cronaca

Muore d’infarto in attesa dell’ambulanza, condanna confermata per medico del 118

MESSINA – E’ stata confermata integralmente in secondo grado la condanna per il medico del 118 chiamato in causa per la morte di Carmelo Giannetto, il dipendente del Cas di Furci Siculo che morì a 52 anni d’infarto, otto anni fa.

Anche per i giudici della Corte d’Appello di Messina l’attesa vana dell’ambulanza ha influito sul decesso dell’uomo. La condanna ad un anno e mezzo è stata confermata per Ermelinda Domenica Cicala, in servizio al PTE di Santa Teresa Riva la notte che Giannetto si sentì male. Rifiuto d’atti d’ufficio e omicidio colposo i reati inizialmente contestati.

Confermato anche il risarcimento alla famiglia, assistita dagli avvocati Anna Scarcella ed Enza Prestipino, mentre la dottoressa è stata difesa dall’avvocato Enrico Ricevuto.

A far scattare l’indagine è stata la denuncia della famiglia. Secondo la Procura, sulla scorta delle perizie mediche, il dipendente del Cas morì per il mancato intervento del 118: se le linee d’emergenza avessero funzionato e se il medico fosse intervenuto per tempo, Giannetto si sarebbe salvato, è la tesi di parti civili e inquirenti, accolta dal giudice di primo grado. Inizialmente gli indagati erano sei persone, tra medici e personale della Telecom. La loro posizione è stata archiviata e adesso il processo si è concluso soltanto per il medico di 65 anni.

Era il 23 agosto del 2014: Giannetto aveva accusato un malore. Invano i parenti chiamarono il 118, le linee non funzionavano perfettamente. A quel punto uno di loro si recò personalmente al Pte, sollecitando l’intervento domiciliare della dottoressa almeno due volte.

Era l’una e mezza di notte. La dottoressa arrivò in casa dell’uomo poco prima delle 2 e decise di ricoverarlo a Taormina, dove morì prima delle 3.

Secondo la Procura, le modalità di trasporto in ambulanza non furono corrette e comunque al paziente andavano somministrati dei farmaci bloccanti dell’infarto.