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Occhi puntati alla frattura del vortice polare, si spalancano le porte del freddo per Natale

Mentre in queste ore la Sicilia sarà interessata dall’avvicinamento di un modesto vortice depressionario, in risalita dall’Algeria, che porterà molte nuvole stratificate, ma poche precipitazioni, comincia a farsi molto interessante l’evoluzione attesa per il periodo natalizio. Qualcosa di importante inizia a bollire in pentola. Difatti, nei prossimi giorni, con l’estensione dell’anticiclone delle Azzorre verso i meridiani, fino al mare della Groenlandia e alle Svalbard, si apriranno dei “flussi di calore” (aria calda che sale verso il polo) che dall’Atlantico occidentale (dall’area ad est delle Bermuda) si estenderanno fino all’area artica, con particolare riguardo per l’Artico norvegese. L’afflusso, soprattutto alle medie quote, di aria calda, fino al mar Glaciale Artico, produrrà un forte aumento della pressione in quota che tende a collaudare una imponente area anticiclonica in piena zona artica, ben strutturata nell’alta troposfera, che si estende ulteriormente verso il basso, andando così a destabilizzare la figura del vortice polare, la quale, di tutta risposta all’attacco anticiclonico, andrà a spaccarsi in due o più “lobi” in movimento verso le medie latitudini, fra l’Asia settentrionale, il nord America e l’Europa.

In rosso cerchiati gli anticicloni che favoriranno un ulteriore indebolimento del vortice polare, spingendo uno dei suoi lobi verso l’Europa

Andando alla deriva, fra l’America settentrionale, l’Europa e l’Asia centro-settentrionale, i vari “lobi” del vortice polare, spezzettati in più tronconi dalla potente circolazione anticiclonica instaurata sopra il Polo Nord, tenderanno ad arrecare condizioni di intenso maltempo, con nevicate diffuse e un consistente calo termico nelle aree maggiormente interessate. I vari “lobi” secondari del vortice polare, scivolando verso le medie latitudini, vengono alimentati dal costante afflusso di masse d’aria molto gelide, d’estrazione artica, pilotate dal robusto anticiclone artico che si va a collocare, temporaneamente, al di sopra dell’alto mar di Kara (Artico russo), con massimi barici che spesso possono oltrepassare i 1040 hPa.

Generalmente, ma solo in pieno inverno, fra fine dicembre, gennaio e febbraio, queste sono le condizioni adatte anche per l’attivazione dei cosiddetti flussi retrogradi (da est verso ovest), che trasportando le masse d’aria molto gelide, di natura continentale (“freddo pellicolare” siberiano), dalle pianure Sarmatiche fino al cuore dell’Europa, tramite il gelido soffio dei venti dai quadranti nord-orientali (bora, tramontana e grecale in Italia). Nonostante la notevole distanza temporale i modelli matematici iniziano a fiutare l’arrivo di una serie di ondate di freddo che a ripetizione si verseranno sull’Europa, a cavallo del periodo natalizio. Ancora è troppo presto per capire dove andrà a finire tutto questo freddo. E soprattutto con quale intensità e tipologia di fenomeni (piogge, neve in montagna e fino a che quote?) ci potrà interessare fra la giornata di Natale e Santo Stefano. Al momento la tendenza per il periodo natalizio sembra essere tracciata. Ma per tutti i dettagli previsionali dovremo pazientare ancora qualche giorno.