Riorganizzazione del personale, primi malumori tra i sindacati: “Troppi spot dal sapore renziano”

Gli annunci a suon di comunicati stampa, un passaggio ieri in commissione consiliare che somigliava più ad una lezione accademica che ad un confronto politico, un’operazione che per l’amministrazione Accorinti rappresenta un passo decisivo nella rivoluzione della macchina amministrativa di Palazzo Zanca. In questi giorni ha tenuto banco la riorganizzazione del personale dell’Ente messa nero su bianco lo scorso 31 maggio dal Segretario generale/Direttore generale, Antonio Le Donne con il contributo degli uffici della Segreteria generale e del dipartimento Risorse Umane. Una serie di azioni che hanno inevitabilmente messo in subbuglio le organizzazioni sindacali e i dipendenti di Palazzo Zanca, che non solo chiedono assoluta chiarezza su alcuni passaggi, ma vogliono concordare e discutere questo percorso. Condivisione che evidentemente ad oggi non c’è stata. Motivo per cui le Funzioni pubbliche di Cgil e Cisl e il Csa stigmatizzano il comportamento del Direttore Generale per il modus con cui procede nella trattazione di materie afferente il personale dipendente e che ha il sapore di un tentativo di voler esautorare il ruolo del Sindacato.

“Il Direttore Generale ha avuto la capacità di stravolgere le relazioni sindacali, demandando al tavolo politico la trattazione delle materie di competenza del tavolo di delegazione che, fino a prova del contrario, è composto dalla Rappresentanza Sindacale Unitaria e dalla Organizzazioni Sindacali territoriali e lo fa con le sue “dieci mosse” in spregio ad ogni tipo di relazione sindacale prevista dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro ed anche dalla normativa vigente.

Il Direttore Generale e con esso anche l’Assessore al Personale, mettono in campo, il “Sistema Renzi” annebbiandoci con documenti, regolamenti, piattaforme, ricontrattualizzazioni, performance, ma nel contempo, stranamente, ma non troppo strano, viene convocata la delegazione dell’Area della Dirigenza, addolcendo la pillola con il Regolamento per la istituzione e il conferimento delle Posizioni Organizzative, camuffando il vero reale interesse che è quello di chiudere i Contratti Integrativi della Dirigenza degli anni 2011 e sino al 2015, sapendo che non risultano costituiti i relativi fondi, ne definiti rispettivi contratti decentrati ed ancor peggio il fatto che in mancanza dei previsti pareri dei revisori continuano a percepire mensilmente l’indennità di posizione”.

I segretari Clara Crocè, Calogero Emanuele e Pietro Fotia, parlano di una bozza di contratto integrativo aziendale irricevibile, in quanto mortifica ed umilia il personale dipendente rispetto a attività compiti e funzioni e che di fatto vengono negati diritti acquisiti ed indennità legate anche all’assunzione di responsabilità regolarmente esercitate. “Siamo convinti che i Contratti Integrativi vanno conclusi sia per la Dirigenza che per il Comparto, ma non accettiamo ricatti e strumentalizzazioni, ne si possono trattare materie pregnanti in un’unica seduta e solo limitatamente ad alcune materie. Una tecnica studiata a tavolino dal Direttore Generale e di una Amministrazione che doveva rappresentare la rivoluzione ed il cambiamento, mirata a fare confusione e a delegittimare e disconoscere il ruolo del Sindacato. Il Direttore Generale deve cambiare modus e soprattutto non veicolare intese con le Organizzazioni Sindacali mai avvenute, facendo finta di non sapere che il tavolo deputato alla firma degli accordi è quello previsto dai Contratti di Lavoro e cioè Parte Pubblica e Parte Sindacale composta RSU e Organizzazioni Sindacali firmatari del CCNL”.

I sindacati non hanno alcuna intenzione di accettare questa strategia e invitano Le Donne a ripristinare regole, comportamenti e rispetto delle relazioni sindacali che ad ogni occasione vengono disattese. “Ci aspettiamo risposte immediate per evitare che si passi al giugno caldo fatto di mobilitazione protesta e assunzione di iniziative che coinvolgono tutto il personale dell’Ente”.

Sulla staessa scia anche la Uil Fpl che, attraverso una nota inviata al sindaco Accorinti, a firma di Pippo Calapai ed Emilio Di Stefano, esprime amarezza per il ritardo ingiustificato nel pagamento del salario accessorio. “Prendiamo atto favorevolmente dei concreti sforzi posti in essere dall’Amministrazione in merito all’aumento delle ore programmato per il personale già stabilizzato e ancora da stabilizzare. Tuttavia non possiamo che manifestare amarezza nel registrare, ancora oggi, il notevole ritardo del pagamento al personale dipendente a tempo indeterminato e determinato del salario accessorio relativo a tutto l’anno 2015, nonché al personale della Polizia Municipale per i mesi di Ottobre/Dicembre 2015, avendo quest’ultimi già percepito il salario accessorio relativo ai mesi Gennaio/Settembre 2015”.

C’è un altro aspetto che non convince la Uil-Fpl di Messina. “Si evidenzia l’ingiustificato ritardo in merito alla definizione dell’accordo del Contratto Decentrato Integrativo per l’anno 2015 la cui ipotesi è stata sottoscritta dalle parti di delegazione trattante già alcuni mesi addietro e, ad oggi, ancora nel limbo”.

Gran fermento anche per i precari che adesso attendono di capire se davvero i piani dell’amministrazione potranno essere realmente rispettati. I dubbi e i timori sono tanti, soprattutto in merito alla reale capacità finanziaria del Comune di coprire i costi relativi all’aumento delle ore e alla stabilizzazione, viste le prescrizioni della Corte dei Conti. A quanto pare su questo fronte le perplessità riguardano anche i dirigenti che dovrebbero siglare gli atti, cioè il Ragioniere generale Cama e il dirigente al personale De Leo.

Insomma, non è tutto ora quel che luccica. Almeno per il momento.

F.St.