Piero Serboli espone il concreto e l’immaginato

È stata inaugurata sabato 17 novembre la personale di Piero Serboli, nuovo appuntamento del progetto “Arte in laboratorio”, portato avanti dal team di Mutualpass per trasformare il laboratorio d’analisi 2010 Group in una vera e propria galleria d’arte.

Ad aprire ufficialmente la mostra, data l’assenza per motivi familiari del padrone di casa, dott. Luigi Mondello, è stato il critico d’arte Mosè Previti: “Con questa esposizione il gruppo Mutualpass conferma un impegno già iniziato da tempo” ha ricordato Previti dopo i saluti iniziali, “oltre a tre precedenti collettive, si sono svolte una serie di iniziative culturali molto interessanti, del resto Mutualpass crede fortemente nel rapporto tra arte, cultura e medicina. Luigi Mondello è un vero mecenate, uno dei pochi a Messina, che si impegna davvero per promuovere la cultura, conoscendone gli effetti positivi sia per la mente che per il corpo. È un onore, per me, poter presentare un artista molto noto” ha proseguito il critico, “alla cui fama si deve la cospicua presenza di pubblico. Questa mostra è speciale perché raccoglie proprio gli ultimi lavori di Piero Serboli. Il paesaggio è un campo di ricerca interessante: nelle opere che abbiamo davanti la riflessione che predomina è quella sul rapporto con l’ambiente, e la direzione esplorata è chiaramente quella ecologica. Il paesaggio è quello ideale, che travalica la descrizione di terre realmente esistenti. È una pittura giocosa, leggera, ma munita di una forte carica emotiva.

In chiusura del proprio intervento, Mosè Previti si è soffermato sulla sede della mostra: “Sembra strano dirlo, eppure il laboratorio d’analisi è uno spazio espositivo eccellente. Ogni mese può arrivare a ospitare anche ottocento presenze, numeri degni di un’esposizione permanente”.

I quadri esposti, che potranno essere ammirati fino al 31 dicembre, si concentrano, con l’unica eccezione di un’opera dedicata alla dermatologia, sul tema del paesaggio. Piero Serboli ha iniziato a sperimentare con il progetto “Paesaggi recuperati” fin dal 1985, ma le tele che compongono la mostra “Arte in laboratorio” sono tutte di produzione recente, tanto che su venticinque totali, venti non sono mai state esposte al pubblico in precedenza.

Caratteristica dei paesaggi proposti da Serboli è la presenza, all’interno dell’opera, a rappresentare il terreno, della stessa stoffa che l’artista usa mentre dipinge, per pulire i pennelli: “L’idea di utilizzare le stoffe ha un significato di rivendicazione sociale” spiega Piero Serboli, “Mi affascina il porre davanti agli spettatori delle cose che in genere non sono mostrate al pubblico. Eppure si tratta di oggetti importanti per l’artista, perché ne accompagnano il processo creativo. Non nego che personalmente, quando lavoro, mi capita anche di parlare con essi. Sono inoltre convinto che attraverso l’arte sia necessario dire qualcosa. In passato, le mie mostre hanno sollevato più di una polemica, per esempio in riferimento alla politica, ma sempre con garbo”.

Il rapporto tra cielo e terra è da sempre portatore di riflessioni, sia per la mente che crea che per l’occhio che osserva, per i contrasti che porta con sé: quello tra il materiale e l’ideale, il conosciuto e l’ignoto, l’alto e il basso, il punto di partenza e quello di arrivo. Merito della produzione di Piero Serboli è portare lo spettatore a un lavoro di introspezione, e farlo allo stesso tempo con decisione e con leggerezza, senza trascurare il lato estetico.