Contratto Amam-Comune, Dalmazio in Consiglio comunale: tutto regolare

L’esperto Nino Dalmazio prova a convincere i consiglieri comunali della bontà e regolarità del contratto di servizio tra Comune e Amam, su cui si regge il piano decennale di riequilibrio. Sul documento pesano come macigni i pareri negativi dell’Avvocatura e del Collegio dei revisori dei conti di Palazzo Zanca (vedi correlati), ma nonostante i due pronunciamenti contrari, il braccio destro del commissario straordinario Luigi Croce, facendosi portavoce delle «riflessioni dell’amministrazione comunale», è intervenuto in Aula durante la seduta del Consiglio comunale per spiegare allo sparuto gruppo di consiglieri presenti (erano già le 14 del pomeriggio!) che il contratto è regolare e che quei 15 milioni di euro l’anno che la società che gestisce il servizio idrico dovrebbe versare all’ente sono assolutamente legittimi.

Primo perché la «legge del 2006 sulla gratuità delle condutture, come tutte le leggi, non ha valore retroattivo», secondo perché «non esistono concessioni senza corrispettivo e non c’è scritto da nessuna parte che il Comune ha concesso la rete idrica a titolo gratuito». A questo proposito, l’esperto di Croce ha voluto sottolineare che «in virtù della legge del 2006 gli acquedotti, le reti idriche e fognarie fanno parte del demanio non posso essere dati in proprietà ad aziende private, anche se partecipate». Dalmazio ha, quindi, precisato che «il corrispettivo annuo viene chiesto anche per una serie di immobili, tra cui la sede dell’Amam, e di attrezzature in utilizzo all’Azienda acque» e ha aggiunto che se tutti questi beni immobili «fossero in dotazione all’Amam farebbero parte del capitale sociale, che invece è rappresentato esclusivamente da una somma in denaro».

Insomma, l’ “opera di convincimento” da parte dell’esperto è serrata, ma difficilmente produrrà l’effetto sperato sui consiglieri comunali, che non ne vogliono sapere di approvare un atto “bocciato” sia dai legali che dai revisori di Palazzo Zanca. Certo, il rischio che si corre è grosso perché sui ricavi previsti dal contratto di servizio con l’Amam (156 milioni di euro in 10 anni) si regge gran parte del piano decennale di riequilibrio, da cui dipende l’adesione al Fondo di rotazione nazionale ed il conseguente trasferimento a Messina di risorse pari a circa 50 milioni di euro. Tuttavia, tanti, troppi sono i dubbi giuridici che permangono sull’atto, nonostante le parole rassicuranti di Dalmazio.

Il Consiglio comunale è stato aggiornato di 24 ore ed il contratto con l’Amam sarà ancora al centro del dibattito. Intanto, i consiglieri hanno accolto all'unanimità l’ ordine del giorno (primo firmatario il consigliere Santi Culletta) col quale si invita il commissario Croce a provvedere per esigenze di servizio all'integrazione oraria a 36 ore settimanali del personale contrattista impiegato nella Polizia Municipale. La richiesta è però destinata a cadere nel vuoto perché nella casse comunali non c’è la liquidità necessaria per poter raddoppiare da 18 a 36 l’orario settimanale. “Intoppi” inevitabili di un Comune sull’orlo del dissesto. (Danila La Torre)