Teatro Vittorio Emanuele, no al ricorso degli orchestrali

La sentenza è datata, ma al Teatro fa ancora discutere. Perché se prima le speranze degli orchestrali erano ridotte ad un lumicino, il verdetto in questione ci pone sopra una pietra tombale. Il Giudice del Lavoro di Messina Giuseppina D'Uva ha respinto il ricorso di uno degli orchestrali, un oboista che aveva chiesto l'assunzione a tempo indeterminato, a fronte di 66 successivi contratti che l'Ear aveva sottoscritto con lui, tra il '97 ed il 2011.

Salvatore Celona, assistito dall'avvocato Concetta Currao, aveva chiesto l'assunzione a tempo indeterminato facendo leva sulla sostanziale continuità negli anni del lavoro prestato per il Teatro messinese, così come avvenuto per tutti gli altri orchestrali, parti di un annoso braccio di ferro ancora in corso col cda del Vittorio.

Celona ha fatto riferimento alle recenti decisioni della Regione, che ha espressamente destinato una parte delle risorse alla stabilizzazione di almeno il 25% della pianta organica. Ed ha invocato il limite di volte in cui puo' essere prorogato o rinnovato un contratto a tempo determinato.

Il Teatro dal canto suo, assistito dall'avvocato Carmelo Matafù, ha ribadito di aver correttamente applicato il contratto collettivo nazionale di lavoro degli orchestrali, che prevede l'impiego a tempo determinato dei musicisti, per i singoli spettacoli.

Una tesi in gran parte condivisa dal Giudice del Lavoro. Ogni incarico dell'oboista, ha spiegato il giudice, portava specifica menzione dello spettacolo al quale era legato; impossibile pensare a proroghe e rinnovi tra uno ed un altro; tra uno e l'altro in alcuni casi sono passati molti mesi, anche anni. Anche a volerli sommare, i mesi in cui è stato complessivamente impiegato il musicista non supera il limite del non rinnovo.

Vista la qualifica giuridica del teatro, poi, spiega il giudice, meglio sarebbe stato invocare la normativa relativa ai dipendenti degli enti autonomi non economici sottoposti a vigilanza regionale, che peró nessuna delle parti ha invocato, né il lavoratore tanto meno il teatro.

Ultima ragione, ma non ultima: la stabilizzazione della pianta organica al quale la Regione destina una parte delle risorse: a parte essere subordinata ai vincoli di bilancio dell'Ente, ricorda il Giudice, è poco più che una norma programmatica e non vincolante, visto che non è "corredata" dalle risorse necessarie.

Alessandra Serio