile civile

martedì 17 Settembre 2019 - 07:34
Morte D’Agostino, al via il processo. La Gemmo è responsabile civile

Sì alla richiesta della famiglia del 15enne morto folgorato a Gaggi. Tra gli imputati i responsabili della ditta che manuteneva i fari pubblici

La Gemmo spa sarà responsabile civile nel processo per la morte di Salvatore D’Agostino, il quindicenne di Gaggi folgorato giocando a pallone con gli amici, in una piazzetta del paese.

Lo ha deciso il giudice monocratico Alessandra Di Fresco del Tribunale di Messina, che ha detto sì alla richiesta del legale della famiglia, l’avvocato Filippo Pagano, e disposto la citazione a giudizio quale responsabile civile dell’azienda che aveva la manutenzione dei fari pubblici cittadini.

Sul banco degli imputati ci sono Susanna Gemmo, rappresentante legale della ditta, e il manager Francesco Trimarchi, difesi dall’avvocato Alessandro Faramo.

Il processo entrerà nel vivo il prossimo 22 novembre. Il giudice ha infatti fissato a quella data l’inizio dell’istruttoria dibattimentale. Al banco ci saranno i primi cinque testimoni che il Pubblico Ministero ha chiesto di sentire. Un problema con le notifiche ha fatto slittare l’udienza, ieri mattina, ma il Tribunale ha comunque rinviato alla prossima data utile, fissando il calendario per sentire i testimoni. Al baco dell’Accusa c’era il PM Piero Vinci.

L’incidente risale al 2 agosto 2016: Salvatore giocava a palla davanti la chiesa madre della frazione Cavallaro. Per per recuperare il pallone, il ragazzino ha oltrepassato una ringhiera, urtando contro un faretto: l’impianto non era a norma e la scarica elettrica che ha investito il quindicenne non gli ha lasciato scampo, fulminandolo. Dopo 18 giorni di coma è morto.

L’imprenditore e il tecnico della Gemmo, che aveva in appalto il servizio dal Comune di Gaggi, sono accusati di non aver rilevato che i fari installati nella piazza, in disuso da anni e privi di lampade, erano alimentati dall’impianto di illuminazione pubblica.

“Dopo una altro anno di attesa e di rinvii dell’udienza preliminare, i congiunti del ragazzo vedono avvicinarsi l’ora della verità, della giustizia e del per quanto parziale risarcimento per tutti i gravi danni patiti da una famiglia per la quale la vita, da quel 2 agosto 2016, non è e non sarà più la stessa senza Salvatore: finora non è arrivata alcuna assunzione di responsabilità da parte di Gemmo S.p.a., che non ha riscontrato alcuna delle richieste presentate in tal senso.”, scrive lo studio 3A di Vicenza, che assiste in sede civile i genitori di Salvatore,


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