Politica

Navarra: “Lascio il Pd e sostengo Schifani alla presidenza della Regione Siciliana”

“Sono un professore universitario e insegno economia del settore pubblico. In tanti anni di studio e ricerca, ho maturato una visione della società e dell’economia liberale e riformista. Questa visione si fonda su alcuni convincimenti fondamentali. Credo nel libero mercato non soggetto a interferenze politiche arbitrarie per ridurre la concorrenza e garantire posizioni di rendita alle imprese esistenti e proteggerle dalla minaccia di potenziali entranti. Credo che la disuguaglianza sia necessaria quando premia il lavoro, l’impegno e il talento e punisce l’indolenza, l’inettitudine e la negligenza. Tuttavia, credo che ridurre la disuguaglianza sia un obiettivo valido da perseguire nel sistema economico italiano attuale in cui sono preponderanti le determinanti che conducono verso un eccesso di disuguaglianza, ingiusta e/o inefficiente. Credo che la persona sia il più importante motore di sviluppo di qualsiasi economia. Una persona che, indipendentemente dal fatto di essere nata in una famiglia benestante o meno, dal fatto di essere maschio o femmina, dal fatto di essere residente al Nord o al Sud del Paese o di avere o meno disabilità, deve avere uguali opportunità di crescita economica e sociale. Pertanto, ritengo che l’investimento in salute, scuola e università sia la chiave di volta per una crescita solida e duratura per il Paese”.

Lo dice il deputato Pietro Navarra, che prosegue: “Questi convincimenti mi hanno indotto ad accettare nel mese di gennaio del 2018 la candidatura alla Camera dei Deputati nelle liste del Partito Democratico. Una candidatura offertami dall’allora Segretario nazionale, Matteo Renzi, che guidava un partito liberal-democratico nei fatti, capace di adattare il vecchio ideale socialdemocratico ai mutamenti interni e internazionali degli ultimi trent’anni. Sono rimasto nel PD anche quando i suoi equilibri interni e i suoi leader si discostavano da una linea valoriale e culturale che auspicavo. Ho sperato di rappresentare, insieme ad altri colleghi, quell’area liberale e riformista in cui ho sempre creduto e di cui un partito a vocazione maggioritaria non può fare a meno. Ho ritenuto che, attraverso un leale confronto culturale interno, si potesse riproporre una visione di società al passo coi tempi e una leadership coraggiosa capace di comprendere e gestire le sfide della modernità: transizione ecologica, globalizzazione, innovazione tecnologia, migrazioni. Mi sono illuso. In questi anni ho, invece, visto un Partito Democratico racchiuso in sé stesso, concentrato in liti di potere vuote e distruttive. Una ricerca di potere spesso fine a sé stesso, che divide perché non è sostenuto dalla Politica, quella che si alimenta da un progetto politico che riguarda il futuro delle nostre comunità in un momento difficile, ma ricco di opportunità per cambiare il Paese, e per farlo in meglio. Aveva proprio ragione Massimo D’Alema quando diceva che il PD è un “amalgama mal riuscito”: le forze contrarie all’indirizzo di una sinistra liberale e riformista sono così ingranate negli equilibri interni del PD – e con esse la convinzione che non si devono avere nemici a sinistra, per quanto estremisti e incapaci di governare – che ogni tentativo di promuovere una società aperta, libera e dinamica che superi i limiti della protezione e della mera assistenza viene inesorabilmente bloccato. Si tratta di una spaccatura interna ben più grave delle differenze di opinioni esistenti e ineliminabili all’interno di un qualsiasi partito. Una spaccatura che la classe dirigente del Partito Democratico non ha mai voluto seriamente affrontare. Si manifesta puntualmente e si risolve cedendo al richiamo della foresta di una sinistra massimalista che finisce con prendere il sopravvento. Io non sono cambiato in questi anni. I miei valori e la mia visione della società sono rimasti sempre gli stessi. È il Partito Democratico ad avere ceduto ancora una volta a una deriva radicale nella quale mi sento fuori posto. Una deriva ancora più marcata in Sicilia dove le sensibilità liberali e riformiste sono state mortificate nelle scelte di una classe dirigente inadeguata che ha ridotto il Partito Democratico a semplice comparsa nelle elezioni regionali”.

“Lascio il Pd e sostegno Schifani”

“Per queste ragioni, dopo una pausa di riflessione e di confronto con i tanti amici che hanno sostenuto la mia esperienza politica negli ultimi 4 anni, ho deciso di lasciare il Partito Democratico. Tuttavia, per non disperdere un patrimonio elettorale importante che si traduce in valori, idee e competenze da promuovere per il futuro della Sicilia, abbiamo deciso di comune accordo di sostenere la candidatura di Renato Schifani a presidente della Regione. Riteniamo che questa sia la scelta giusta per noi e per tutti coloro che desiderano promuovere un’agenda liberale e riformista per lo sviluppo della Sicilia. Lo è per due principali motivi. Il presidente Schifani ha sempre creduto nei valori della libertà e della responsabilità. Ha sempre contato sull’importanza di costruire una società aperta basata su un rapporto equilibrato tra stato, mercato e comunità che assegni centralità alla persona per lo sviluppo culturale, economico e sociale. Inoltre, il presidente Schifani, ricoprendo incarichi istituzionali di primo livello, ha sempre dimostrato la capacità di confronto per riconoscere e dare dignità alle opinioni e alle idee diverse che caratterizzano l’alleanza che lo sostiene, l’equilibrio e la moderazione necessaria per gestire sensibilità politiche diverse e la visione per valorizzare quelle competenze necessarie a dare slancio al suo Governo. Per queste ragioni il mio impegno e quello di tanti amici nelle prossime elezioni regionali a sostegno del presidente Renato Schifani è un segno di coerenza con il nostro ieri, il nostro oggi e il nostro domani e, al tempo stesso, è un segno di fiducia verso un futuro migliore per la Sicilia”.