Basta una firma in commissione per essere esentati dal lavoro tutto il giorno. E il permesso è retribuito

Un consigliere comunale che presenzia in commissione o in Consiglio comunale ha il «diritto di assentarsi dal servizio per l’intera giornata… i permessi retribuiti sono a carico dell’ente presso il quale i lavoratori dipendenti esercitano le funzioni pubbliche.». Lo scandalo “made in Sicily” dei gettoni di presenza porta inevitabilmente ad accendere i riflettori anche sugli oneri riflessi, disciplinati dalla famigerata legge regionale n.30 del 2000. Gettoni di presenza ed oneri riflessi sono in fondo due facce della stessa medaglia e sia gli uni che gli altri pesano enormemente sulle asfittiche casse comunali. Basti pensare che nel 2014 il Comune di Messina ha dovuto sborsare per i gettoni di presenza 901.261,30 euro e per gli oneri riflessi ha impegnato in bilancio 223.047,42 euro.

La questione degli oneri riflessi si lega indissolubilmente a quella dei permessi lavorativi, anch’essi disciplinati dalla legge regionale n.30.

Per spiegare cosa sono e come funzionano gli oneri riflessi dobbiamo quindi partire dai permessi previsti dalla normativa regionale.

I PERMESSI PER ASSENTARSI DAL LAVORO

In virtù dell’articolo 20 della legge 30, «i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, componenti dei consigli comunali… hanno diritto di assentarsi dal servizio per l’intera giornata in cui sono convocati i rispettivi consigli. Nel caso in cui i consigli si svolgano in orario serale, i predetti lavoratori hanno diritto di non riprendere il lavoro prima delle ore 8 del giorno successivo; nel caso in cui i lavori dei consigli si protraggano oltre la mezzanotte, hanno diritto di assentarsi dal servizio per l’intera giornata successiva».

Il comma 2 dello stesso articolo ribadisce che «i componenti delle commissioni consiliari … hanno diritto, per la partecipazione alle sedute, di assentarsi dal servizio per l’intera giornata».

I lavoratori dipendenti eletti hanno anche una seconda opzione, stabilità dal comma 3, in virtù del quale possono «assentarsi dal servizio per partecipare alle riunioni degli organi di cui fanno parte per la loro effettiva durata». In questo caso «il diritto di assentarsi … comprende il tempo per raggiungere il luogo della riunione e rientrare al posto di lavoro nonché quello per lo studio preliminare dell’ordine del giorno…».

Le disposizioni della legge 30 sono chiarissime: i consiglieri comunali con un lavoro dipendente, tanto nel settore pubblico quanto nel settore privato, possono assentarsi per l’intera giornata lavorativa nei giorni in cui sono chiamati a presentarsi in Commissione o in Consiglio comunale. Va da sé che più presenze accumulano mensilmente, più diminuiscono per loro i giorni lavorativi.

Abbiamo visto in queste settimane che le presenze dei singoli consiglieri in Commissione ed in Coniglio comunale sono molto elevate. Alla luce di quanto dispone la legge 30, è evidente che le presenze producono non solo gettoni ma anche permessi …retribuiti. Nel caso delle aziende private retribuiti dal Comune.

GLI ONERI RIFLESSI

La legge 30 stabilisce infatti che «le assenze dal servizio … sono retribuite al lavoratore dal datore di lavoro» e «gli oneri per i permessi retribuiti sono a carico dell’ente presso il quale i lavoratori dipendenti esercitano le funzioni pubbliche …»

L’ente, su richiesta documentata del datore di lavoro, «è tenuto a rimborsare quanto dallo stesso corrisposto per retribuzioni ed assicurazioni per le ore o giornate di effettiva assenza del lavoratore». La legge 30 pone, però, un paletto preciso: «In nessun caso l’ammontare complessivo da rimborsare nell’ambito di un mese può superare l’importo pari a 2/3 dell’indennità massima prevista per il rispettivo sindaco.

I consiglieri per i quali il Comune paga gli oneri riflessi sono: Claudio Cardile,in servizio alla Camera sindacale territoriale della Uil; Nino Carreri, dipendente di Trenitalia, con possibilità di fare i turni notturni; Simona Contestabile, impiegata presso la Banca Antonello di Messina; Paolo David, dipendente del Banco popolare Soc.Coop.; Giuseppe De Leo, che presta servizio presso la Confsal Fna (Confederazione Nazionale Agricoltura di Messina; Libero Gioveni, assunto presso Rfi Spa, con possibilità di fare i turni notturni; Mario Rizzo, dipendente della Telecom Italia Spa; Nora Scuderi, assunta presso la cooperativa sociale Cesim; Nino Interdonato, dipendente di una Agenzia assicurativa; Pio Amadeo, assunto a novembre scorso alla Linking Srl.

