Cronaca

Operazione Apotheke, le intercettazioni

“Abbiamo fustelli di Folina a mai finire.”-“Ehhh…perché non ne abbiamo generico. Perché gli devo mettere 2 euro e 30 di augmentin? Per cassa mettiamoglielo, sempre ci sarà qualche fustello ehh!!”.

Ho messo ora nel cassetto un Deltacoltrene da cinque…da dieci compresse senza fustello…” – “Ma tutti quei fustellini là appiccicati dove sono?” – “ Non abbiamo neanche pacchi, dove li possiamo attaccare questi fustelli?”

Sono queste alcune delle frasi intercettate all’interno della Farmacia del Villaggio di Romeo, che hanno convinto i finanzieri che dentro l’esercizio commerciale si portassero avanti “pratiche commerciali” poco chiare.

Per finanzieri, la farmacia di Villaggio Aldisio al centro dell‘operazione Apotheke raccoglieva farmaci scaduti, fustelle staccate da farmaci venduti a clienti compiacenti senza ricetta e con lo sconto, ricette totalmente o parzialmente in bianco dei medici di base complici. Tutto questo consentiva loro di presentare all’Asp richieste di rimborso ticket per farmaci in realtà mai venduti.

“Ventuno ricette rosse erano prescrizioni a pazienti morti ancor prima della prescrizione stessa, 23 erano numerose prescrizioni allo stesso paziente dello stesso farmaco, a distanza di pochi giorni.”, scrive il giudice Maria Militello nell’ordinanza di custodia cautelare scattata ieri, a proposito della documentazione analizzata indagando su uno dei sanitari coinvolti.


All’Asp, però, dell’anomala attiviità di quei cinque medici di base si erano accorti eccome, e si erano anche accorti dei rimborsi da capogiro per medici costosi e speciali chiesti sempre dalla stessa farmacia, quella di Villaggio Aldisio. Si erano anche accorti che le ricette presentate dalla farmacia di Romeo erano manoscritte, e la scrittura dei dati dei pazienti – probabilmente compilati dai medici – era diversa da quella dell’indicazione del farmaco.

E’ così che nel febbraio 2019 uno dei dirigenti del settore Farmacia dell’Asp effettua una prima ricognizione nell’esercizio, ritirando alcuni ricettari. Quel giorno, le cimici degli investigatori erano già sotto il bancone delle farmaciste.

Dai…allora che ti devo dire…che praticamente mi avete falsificato praticamente migliaia di ricette, praticamente ci sono settecento mila euro da pagare all’asl e che ve le ho tenute ferme, ah!”. E’ questa una frase emblematica, secondo il pubblico Ministero Francesca Bonazinga, titolare dell’inchiesta condotta dal maggiore Andrea Pancaldo Trifirò, capo del Gruppo di Messina della Gdf.

A pronunciarla è il dottore Ciro Liosi, discutendo animatamente con i genitori di Sergio Romeo, gestori di fatto della farmacia – per questo il padre è stato denunciato per esercizio abusivo della professione medica.

Le parole “gli scappano” nella concitazione di una litigata, nel corso della quale parlano di ricette consegnate in bianco e persino di registrazioni di precedenti dialoghi, da loro stessi effettuate.

Le intercettazioni agli atti dell’indagine sono diverse, e permettono di capire che erano tanti i clienti compiacenti con i loro farmacisti, che accettano di ricevere farmaci senza fustella. “Ma io avevo messo un’insulina nel frigo senza fustello..” dice per esempio una delle impiegate di Romeo.

“Ci hanno regalato quelli scaduti…fatto il conto io…ci hanno regalato 200 euro”, dice la madre di Romeo, che si preoccupa di non essere notati: “Ho rimproverato il marito della (….)è venuto con tre sacchi così di farmaci scaduti. “

Liosi è andato ai domiciliari come Romeo figlio. Assistiti dagli avvocati Salvatore Silvestro e Pietro Venuti, compariranno davanti al Gip Maria Militello domani per l’interrogatorio di garanzia. Il medico ha già preannunciato che vuole rispondere per chiarire la sua posizione.