Politica

“Ponte: l’improvvisa liquidazione della Stretto di Messina e gli studi dimenticati”

In tempi di decisioni sulla realizzazione, o meno, del Ponte sullo Stretto ha fatto sensazione la notizia di pochi giorni fa della liquidazione della Stretto di Messina s.p.a. La società, fondata nel lontano 1981 con il compito di progettare e realizzare l’opera in Project financing, è stata oggetto di polemiche a non finire, soprattutto negli ultimi anni. Un esempio di carrozzone statale dai bilanci a 6 zeri, si è detto, un pozzo senza fondo capace soltanto di creare spese inutili.

Un carrozzone

Equiparato quindi a ben altri carrozzoni, di questo ente nessuno ne ha sentito più la necessità da un bel pezzo; specie da quando la realizzazione del Ponte è stata cancellata per Legge, nel 2013. Pochissimi, timidamente, hanno fatto notare che la SDM, pur tra mille difetti, aveva comunque portato a termine studi preliminari multidisciplinari, di non poco conto per comprendere l’approccio al difficile tema dell’attraversamento stabile dello Stretto.

Il progetto preliminare del Ponte

Aveva inoltre effettuato la progettazione preliminare del Ponte, e successivamente indetto la gara di appalto internazionale per la scelta del Contraente Generale. Firmato il contratto con quest’ultimo, la SDM aveva seguito nel primo decennio degli anni duemila la difficile progettazione definitiva, complicata dalle ondivaghe volontà politiche, a governi alterni. Aveva persino eseguito le prime opere, come lo spostamento della ferrovia a Cannitello, per far posto al pilone calabrese del ponte. Insomma, un bilancio che, insieme alle ombre, vede anche parecchie luci che, data la complessità dell’opera, sarebbero ottime attenuanti per un Paese dove si tollerano casi un po’ più eclatanti di Società partecipate, o similari, tenute inutilmente in vita con fondi pubblici.

Tra i sì e i nì

Ma forse, per stretto di Messina s.p.a. aver effettivamente avviato i lavori del Ponte non è una scusante, ma un’aggravante. Il fatto che la notizia esca proprio adesso, in un momento politico così delicato, appare come una rivalsa di una certa parte politica dopo tanti “si”, o al massimo “ni” pronunciati a proposito di tematiche da sempre avversate: dalla TAV all’ILVA, dal TAP alla revoca della concessione ad ASPI.

Il Ponte è fuori moda

Pensate cosa ne sarebbe, oggi, della credibilità di costoro se avessero detto si al Ponte. Al massimo, il tema da affrontare è se vale la pena farlo, magari assegnando una bella analisi costi-benefici. Con buona pace dei cattivoni di SDM, rei di averla fatta sul serio, ed a più riprese, l’analisi suddetta. E poi ultimamente, il Ponte è fuori moda. Si è fatta strada un’idea nuovissima per l’attraversamento stabile: quella del tunnel. Anzi, dei tunnels: ne servirebbero almeno tre per la ferrovia, e diverrebbero 6 se volessimo mandare sotto il fondo del mare anche un’autostrada. Con la speranza che gli automobilisti non abbiano nulla in contrario a percorrere 30 km minimo in sotterranea, a 300 m, sotto il livello del mare. Forse per questo si parla dell’attraversamento stabile sullo Stretto soltanto per quanto concerne i treni, facendo finta di non sapere che sulla strada passa il 90% delle merci ed una percentuale simile, se non superiore, per quanto concerne i viaggiatori.

Bene che vada, a tunnel fatti, su gomma rimarrà oltre i 3 quarti del trasporto totale. Sarà per questo motivo, oltre per gli innegabili problemi di sicurezza, che l’ipotesi tunnel è stata scartata già 30 anni fa? Ovviamente, ad opera di quei cattivoni di SDM, che adesso meritano una bella liquidazione.

E del General Contractor che ne sarà? Non è mica un dettaglio il contenzioso da 800 milioni ancora in piedi tra Salini ed SDM… Semplice, la patata bollente passerà ad ANAS. Saranno contentissimi dalle parti di Porta Pia: tutti sanno, ma pochi lo dicono, che un’impresa che si vede soffiare sotto il naso un affare da 8 miliardi di euro, a causa delle ondivaghe decisioni di governi da barzelletta, qualche ragione per vincere la causa ce l’ha.

Che importa buttare a mare, anzi, nello Stretto, altri 800 milioni, di fronte ai quali le spese di SDM in tutta la sua trentennale esistenza, appaiono più che legittime. Le esigenze elettorali del momento, le uniche leve capaci di muovere le menti di una classe politica mediocre, greve e priva di qualsiasi lungimiranza, prevalgono su tutto. Anche sull’interesse non soltanto del Sud, ma del Paese intero. Non sarà un caso che, nella totale inerzia delle regioni meridionali, che certo non fanno eccezione per qualità della classe politica, la tanto vituperata UE abbia praticamente obbligato lo Stato italiano ad impegnare il 40% delle somme del Recovery Fund al sud. La parte del Paese che trascina tutto il resto nel baratro, in un momento in cui anche il centro-nord, una volta locomotiva, appare, al meglio, l’ultima ruota del treno europeo.

Il sud facile bacino elettorale

Ma anche questo problema verrà risolto: il sud, facile bacino elettorale per facili promettitori, può sognare anche con l’Alta velocità farlocca, a 160 km/h. Con i traghettamenti AV porteranno le Frecce anche in Sicilia, dove magari, come già avviene in Calabria, li faranno fermare ovunque si superino le 2000 anime. Se votano, perché no?

Roberto Di Maria