Sono in aspettativa non retribuita la presidente del Consiglio Comunale Emilia Barrile, assunta presso l’Unilav (Società Cooperativa Lavoro e Servizi Universitari), la consigliera di CMdB Ivana Risitano e la consigliera dell’Udc Mariella Perrone, che in quanto dipendente del Comune di Messina non aveva altra scelta per non risultare incompatibile. Mettendosi in aspettativa non retribuita la massima rappresentante del Civico Consesso ha la possibilità di prendere l’indennità massina, fissata nella misura del 65% rispetto a quella percepita dal sindaco, per un totale mensile di 4.733,78 euro lordi. In caso contrario, avrebbe subito una decurtazione del 50%, come avviene nel caso degli assessori della giunta Accorinti che continuano a svolgere la loro professione.

LAVORATORI PUBBLICI

Chi lavora nel settore pubblico gode, come abbiamo visto, degli stessi permessi di cui godono i lavoratori privati. In questo caso, tuttavia, in virtù di apposita convenzione non è previsto alcun rimborso da parte del Comune. Sono gli stessi enti pubblici che erogano ai lavoratori eletti in Consiglio comunale il salario base, anche se non mettono piede in ufficio. Sono numerosi i consiglieri comunali che lavorano in enti pubblici ed usufruiscono dei permessi: Nicola Cucinotta (Guardia di Finanza); Gino Sturniolo (dipendente della Biblioteca Regionale), Benedetto Vaccarino (infermiere al Policlinico), Elvira Amata (biologa all’Asp), Angelo Burrascano (dipendente Università), Carlo Abbate (dipendente dell’Urega); Franco Mondello (dipendente del Teatro Vittorio Emanuele); Pietro Iannello (medico al Papardo); Andrea Consolo (primario all’ospedale di Patti); Giovanna Crifò (Ufficio provinciale del lavoro); Santi Sorrenti (medico al Papardo); Francesco Pagano (Forestale)

LA LEGGE 30: L’ “ASSENTEISMO LEGITTIMATO” E LA DOPPIA RETRIBUZIONE

L’attuale legislazione regionale consente ai lavoratori dipendenti eletti nei Consigli comunali di prendere lo stipendio anche senza andare a lavorare. I consiglieri che svolgono un lavoro dipendente hanno, quindi, una doppia retribuzione sicura: il salario che gli versa l’azienda pubblica o privata, in quest’ultimo caso con i rimborsi del Comune, e l’indennità che deriva mensilmente dai gettoni di presenza.

I LIBERI PROFESSIONISTI

Tutt’altra storia è per i liberi professionisti, che non rientrano nella “protezione” garantita dalla legge 30. Chi non ha rapporti di lavoro dipendente e sottrae tempo alla propria professione frequentando Palazzo Zanca può solo perderci in termini economici. Nessuno li rimborsa per il tempo che trascorrono in commissione e in Consiglio comunale. I nomi dei liberi professionisti che siedono in Consiglio comunale: Pippo Trischitta (avvocato), Piero Adamo (avvocato), Antonella Russo (avvocato), Daniele Zuccarello (consulente del lavoro), Nicola Crisafi (farmacista); Carlo Cantali (consulente); Donatella Sindoni (analista).

N.B. Il neurologo Fabrizio Sottile e la pediatra Rita La Paglia affermano di essere LIBERI PROFESSIONISTI. La consigliera dei Dr spiega di non avere rapporti di dipendenza con l’ente pubblico presso cui presta servizio, vale a dire l’Asp. Il consigliere di Siamo Messina fa sapere, tramite il suo avvocato, «che in ragione della propria passione politica ha dovuto rinunciare ad una borsa di studio legata ad un dottorato di ricerca conseguito presso l’Università di Messina e che tutt’oggi svolge nella sede dell’ IRCSS Centro Neurolesi "Bonino-Pulejo", in maniera del tutto gratuita».

EFFETTIVA PARTECIPAZIONE

Dicevamo all’inizio che gettoni di presenza ed oneri riflessi sono due facce della stessa medaglia e dai primi in un certo senso dipendono i secondi. Come abbiamo visto, i rimborsi che il Comune versa periodicamente alle aziende presso cui svolgono servizio i lavoratori dipendenti eletti vengono quantificati sulla partecipazione degli stessi alle sedute di commissioni e Consiglio Comunale. La partecipazione ai lavori che si svolgono dentro la saletta Commissione e l’aula consiliare sono, infatti, alla base dei permessi lavorativi. Stando all’interpretazione estensiva del Regolamento comunale, persino una firma in prima convocazione o la presenza di pochi minuti viene considerata «effettiva partecipazione». La conseguenza è che con una semplice firma in commissione o l’inserimento del tesserino in Consiglio comunale scattano gettone e permesso lavorativo. Anche per questo sarebbe necessario mettere immediatamente mani al Regolamento e dare un significato chiaro ed inequivocabile alla locuzione “effettiva partecipazione”.

Danila La Torre